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Reggina, c’è poco da spiegare: il calcio di Aglietti è semplice (ed efficace)

Reggina-Parma Aglietti Foto di Salvatore Dato / StrettoWeb

Nel 2021, nel calcio, è più facile adattarsi ai calciatori che adattare i calciatori alla propria filosofia. Si possono mantenere le idee, ma ci si adatta a ciò che si ha. Aglietti si è adattato. E’ sinonimo di intelligenza. E la squadra lo segue. Il calcio di Aglietti è semplice. E anche efficace.

Il calcio, in fin dei conti, è un gioco semplice. E quello di Aglietti ancor di più. C’è poco da spiegare. La Reggina ha vinto ancora: la sua seconda gara di fila, la sua quarta in assoluto. Sempre e solo di misura. Approcciando bene, mettendoci intensità, sapendo gestire, con sofferenza (anzi, con capacità di soffrire). In alcuni casi lo chiameremmo “corto muso”, termine – nel calcio – di “Allegriana” memoria.

Il calcio di Aglietti è semplice. Ci sono 11 giocatori. Uno dei due terzini (Di Chiara) spinge più dell’altro (Loiacono), con lo spazio lasciato dall’esterno alto (Bellomo) che si accentra. Uno dei due centrocampisti viene dietro e imposta (Crisetig). L’altro esterno attacca un palo (Rivas), così come la prima punta (Galabinov), mentre la seconda punta si piazza sull’altro palo (Menez). E la mette dentro. Gol. Così nasce la rete di Menez, da un’azione già vista svariate volte in questo avvio di stagione. “Sono quelle cose che si provano all’infinito in allenamento”, ha detto ieri il mister nella conferenza post partita. “Sapevamo che Di Chiara avrebbe avuto spazio per spingere, aveva campo anche perché Bellomo stringeva verso il centro”. E’ semplice. In basso *Foto 1.

Reggina-Parma azione gol 1-0

*Foto 1: cerchio nero per Crisetig, che sulla linea dei difensori vede e lancia Di Chiara, in blu, con Bellomo (giallo) più accentrato che gli lascia pazio. Menez (cerchio rosso) segue l’azione e si butta in mezzo, fuori inquadratura Galabinov e Rivas.

Il calcio di Aglietti è semplice. A parte Lignano e Pisa, l’approccio è stato sempre buono. Ottimale, nelle ultime due, proprio dopo la ramanzina post Pisa. Pronti via, linea altissima del baricentro, pressing e verticalizzazione immediata. Di Chiara sfiora, Galabinov liscia, Menez no. Come a Vicenza, la Reggina è avanti meritatamente. E poi cosa fa? Gestisce, saggiamente. E’ semplice. Una partita di calcio non può essere giocata per 90 minuti ad alta intensità. Non è mai successo. Esistono le pause, ma soprattutto esistono gli avversari. E quando l’avversario è il Parma – che sì, è in sfiducia, ma è pur sempre il Parma – è ancora più complesso. Quando si va in vantaggio, e per mezz’ora si tiene alto il ritmo, è normale rifiatare, abbassare il baricentro e proteggersi. Così come c’è da attendersi il ritorno dell’avversario in avvio di ripresa. E così la Reggina soffre, rischia e da un calcio piazzato (per l’ennesima volta, ed è ormai una piacevole costante, anche questa studiata) costruisce l’occasione del rigore per il 2-0. E’ semplice.

Il calcio di Aglietti è semplice, l’interpretazione di ieri quasi perfetta, se non fosse per i 10 minuti finali. Il 2-0 è il risultato più lineare. E semplice. Anzi, è semplice, il gioco di Aglietti. L’errore sul gol del 2-1 è stato ammesso dal tecnico stesso, ma fino a quel momento la Reggina aveva rischiato solo due volte. Due. Contro il Parma. Motivo? La squadra era stata protetta. Si era messo a 5 a centrocampo, a Vicenza, non rischiando nulla e congelando. I cambi di ieri sono andati nella stessa direzione, con Cortinovis al posto di Menez ad arretrare il baricentro e tenere il pallone. Semplice semplice. E’ semplice.

Nel 2021, nel calcio, è più facile adattarsi ai calciatori che adattare i calciatori alla propria filosofia. Si possono mantenere le idee, ma ci si adatta a ciò che si ha. Aglietti in rosa non ha Canotto e Garritano, non ha esterni con le stesse caratteristiche di quelli che aveva al Chievo. Ha una squadra più esperta, fisica, muscolare. E si è adattato. E’ sinonimo di intelligenza. E la squadra lo segue. Il calcio di Aglietti è semplice. E anche efficace.