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DPCM Natale: chi è più cattivo, Conte o qualcun altro?

conte intervista gruber

Lettera aperta agli uomini di buon senso

Di Kirieleyson.  L’ultimo DPCM, nella sostanza, dice che le restrizioni per gli spostamenti delle persone e gli assembramenti continueranno ancora.

Pertanto il Natale e il Capodanno non potranno essere vissuti come da tradizione.

Molti trascorreranno le festività natalizie da soli, tante famiglie resteranno divise.

E’ discutibile il fatto che i negozi debbano chiudere alle 18 e non invece alle 19 o alle 21, del perché non si possa passeggiare in solitario alle 2 di notte, o pescare alla stessa ora in riva al mare, piuttosto che alle 6 di sera o perché il coprifuoco a Capodanno sia esteso fino alle 7.

Come saranno discutibile i parametri fissati per stabilire il coloro delle zone.

Probabilmente le disposizioni potrebbero essere state diverse, come peraltro lo sono state in altri paesi. Probabilmente tutte legittime, comunque con una finalità ben precisa: combattere il virus.

In Svezia hanno preferito fare i “liberal”; tuttavia, pur non essendo gli svedesi strafottenti come gli italiani, non pare proprio che l’abbiano tanto azzeccata, visto che i contagi per abitante sono il quadruplo di quelli degli altri paesi scandinavi.

Di contro in Israele, dove non sono abituati a fare “poesia” con le cose serie, sono state adottate restrizioni rigidissime e a farle rispettare non hanno mandato i vigili con il fischietto, ma l’esercito con i mitra. Senza polemiche.

In Italia ci siamo mossi a modo nostro, certamente con ritardi e scelte dubbie, peraltro nella media di tanti altri paesi civili e comunque non una sola finalità: combattere il virus.

E sempre a modo nostro facciamo polemica (alimentata da una precisa parte politica, in evidente e prolungata crisi di astinenza): prima prendendocela per i ritardi, poi perché le misure sono insufficienti, ora perché il Governo doveva chiudere subito il tal paese, poi perché invece lo stesso Governo priva i cittadini della libertà.

La logica direbbe che l’argomento della discussione non dovrebbe essere tanto il se, il come, il quando, il perché ed il punto e virgola, bensì:

ciò che è stato fatto in questi ultimi mesi, al di là dei, ritardi, dei tanti errori commessi e di sconcertanti telenovele, è stato efficace o no?

Se la risposta è NO, è giusto che la gente si incazzi. E giacché si trova, potrà anche lamentarsi del Natale mancato, rubato da Conte.

Se la risposta è invece SI, significa che i numeri (che sono invece ciò che conta) stanno dando ragione alle restrizioni “liberticide”.

Vorrà anche dire che, tutto sommato, Giuseppe Conte non è proprio quel cattivone che ha voluto rovinare il Natale a grandi   piccini, nonni e nipotini.

In tal caso vorrà anche dire che sarebbe più opportuno evitare le polemiche, avere ancora tanta pazienza e, aggiungo, soprattutto, senso della misura.

Perché non poter andare a sciare, o partecipare al veglione, o anche solo non potersi scambiare gli auguri sotto l’albero, sarà per tanti deprimente, ma non è di certo una tragedia.

La tragedia non è dei poveri sciatori costretti a lasciare nel ripostiglio i propri attrezzi e nemmeno di qualche mamma che dovrà accontentarsi di vedere il proprio figlio lontano solo con Zoom, ma lo è solo e per tutte quelle aziende messe in ginocchio dalla pandemia e non certo da Conte.

Aziende che stanno pagando un prezzo pesantissimo, peraltro non ancora definito.

Prezzo che, tuttavia, è bene ribadirlo, sarebbe ancora più alto se la pandemia non dovesse avere una rapida fine.