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Olesya-Denise Pipitone, una tragedia diventata spettacolo: non è la prima volta, ma a noi piace così…

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La Russia batte la “Barbarella Nazionale”, ma l’abbiamo voluto noi: Olesya-Denise Pipitone, il peggio del peggio della tv

Russia 1 Italia 0. Chapeau! Non sono le Olimpiadi o i Mondiali di Calcio. Eh no. Qui c’è lo zampino di qualcosa che sta più in alto. Neanche la “Barbarella Nazionale” si era spinta a tanto. Umiliata, sbeffeggiata, mandata ko in un sol colpo. Già, un colpo da maestro. Quello che ha trasformato la vicenda Olesya-Denise Pipitone in uno show viscido e inquietante. Degno del miglior Forum, ma almeno lì sono attori. “Non sono professionisti, sono presi dalla strada”, verrebbe da affermare seguendo le parole del buon Giacomino.

E così, ciò che per anni è stato vissuto con dolore da parte di una famiglia distrutta e affranta, viene “lasciato in pasto ai… russi“. Loro ci hanno dato una grandissima lezione in questi giorni: sono dei fenomeni. Hanno tenuto attaccati alla tv milioni di connazionali, ma soprattutto milioni di italiani. Tutti con il fiato sospeso. La somiglianza di Olesya con Piera Maggio, le storie sui Rom, la stessa età. Ci abbiamo creduto, o forse no. Di certo, però, abbiamo perso tutti. Russi, italiani, europei, gente del mondo. Abbiamo partecipato tutti a questo gioco sporco che la famiglia di Denise non meritava. E le giustificazioni del conduttore del programma “Pust’ govoryat” (Lasciateli parlare) sono come quelle che io davo alla maestra per non essere interrogato: “Non ho studiato, ieri è morta la mia tartaruga”.

Ma, in fondo, la colpa è anche nostra. Ci piace il trash, ci piace lo spettacolo, ci piace la falsità e l’ipocrisia delle maschere. Una ragazza che cerca la mamma? Sembrerebbe, forse. Ma la cerca davvero? E perché una ragazza che cerca la mamma festeggia i 70 mila follower (ora ne ha 59) su Instagram? “Fa video su Youtube”, denuncia uno. Vuole popolarità anche lui. E anche lui mette il profilo privato perché chi vuole vedere il video deve seguirlo. Essere famosi sui social. Già, come essere ricchi al Monopoli.

La tragedia trasformata in spettacolo. Questo (non) doveva essere. Questo è stato. “Una sceneggiata”, ha detto il pm qualche giorno fa. E aveva ragione. Ma lo dovevamo sapere. Lo dovevano sapere quelli della mia generazione, cresciuti a pane e tv. E pensare che era cominciato tutto 40 anni fa, con la vicenda di Alfredino Rampi. Da lì in poi, una spettacolare – appunto – escalation. Lo so bene, io. La mia tesi di laurea, dal nome “Il fenomeno della vetrinizzazione”, raccontava proprio l’evolversi della spettacolarizzazione della tragedia in tv. Una cultura sempre più radicata all’interno delle menti umane. Una cultura, corroborata dai social, in cui l’eroe è Angela da Mondello e non Piero Angela. E siamo italiani. Chissà i russi chi c’avranno…