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Reggio Calabria, Chica ricorda il piccolo Antonino Laganà 4 anni dopo la sua morte: “così ho capito che la morte non è invicibile”

Reggio Calabria: il ricordo di Chica, un’amica di Antonino Laganà, il giovane di 17 anni deceduto in via Marina

A quattro anni dalla morte di Antonino Laganà il ragazzo di 17 anni deceduto 4 anni fa dopo un incidente stradale mentre si trovava in sella alla sua moto sul lungomare di Reggio Calabria, Chica, una sua amica, ha inviato a StrettoWeb una lettera, che riportiamo integralmente, per ricordare il giovane:

Mi  chiamo Antonino

Mi chiamo Antonino e ho 17 anni.
Sono un ragazzo normale, che fa una vita normale, ama le moto, ama andare a scuola e divertirsi con gli amici. Ma un giorno la mia vita cambiò, anzi si fermò. Facevo il mio solito giro in moto e ad un tratto rallento, perché la strada era molto affollata, ma qualcuno, evidentemente aveva fretta, accelerò investendomi. Arrivò l’ambulanza che mi portò in ospedale. In attesa dei miei genitori, i dottori mi fecero alcuni controlli e hanno detto che era tutto apposto che potevo tornare a casa tranquillamente. Passarono ore, mi trovavo ancora in sala d’attesa, dentro di me sentivo qualcosa che non andava. Chiusi gli occhi e mi trovai in sala operatoria per esportazione di fegato e milza.

Prima di entrare in coma scrissi un foglio: “comunque vada, io voglio vivere, quindi donate i miei organi a chi ha bisogno”. Le mie sensazioni erano giuste, entrai in coma, ma ancora non so come, riuscivo a capire cosa stesse succedendo intorno a me. Qualche ora dopo, invece non ci riuscì più, non sentivo più niente. Sentì solo un pianto, era mia madre che piangeva, si disperava, pregava e lì io capì di essere morto.

In quel momento provai una sensazione strana, un senso di colpa. Proprio cosi, mi sentivo in colpa per aver fatto provare cosi tanto dolore. Ma il dolore più grande per mia madre arrivò quando dovette decidere se assecondare la mia scelta o no.

Non passò molto tempo che disse: “io voglio che mio figlio viva ancora, veda altri tramonti, e che voli ancora con la sua moto e questo può essere possibile solo se i suoi organi vengono donati”.

Da allora vidi altri tramonti, sentii il mio cuore battere per forti emozioni, continuai a correre con la mia moto anche se ero morto: lì capii che la morte non è invicibile.

“A volte si dice, ti donerò la mia vita, io a soli 17 anni l’ho fatto, ed è una cosa bellissima”.

Al mio caro pulcino, che da quattro anni mi veglia da lassù.

Tua Chica