Reggio Calabria, nuove rivelazioni sul caso di Madalina Pavlov: l’indagine non sarà archiviata, troppi dubbi sull’ipotesi “suicidio”

Nuovi importanti sviluppi del giallo sulla morte di Madalina Pavlov, la 21enne deceduta il 21 settembre 2012 a Reggio Calabria

Annunciati a Radio Cusano Campus i nuovi importanti sviluppi del giallo sulla morte di Madalina Pavlov: la 21enne deceduta il 21 settembre 2012, dopo essere precipitata da una palazzina di via Bruno Buozzi a Reggio Calabria. Una morte che ha tutti gli elementi riconducibili a un omicidio più che a un suicidio come ipotizzato nelle prime indagini. Pertanto, non ci sarà nessuna archiviazione e le indagini sono state prorogate per altri 60 giorni. L’opposizione all’archiviazione era stata presentata dall’avvocato Antonio Petrongolo, all’epoca legale della famiglia della vittima, oggi legale rappresentante del fratello di Madalina. Sulla vicenda lavora il Crime Analysts Team (CAT) coordinato dalla criminologa Mary Petrillo e di cui fanno parte Rossana Putignano (psicoterapeuta) e Aida Francomacaro (psicoterapeuta esperta in psicologia forense). Intervistato da Fabio Camillacci per “La Storia Oscura”, l’avvocato Andrea Casto, attualmente legale della mamma di Madalina Pavlov, ha detto: “Dobbiamo attenderci uno sviluppo investigativo strettamente legato a dei temi d’indagine che sono stati specificati nel provvedimento emesso dal gip di Reggio Calabria e che sono finalizzati a dare delle risposte plausibili rispetto ad alcuni aspetti che lasciano piuttosto sgomenti perché ci sono dettagli meritevoli di approfondimento, quantomeno la ragione per la quale questo fatto si sarebbe verificato proprio in quel condominio di via Bruno Buozzi che non aveva alcun nesso con Madalina Pavlov. Questo fa sorgere degli interrogativi sul perché la ragazza si sarebbe suicidata, se di suicidio si trattò; e comunque, anche se dovesse essere confermato che fu suicidio, va assolutamente accertato se qualcuno non abbia offerto un contributo causativo rispetto alla realizzazione di questo gesto estremo. Queste risposte si potranno avere soltanto approfondendo quei temi che sono stati puntualmente indicati dal giudice nel provvedimento dell’11 giugno scorso. D’altronde, il gip ha disposto la non archiviazione del caso perché ritiene che non siano sufficienti le prime indagini espletate su alcuni elementi che in qualche modo colorano la scena del delitto. Io parlo di delitto perché, come detto, se ci fosse stato un contributo causativo da parte di terzi non si tratterebbe più di una scelta autonoma da parte del soggetto ma ci sarebbe un fatto penalmente rilevante. Al momento però -ha concluso l’avvocato Andrea Casto- l’ipotesi di reato continua a essere quella di istigazione o aiuto al suicidio. E’ chiaro che queste nuove indagini finalizzate a verificare l’eventuale contributo da parte di terzi, potrebbe far emergere scenari ancora più gravi. Preciso che così come previsto nell’ordinanza del gip dovremo svolgere le nuove indagini entro 60 giorni a partire dall’11 giugno”.


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