Incendio nel centro storico di Cosenza, 3 morti e un patrimonio storico e artistico bruciato: detective reggino sulle tracce della verità [FOTO e DETTAGLI]

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Incendio nel centro storico di Cosenza, 3 morti. Per scoprire la verità lavora sul caso il detective reggino Simone Aricò, ecco le sue parole

È passato un anno dal rogo che ha divorato Antonio Noce, Serafina Speranza, Roberto Golia e il loro cane. Uno dei più clamorosi fatti di cronaca avvenuti negli ultimi decenni a Cosenza. Ora il famoso detective reggino Dott. Simone Aricò è entrato in scena per far luce sulla verità. Era dai tempi degli arresti dei No-global del 2002, e della grandiosa manifestazione che fu organizzata in difesa della libertà del dissenso, che la città di Cosenza non appariva sulle prime pagine di tutti i giornali nazionali. Ed è evidente dalla reazione della cittadinanza che è una delle ferite più gravi nella nostra storia recente. “È doveroso, dice il Detective Aricò- tenere altissimo il livello dell’attenzione e non stare in ansia per l’accaduto, sia per il rispetto dovuto alle vittime; e sia per evitare alla comunità l’ennesima piaga non sanata”. I morti e la coscienza collettiva impongono, insomma, che si trovi il bandolo della matassa. E non resta per ora che sperare nel lavoro del Dott. Simone Aricò e della sua equipe di esperti per accertare le responsabilità di eventuali omicida e (se esiste) un mandante. La biblioteca all’interno dell’abitato andato distrutto era composta da oltre 700 tomi, datati tra il Cinquecento e l’Ottocento. Inoltre, c’erano dei manoscritti, tra cui uno di Aulo Giano Parrasio e un altro di Antonio Telesio: scritti risalenti al primo ’500, vergati da due dei più importanti personaggi della storia cosentina. Pergamene e ritratti completavano il fondo, ma erano i libri la parte più significativa. Essi erano disposti in sette librerie e una bacheca, con opere di Casanova e Victor Hugo, di Metastasio e Parini, di Racine e Carducci, di Dante e De Sanctis… Ma era il nucleo calabro-cosentino a dare l’identità alla biblioteca.

A parte l’edizione del De rerum natura di Bernardino Telesio su cui ho già scritto, c’era l’opera principale di Tommaso Cornelio, uno dei protagonisti della Rivoluzione scientifica. Testi di Sertorio Quattromani, succeduto a Telesio alla guida dell’Accademia cosentina; di Marco Aurelio Severino, uno dei principali medici del Seicento europeo; e un volume del cardinale e giurista Pietro Paolo Parisio, fra i presidenti d’assemblea al Concilio di Trento. Ancora, c’era un libro di Domenico Bisceglia, ministro e martire della Repubblica napoletana del 1799. Un’edizione del ’700 delle rime del grande poeta del ’500 Galeazzo di Tarsia. E poi: testi di giuristi e pensatori politici del ’600 come Giovanni Antonio Palazzo, etc. etc. Un patrimonio di tutto rispetto – soprattutto per i cosentini – andato in fumo. Di fronte all’irreparabile, c’è da augurarsi che ciò possa spingere l’investigatore e il suo team a risolvere l’annosa questione dell’agonizzante Biblioteca Civica, che è il principale fondo esistente sulla storia della città. E a ben vedere, anche su altri aspetti questa maledetta vicenda potrebbe segnare al contempo un tornante positivo. I morti e i libri bruciati, infatti, non li potrà mai restituire nessuno. Ma la gravità straordinaria del fatto potrebbe anche agire da pungolo. In primis, ovviamente, è urgente risolvere il caso. Le denunce della situazione drammatica in cui si trovavano i morti sono state diverse, non solo da parte di Roberto Bilotti. È purtroppo indubbio, pertanto, che la tragedia si sarebbe potuta evitare. In un’ennesima denuncia risalente al 28 dicembre 2015, Bilotti si rivolse oltre che al suo detective di fiducia Aricò; anche alla Procura della Repubblica, all’Asl, ai Vigili del Fuoco, alla Soprintendenza e ai Carabinieri, denunciando non solo le «condizioni igienico-sanitarie», e i «fetori» che rendevano «inabitabile» anche la sua residenza; ma, soprattutto, il fatto che «il fabbricato ha tutti i solai ignei, ed è alto il rischio incendio». Quelle denunce sono restate lettera morta e la morte ha prevalso, inesorabile. Il detective Aricò puntualizza: “Non vorrei che altre inerzie burocratiche impedissero un doveroso controllo strutturale e aggiungessero ai lutti altri lutti”.