Duisburg, una fiction su Rai 1 e l’indignazione di una Regione: vittime o ridicoli?

L’onda di indignazione scatenata in Calabria dalla fiction Duisburg su Rai 1: alcune considerazioni

Di Kirieleyson – La fiction Duisburg, recentemente trasmessa da RAI 1, al di là della valenza artistica che la ha caratterizzata e che comunque non rappresenta l’argomento che intendiamo oggi trattare, ha lasciato dietro di sé il solito strascico di piagnistei, partorito del consueto approccio vittimistico, figlio a sua volta di una mentalità provinciale e permalosa, cui alcuni amministratori pubblici, non si sa se per convinzione o sol perché si siano sentiti obbligati a farlo, non si sono sottratti.

Il sindaco di Locri ha addirittura “sentito il dovere civile e morale” di scrivere al Presidente della RAI, per protestare per aver mandato in onda “ciò che una rete televisiva pagata con soldi pubblici dovrebbe non fare” in quanto essa avrebbe “distorto completamente l’immagine di una regione”; per concludere infine che  la “produzione filmica non ha lasciato nulla nei telespettatori, nessuna riflessione, nessun insegnamento”, come se le fiction avessero finalità  didattiche.

Meglio l’esordio del sindaco di Reggio, con un’analisi tecnica sul film, che ci sentiamo di condividere in pieno: dalle location, che poco c’entravano con la storia, al discutibile dialetto rappresentato e per finire alla improbabile pasta con la nduja, che ci ha ricordato tanto il piatto nazionale “spaghetti e polpette”, propinato dai ristoranti pseudo-italiani di New York di 50 anni fa. Falcomatà non ha però poi tenuto ed è sfociato anche lui nella solita lamentela che “all’Italia è stata raccontata una storiella che offende, umilia e rischia di isolare un popolo”,  per debordare infine nella altrettanto consueta retorica sulle “bellezze dell’Aspromonte, la casa di Corrado Alvaro a San Luca, i paesaggi onirici che, dall’entroterra al mare, sin dai tempi di Edward Lear, lasciano i visitatori ammaliati e quasi senza fiato per la loro unicità e bellezza”.

Ribadiamo, non desideriamo entrare nel merito della fiction che, per la verità, ci è sembrata banale e basata su un copione improbabile, ma non possiamo non evidenziare ai nostri permalosi amministratori come i romani non ci risulta se la siano presa con la RAI per la fiction a suo tempo trasmessa sulla Banda della Magliana, come i veneti per quella sulla mafia del Brenta, o come i milanesi non ci sembra abbiamo mai inveito contro registri e produttori,  per gli innumerevoli film di criminalità girati in quella città.

Il messaggio che intendiamo inoltrare è semplice: smettiamola con questo ridicolo vittimismo e, soprattutto, indigniamoci per la ‘ndrangheta (che è reale) anzichè farlo con i (purtroppo pochi) prodotti multimediali che la raccontano denunciandone le malefatte.


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