Fuga a Dubai dell’armatore Matacena: il Tribunale di Reggio Calabria condanna l’ex moglie e l’ex ministro Scajola

Il Tribunale di Reggio Calabria condanna l’ex ministro Scajola a due anni di reclusione, un anno per l’ex moglie dell’armatore Chiara Rizzo

2 anni, con sospensione condizionale della pena, per procurata inosservanza della pena in favore dell’ex deputato di Forza Italia Amedeo Matacena. È questo il verdetto deciso dal Tribunale di Reggio Calabria, presieduto da Natina Pratticò, nei confronti dell’ex ministro Claudio Scajola. Per il primo grado del processo Breakfast contro l’attuale sindaco di Imperia il pm aveva chiesto una condanna a 4 anni e mezzo. L’ex ministro ha sempre professato la sua innocenza, dichiarando di ”essersi solo informato” della possibilità di una richiesta di asilo politico per Matacena. Scajola lo avrebbe fatto, senza successo, ricorrendo a canali ufficiali. Nella sua replica il pom Lombardo in mattinata ha affermato che “Scajola è un reo confesso rispetto al fatto contestato” e i suoi difensori “avevano depositato una richiesta di patteggiamento da parte di Scajola per evitare il clamore mediatico”. A novembre scorso Lombardo aveva chiesto l’esclusione dell’aggravante mafiosa per l’ex ministro.

Condannata a un anno la moglie di Matacena, assolti i due collaboratori dell’armatore latitante a Dubai

Al banco degli imputati per il processo Breakfast c’è anche la moglie dell’ex parlamentare di Forza Italia e armatore Amedeo Matacena, Chiara Rizzo: il Tribunale di Reggio Calabria per lei ha emesso una condanna a un anno. Matecena è stato condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa e latitante a Dubai. Assolti i due collaboratori dell’armatore.

Scajola: “Pensavo di essere assolto in primo grado”

“Pensavo che la mia vicenda processuale si risolvesse già in primo grado. Devo però dire che è andata bene rispetto alla richiesta di condanna a quattro anni e mezzo del pubblico ministero”. È stato il commento a caldo di Claudio Scajola a margine del verdetto del Tribunale di Reggio Calabria.  “La mia condotta da ministro dell’Interno è stata di assoluta correttezza e di schietta interlocuzione istituzionale con rappresentanti e ambasciatori di altri Stati. Ho cercato di aiutare una donna in gravi difficoltà- ha detto riferendosi a Chiara Rizzo– e non Matacena“. 

“Dimettermi da sindaco di Imperia? Assolutamente no”

L’ex ministro ha assicurato che non ha alcuna intenzione di dimettersi da sindaco: “Proseguo il mio lavoro con ancora più impegno di prima, nulla di questo c’entra con la mia attività amministrativa e non ha nulla a che fare con reati contro il patrimonio“, ha sottolineato Scajola. “Mi sono interessato con le ambasciate, nei limiti del possibile, per sapere se era possibile l’asilo politico e non credo sia reato. Nei successivi gradi di giudizio spero venga confermato l’assoluto mio comportamento nei termini di legge da persona corretta come credo di essere“, ha concluso. 

I legali di Scajola: “In secondo grado sarà assolto”

Spazzata via l’aggravante relativa alla fantascientifica ma infamante accusa portata avanti con pervicacia dalla Procura di Reggio Calabria di aver in qualche modo agevolato la ‘ndrangheta e pena piu’ che dimezzata. Si riparte da qui!“. Commenta il legale dell’ex ministro Claudio Scajola, Elisabetta Busuito, dopo la sentenza del Tribunale di Reggio Calabria. “Rispetto alle richieste del pubblico ministero – prosegue l’avvocato – ci troviamo con una pena piu’ che dimezzata. Eravamo certi che la richiesta del pm sarebbe stata rigettata. Siamo convinti della bonta’ delle nostre tesi e quindi di vedere riconosciuta l’assoluzione dell’onorevole Scajola in secondo grado. Gia’ oggi, questo verdetto dimostra come la tesi accusatoria del pm Lombardo, quella che ha giustificato mesi di indagini gravose, l’arresto preventivo dell’onorevole Scajola cinque anni e mezzo fa e tante paginate di giornali, sia stata letta in modo profondamente diverso dai giudici, cui spetta la verifica di prove e circostanze”.

Scajola: “La sentenza di oggi smonta tutto il castello accusatorio”

 “Leggeremo le motivazioni e ricorreremo in appello. Speravo che già in primo grado fosse riconosciuto il comportamento corretto che ho sempre avuto. Mi auguro e anzi sono certo che il residuo che rimane nei miei confronti possa essere cancellato in appello. Non sono certamente contento – ha aggiunto – è vero che è stata più che dimezzata la richiesta che il pm aveva fatto, è altresì vero che, da come questa inchiesta era partita con grande risalto e come inchiesta più significativa contro la ‘ndrangheta così impostata dalla procura di Reggio Calabria, mi pare che la sentenza di oggi smonti tutto il castello accusatorio“. 


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