Il Black Friday, il Corriere dello Sport e il Mondo al contrario

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Roma e Milan simboli di un mondo che va al contrario: dov’è il razzismo nel ‘Black Friday’ del ‘Corriere dello Sport’ e perché strumentalizzare dove ci sarebbe da combattere?

Rispetto, ci vuole solamente rispetto! Rispetto per un uomo, rispetto per un giornalista, rispetto per coloro che svolgono questa professione. Il polverone sollevato nelle ultime ore da Roma e Milan nei confronti del ‘Corriere dello Sport’ lascia senza parole tutti coloro che, di fronte al titolo ‘Black Friday‘ apparso in prima pagina, accompagnato dalla foto copertina con Lukaku e Smalling, non si sono fermati all’apparenza ma hanno letto l’articolo di Roberto Perrone e colto il significato della geniale presentazione del big match Inter-Roma. “Crediamo che tutti i giocatori, i club, i tifosi, i media debbano essere uniti nella lotta contro il razzismo nel mondo del calcio – si legge nel comunicato congiunto pubblicato dalle due società – ed è responsabilità di tutti noi essere estremamente precisi nella scelta delle parole e dei messaggi che trasmettiamo. In risposta al titolo pubblicato oggi dal giornale, la Roma e il Milan hanno deciso di negare al Corriere dello Sport l’accesso ai centri di allenamento per il resto dell’anno e stabilito che i rispettivi giocatori non svolgeranno alcuna attività mediatica con il giornale durante questo periodo”. Tutto bello, tutto fantastico, tutto davvero eroico. Peccato che qui il mostro non esista, sia stato creato per ergersi a paladini di giustizia in una battaglia contro un nemico immaginario. Si, perché sarebbe bastato sfogliare il quotidiano per capire che l’autore del pezzo abbia elaborato un pensiero tutt’altro che razzista: “alla faccia degli scemi che fanno ‘buu’, domani tutti dovremmo fare ‘oooh’ (come i bambini)” verso i due calciatori, come si legge nel testo del quotidiano, protagonisti assoluti nella lotta contro il razzismo.

Una fantastica ‘intuizione giornalistica’ è stata trasformata e poi strumentalizzata

Il razzismo è il grosso male della società moderna, va ribadito e sottolineato. Gli organi di stampa ed ogni testata giornalistica hanno il dovere morale di schierarsi al fianco delle società di calcio, recentemente unite per combattere insieme un cancro che purtroppo ha colpito anche l’universo calcistico italiano. I club però dovrebbero imparare a rispettare il lavoro altrui e preservare un mestiere (quello del giornalista, si intende) che spesso viene visto con occhi indiscreti e invece gioca totalmente a favore dei club stessi. Fa male purtroppo pensare che persone autorevoli, come possano essere un dirigente o un addetto stampa, facciano finta di aver interpretato male (perché c’è da sperare sia andata così, altrimenti per i diretti interessati sarebbe davvero grave) una intuizione stilisticamente fantastica dal punto di vista giornalistico. Contraddittoria la Roma, che nel suo comunicato ammette di aver compreso il significato dell’articolo, però non utilizza la “Var del buon senso” per fare un passo indietro e ritirare una punizione fin troppo esagerata, per non dire totalmente priva di logica. Fuori luogo il Milan, che, invece di concentrarsi sulla lotta salvezza in cui è coinvolto, si intromette in una vicenda di cui è totalmente estraneo, andando ad assumere il ruolo leopardiano di “scemo del villaggio”.

Esagerate accuse di razzismo: qui di fascista c’è solo il comportamento delle società

Meglio evitare di parlare di soggetti finti moralisti perché, per ripetere ancora una volta il concetto, il razzismo nel calcio esiste e va eliminato. Il giornalista è una figura che possiede tutti gli elementi a disposizione per combattere ogni persona che si ostini a porre all’interno della società steccati di carattere razziale e culturale. Lo ha anche sottolineato in un comunicato Carlo Verna, presidente dell’Ordine dei Giornalisti, incredulo per quanto accaduto. Chi ieri si è schierato contro il Corriere dello Sport ha mancato completamente obiettivo. Anzi, decidendo di prendere quella dura posizione, Roma e Milan non si sono accorti di aver assunto un comportamento fascista, limitando la libertà di stampa e di pensiero ad una persona ingiustamente accusata. In questo mondo che gira al contrario, spesso purtroppo si perde spesso la reale cognizione delle cose. Non dimentichiamoci che il calcio è passione, emozione, sentimento: allora quale potrebbe essere il modo migliore di raccontare questo magnifico sport se non utilizzando una metafora o una frase retorica, capace di lasciare ad un appassionato la possibilità di far volare pensiero e immaginazione? Sarebbe adesso più maturo ammettere l’errore e fare un passo indietro, senza trasformare un perfetto alleato in un famelico nemico.