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Reggio Calabria: “è tardi! Ho accelerato, non l’ho visto”. A quanti altri incidenti dovremo assistere sulle Bretelle?

“Reggio Calabria. È tardi. Accelero. Una figura scura spunta fuori dal nulla. Non riesco ad evitarlo”: a quanti incidenti dovremo ancora assistere sulle Bretelle?

“È sera, poco dopo l’ora di punta. Sto lavorando. Sono sul Calopinace all’altezza del Cedir, devo andare a Piazza Garibaldi. È tardi. La strada è dritta e larga, premo sull’acceleratore. È tardi. La mia Panda non riesce a prendere velocità facilmente. È tardi. Premo ancora il pedale, non c’è tanto traffico. Ah la maledetta buca:schiviamola a destra! Un’occhiata al retrovisore, ok… È tardi. Sono sotto il ponte di Sant’Anna, un’auto sta svoltando a sinistra per fare inversione: passiamola a destra. È buio. L’illuminazione ancora non funziona. È tardi. Non rallento, tanto per il semaforo di San Pietro ancora ci vuole. Una figura scura alla mia sinistra: una persona! È buio, è vestito di scuro, non l’ho visto, stava attraversando le strisce pedonali, era dietro quella macchina che stava girando. Non l’ho visto! È buio. È tardi…”.

Immaginate di essere voi il protagonista di questo racconto di fantasia… che poi, passare dalla fantasia alla realtà è un attimo. Basta una distrazione, accelerare con superficialità in un tratto di strada di per sè pericoloso. Qualcuno da quell’asfalto non si è più rialzato. È già successo. Quante volte dovrà succedere ancora? Quante volte dovremo piangere o ascoltare il pianto di chi ha perso qualcuno? Parliamo di una delle strade più importanti per la viabilità di Reggio Calabria, percorsa giornalmente da tantissimi cittadini sia in macchina che a piedi. Gli incidenti, tranne per chi li piange, si dimenticano nel giro di qualche giorno. I problemi restano. L’invito di tanti cittadini al sindaco, agli assessori e in generale a chi di dovere, è quello di mettere in sicurezza un tratto di strada scarsamente illuminata da troppo tempo e pericolosa. Sfruttare la tecnologia, i famosi semafori a chiamata presenti in tante città d’Italia, sarebbe un’idea. Non si può più pensare di evitare la prossima tragedia sperando, unicamente, che ‘tutti prestino attenzione’.