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Elezioni Comunali Reggio Calabria, le pagelle di StrettoWeb: in realtà per Palazzo San Giorgio vince chi perde e perde chi vince

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Elezioni Comunali Reggio Calabria, le pagelle di StrettoWeb ai nove candidati a Sindaco. Minicuci e Falcomatà male entrambi, nonostante siano loro a giocarsi la vittoria finale al ballottaggio. I migliori Pazzano, Marcianò e Davi

Adesso che il risultato delle elezioni comunali di Reggio Calabria è ormai acquisito, possiamo commentare i dati esaminando le performance dei 9 candidati. E quindi dandogli un voto, non solo in base alle nostre personali impressioni ma anche rispetto al riscontro che hanno avuto nell’elettorato. L’esito del primo turno, con il ballottaggio tra Falcomatà e Minicuci, rimanda a 4 e 5 ottobre l’elezione del sindaco e l’attribuzione di 8 seggi per il consiglio comunale, che dipenderanno dal vincitore alla cui coalizione scatterà il premio di maggioranza. Intanto, però, in base ai numeri ottenuti nell’urna del voto e alle modalità con cui sono maturati, queste sono le nostre pagelle:

Saverio Pazzano 8,5

pazzano de magistrisPochissimi avrebbero scommesso un centesimo su una sua affermazione così importante, invece ha ottenuto il 6,3% delle preferenze dei reggini, pari a 6.000 voti da Sindaco. Le sue liste hanno superato i 4.500 voti, con un’eccezionale affermazione per “La Strada” al 4,3%, 8ª lista della città dopo i grandi partiti e le loro costole civiche. Saverio Pazzano ha raccolto tutti i delusi da Falcomatà del mondo della sinistra radicale, ma non bisogna pensare che il suo sia soltanto un voto di protesta: ha saputo conquistarsi lo spazio che Falcomatà aveva colpevolmente lasciato vuoto con una campagna elettorale intelligente e lungimirante. Ha iniziato prima di tutti, un anno fa, ed ha proposto idee e contenuti: per questo è stato premiato dagli elettori ed entra in consigio comunale dove arricchirà il dibattito con la sua qualità politica. Nei prossimi giorni potrebbe fare l’accordo (o forse no) con Falcomatà in vista del ballottaggio, ma non è detto che riesca a spostare i propri elettori che al primo turno l’hanno scelto – appunto – in forte contrapposizione al malgoverno del Sindaco uscente. E proprio per questa consapevolezza, potrebbe scegliere di rimanere indipendente. Tanto al ballottaggio quanto nella prossima consiliatura.

Angela Marcianò 8

E’ delusa come tutti quelli che avevano creduto che potesse superare il 20% e andare al ballottaggio. Il voto ha riportato tutto il suo gruppo con i piedi per terra, ma bisogna fare un passo indietro. Chi è Angela Marcianò, come si è candidata, che campagna elettorale ha fatto e che risultato ha avuto. Mai nessuno nella storia di Reggio Calabria era riuscito ad ottenere oltre 13 mila voti, pari al 14% delle preferenze, al di fuori dai principali schieramenti politici. Angela Marcianò ha battuto tutti i record: da candidata puramente civica, ha rotto gli schemi e ha avuto consenso. Un consenso libero, d’opinione, di 13 mila persone che l’hanno scelta non solo per ripiego rispetto all’inadeguatezza dei principali candidati, ma anche e soprattutto per i suoi contenuti, per la sua libertà, per la sua storia, per la sua identità. E se le sue liste si sono fermate al 6,5%, ottenendo 6 mila voti, allora emerge chiaramente quanto sia stato forte il voto disgiunto di reggini che hanno scelto il consigliere dei partiti principali di destra o sinistra, ma poi hanno preferito Angela Marcianò a Falcomatà o Minicuci. Non sono stati dieci, cento o mille. Sono stati sette mila. Trasversali da entrambi gli schieramenti. E’ un messaggio importante alla città, e l’ingresso di Angela Marcianò per la prima volta in consiglio comunale può essere un nuovo inizio: è una donna giovane, forte, energica. L’ha dimostrato in una campagna elettorale encomiabile. Breve ma intensa, forse troppo, al punto da costarle due svenimenti. A prescindere dalla fatica fisica e mentale, se avesse deciso di scendere in campo con un più largo anticipo iniziando la campagna elettorale uno o due anni fa, probabilmente oggi staremmo parlando di un altro risultato. Ma con i “se” e con i “ma” non si fa la storia, e a fronte di un primato storico così importante non può esserci spazio per alcun tipo di rammarico. Angela Marcianò ha avuto un coraggio enorme, ed è stata premiata. Perchè se lei e i suoi oggi sono delusi, gli altri “big” della politica, i vecchi volponi del voto con il database di seggi, sezioni e residenti, sono rimasti sorpresi. Scioccati. Increduli. Del fatto che sia arrivata così in alto.

Klaus Davi 8

Prendi uno svizzero, nordico precisino, per giunta giornalista, quindi anche scassapalle. Mettilo a Reggio Calabria, a citofonare ai boss della ‘ndrangheta, a denunciare in TV la criminalità organizzata. Non solo perchè è il suo lavoro, perchè un direttore o caporedattore l’ha inviato sul posto: ma perchè l’ha scelto autonomamente, e l’ha fatto da solo. Prendendosi gli insulti di un’intera comunità, che inizialmente l’ha visto con diffidenza, irritazione, rabbia. “Viene qui solo per farsi pubblicità sulla nostra pelle, racconta una piccola parte di noi, la più brutta, e ci fa cattiva pubblicità” dicevano in molti cinque anni fa. Ma Klaus Davi, intanto, si innamorava di Reggio e della Calabria. Viveva tra la gente, ne percepiva sensibilità e umori. E decideva di impegnarsi in battaglie per il territorio. E’ riuscito a restituire la democrazia a San Luca dopo anni di commissariamento, s’è impegnato per la comunità della locride molto più di tanti onorevoli e sottosegretari degli ultimi decenni. Adesso la grande sfida per Reggio: nessuno ci credeva in quest’eccentrico massmediologo venuto dal Nord, invece l’hanno votato in 4.500. Ha sfiorato il 5% dei consensi, e lotterà con i ricorsi e i riconteggi per ottenere i 15 voti che mancano alla sua lista per consentirgli di entrare in consiglio comunale. Un risultato che meriterebbe in pieno, e che sarebbe molto utile alla città.

