Da Messina a Bruxelles, la storia di Ivan Lupò: “A Zaventem tutti pazzi per la cucina della Città dello Stretto” [FOTO]

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Ivan Lupò è un cuoco di Messina che a Bruxelles è riuscito a realizzare il suo sogno: aprire un ristorante tutto suo

A Bruxelles, a pochi metri dall’aeroporto di Zaventem, c’è un piccolo angolo di paradiso che porta i colori e i sapori della cucina di Messina. La storia che vi raccontiamo oggi è quella di Ivan Lupò, 26enne di Messina che a Bruxelles è riuscito a realizzare il suo sogno: aprire un ristorante tutto suo.

Ivan è un messinese doc, nato e cresciuto a Larderia Inferiore, e sin da piccolo tra i fornelli ha sempre trovato il modo migliore per esprimere la sua creatività. Terminati gli studi presso la scuola Antonello, Ivan ha vinto ben due borse di studio, che lo hanno portato a lavorare prima a Londra, poi a Torino e poi ancora in Germania.

5 anni fa ha deciso di trasferirsi a Bruxelles, dove ha trovato lavoro sia come cuoco, che come cameriere di sala. Grazie a un piccolo gruzzoletto, guadagnato con il duro lavoro, Ivan dall’anno scorso insieme alla fidanzata Roberta gestisce “La Perla”, un ristorante tutto suo in cui si servono i piatti della cucina messinese e siciliana.

Nel menu de “La Perla” ci sono gli arancini, le braciole messinesi, il pesce spada, il vino Chiano Conti di Larderia e anche il caffè Miscela d’Oro: “La mia cucina- ci racconta Ivan- è quella della tradizione classica. Ho fatto assaggiare ai miei clienti anche la pasta con le sarde e le penne di pistacchio. Qui a Bruxelles i piatti tipici sono tutti conditi con la panna, la cucina siciliana è diversa, ma piuttosto apprezzata. Nel menù ho inserito anche gli arancini, ne sono andati pazzi“. Ivan fa parte della Federazione Italiana Cuochi e in Belgio  il suo punto di riferimento è il presidente Pino Nacci. Ogni piatto che arriva al tavolo dei clienti è pensato, cucinato e servito da Ivan. E quando gli chiediamo se in futuro Ivan pensa di ritornare a casa, nelle sue parole c’è un velo di tristezza mista a malinconia, perché a Messina c’è tutta la sua famiglia: “Prima di decidere di partire, ho provato ad aprire una mia attività a Messina, volevo aprire un bar con mio padre. Non lo so se in futuro tornerò nella mia città, ma lo spero“.  Ivan, come migliaia di ragazzi, è un altro “cervello in fuga” che in questa città non ha trovato la possibilità di realizzarsi, ostacolato dalle lungaggini di una burocrazia miope, che lascia scappare via le nostre migliori eccellenze.