Fabio Foti 6,5

fabio foti

Foto StrettoWeb / Salvatore Dato

E’ andato male, ma non per colpa sua. Perchè Fabio Foti è un ragazzo serio, preparato, educato, umile, aperto al dialogo e al confronto con tutti ma si è trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Il Movimento 5 Stelle è indegno di persone di questo calibro, e il 2,4% non rispecchia le reali qualità di questo ragazzo: il rammarico più grande è che nel prossimo consiglio comunale non ci sia Fabio Foti ad apportare quel livello di confronto che ha invece alzato la qualità della campagna elettorale. Il fatto che a Palazzo San Giorgio, nel 2020, non sia ancora mai riuscito ad essere eletto neanche un grillino, deve essere in ogni caso un motivo d’orgoglio per la città. La città dei Bronzi, della Madonna della Consolazione, della Reggina e M5S-Free. Peccato che ad intercettare quel becero consenso di populismo e antipolitica sia sempre il Sindaco uscente, Falcomatà, che con il suo modo di governare interpreta al meglio il grillismo e quindi strappa voti proprio al Movimento 5 Stelle.

Antonino Minicuci 6

minicuci

Foto StrettoWeb / Salvatore Dato

Nessuno pensava che potesse arrivare così in alto, addirittura al 34%: trascinato dalle liste più moderate della coalizione (Forza Italia, Cambiamo con Toti e Reattiva hanno il 20% delle preferenze), ha dimostrato la propria identità di tecnico esterno alla politica, senza tessere di partito ed è riuscito anche a mettere all’angolo la Lega che si è fermata al 4,7% risultando così marginale nelle dinamiche interne alla coalizione. Ecco perchè la Lega a Reggio ha già perso, a prescindere dall’esito del ballottaggio. Per colpa di Salvini il Centrodestra è costretto allo spareggio in una partita che avrebbe dovuto stravincere al primo turno. Un po’ come l’Italia contro l’Australia agli Ottavi di Finale dei Mondiali 2006: doveva essere una passeggiata, invece sembrava costretta ai tempi supplementari. Poi arrivò il rigore di Totti e, seppur in extremis, la vittoria. A Reggio Calabria in vista del ballottaggio Minicuci continuerà a non entusiasmare per qualità oratorie, continuerà ad alimentare (non per colpa sua, ma per le modalità con cui è stato scelto) la guerra anti-leghista di Falcomatà e della sinistra che vuole risvegliare l’orgoglio dell’appartenenza ideologica per mascherare gli orrori di sei anni disastrosi, ma alla fine, di poco e a testa bassa, spera di riuscire comunque a raggiungere il successo. Come quel rigore di Totti al 95°. In una partita che in ogni caso andava chiusa 4-0 alla mezz’ora.

Giuseppe Falcomatà 5

Ha perso 25 mila voti in sei anni, crollato dal 61 al 36% ed è l’unico uscente ricandidato non confermato tra Comuni e Regioni d’Italia. Falcomatà ha portato il Pd a sprofondare proprio mentre Zingaretti riprende quota a livello nazionale. Erano elezioni amministrative ovunque, eppure il Partito Democratico si è affermato con il 35% in Toscana, il 25% nelle Marche, il 20% in Liguria, il 17% in Campania e in Puglia. Nei Comuni ha preso il 30% a Mantova, il 25% a Senigallia, il 19% a Venezia, il 18% a Lecco. A Reggio Calabria, invece, è crollato addirittura al 10%, il peggior risultato d’Italia, peggio persino del Veneto di Zaia dove comunque il Pd è arrivato al 12%. Neanche nel 2007, alle Comunali che lanciarono Scopelliti al suo secondo mandato con il 70% dei voti, la sinistra era andata così male: a sostegno di Lamberti i Ds presero il 6% e la Margherita il 5%, per un totale superiore al dato odierno. Mai, il Pd, era andato così male in città e lo stato d’animo di lutto che si percepiva ieri sera nella segreteria elettorale del Sindaco uscente, che era convinto di essere rieletto al primo turno, è emblematico. Tuttavia era davvero difficile che potesse andare diversamente in termini di consenso dopo tutto quello che l’Amministrazione Comunale ha combinato negli ultimi sei anni. Se è ancora in corsa per il ballottaggio, lo deve soltanto al masochismo degli avversari e all’autolesionismo del centrodestra che si trascina Falcomatà allo spareggio dopo aver sbagliato 20 tiri a porta vuota da distanza ravvicinata.

Maria Laura Tortorella 4,5

Appena 750 voti per il Sindaco, 590 per la lista. Uno zero virgola in entrambi i casi.

Fabio Putortì 4

Peggio persino di Tortorella nonostante tra i candidati civici fosse quello con la più forte appartenenza reggina e senza una precisa connotazione politica. Non è bastato. Non è riuscito a incidere.

Giuseppe Siclari S.V.

Di rappresentanza, per coerenza.