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Personaggi storici messinesi, l’abate Eutichio Ajello e il servizio alla corte del Re: il contributo alla cultura europea e il manoscritto conservato al Museo del Prado

targa eutichio ajello

Prosegue il viaggio di StrettoWeb alla scoperta dei personaggi storici messinesi: la storia dell’abate Eutichio Ajello e il contributo alla cultura europea

Parte da Messina la storia di un personaggio di grande cultura a livello europeo, le cui notizie sono però scarse, frammentarie e alcune anche poco certe. Nasce infatti nella città peloritana (nel 1711) Eutichio Ajello (per intero Eutichio Ajello y Lascaris), abate italiano. Si forma, da giovane, a Barcellona Pozzo di Gotto, nel monastero di Santa Maria di Gala dell’Ordine basiliano, prima di spiccare il volo fuori dall’Italia e ritornarvi soltanto gli ultimi anni della sua vita, prima della morte avvenuta nel 1793.

La carriera e la biografia

Pur essendo nato e cresciuto in Italia, l’apporto sostanziale che questo personaggio ha dato alla cultura è avvenuto fuori dai confini nazionali. Definito una persona eclettica, in grado di distinguersi in varie discipline (religioso, studioso delle arti e delle scienze, bibliotecario e antiquario, filosofo, teologo), è tra Francia, Spagna, Germania, Inghilterra e Paesi Bassi che riesce a lasciare il segno, non prima di diventare diacono presso il monastero di San Michele in Sant’Angelo e successivamente abate del monastero del Santissimo Salvatore di Messina.

In giro per l’Europa, come detto, si “forma”. Conosce (e si fa conoscere) i futuri protagonisti della rivoluzione a Parigi, dove insegna filosofia e teologia (alla Sorbona), ed entra in contatto anche con diversi intellettuali inglesi, motivo per cui viene scelto tra i membri dell’Accademia di Londra con il titolo di maestro.

La svolta, però, è in Spagna, dove si reca nel 1750 su invito di Isabella Farnese, moglie di Filippo V, al seguito della sposa di Stefano Reggio – principe di Jaci – ambasciatore partenopeo a Madrid. Qui rimane per una decina d’anni, dove diventa consigliere di Stato e lavora nel Museo del Palazzo Reale di San Ildefonso a La Granja, una cittadina nella provincia di Segovia, a nord di Madrid, servendo una delle più potenti regine dell’epoca e il figlio don Luigi Antonio, che lo nomina suo teologo e consultore di camera. Prima del ritorno in Italia, come ricompensa per il lavoro svolto, Isabella Farnese gli regala un pettorale e un anello di “zaffiri e diamanti in considerazione del lavoro svolto per la descrizione delle statue di questo Reale Palazzo“.

Le opere: dai contributi alla scienza al manoscritto conservato al Museo del Prado

Nell’ultima parte della sua vita, trascorsa in Italia (tra Napoli, dove fu eletto Generale dell’Ordine Basiliano, e la Sicilia) Eutichio Ajello si dedica alle opere: arte, scienza e manoscritti, di cui uno conservato al Museo del Prado. Questi lavori vengono pubblicati su pressione di amici e finanziati vendendo i gioielli preziosi che Isabella Farnese gli aveva regalato qualche anno prima. Si può citare in tal senso:

  1. Horologium Ecclesiasticarum Horarum Volumen“, opera filosofica dottrinale,
  2. Analisi delle facoltà scientifiche e modo di studiarle” Tomo I
  3. Analisi dell’uomo sopra i punti principali che allo stesso appartengono“, Tomo II
  4. Analisi della storia arcana della natura“, Tomo III

targa eutichio ajelloMa l’opera più importante è senza dubbio “El Cuaderno de Ajello y las Esculturas del Museo del Prado“, il manoscritto a cui l’uomo lavora durante i suoi 10 anni in Spagna. Questo grande catalogo fu poi esposto, nel 1998, in una mostra al Museo del Prado a lui dedicata. Mostra che fu definita, dallo stesso direttore del Museo Fernando Checa una “esposizione pequena, piccola, ma assolutamente squisita“. Il manoscritto non è altro che la raccolta di testi critici e pagine in cui si trovano 23 dissertazioni e 44 disegni di Juan Bernabé Palomino che illustrano le opere di scultura della galleria. Una parte di catalogo fu realizzata dall’abate negli archivi del Prado, una seconda – esattamente 224 pagine in “folio”, cioè più alta di 38 centimetri – scritta in italiano e ritrovata solo successivamente. Tanti studiosi hanno utilizzato e citato questo lavoro nelle biografie delle loro opere, a dimostrazione del grande lavoro culturale non solo dell’opera, ma anche del personaggio stesso.

Dell’uomo purtroppo non si conosce il volto. Non è stato tramandato alcun ritratto. Nel nuovo monastero dei basiliani ne esisteva uno, che però è stato perso durante la spoliazione della chiesa e del monastero avvenuta dopo il loro forzato abbandono a seguito della soppressione del 1865 degli ordini religiosi. Il ritratto era accompagnato dalla seguente descrizione:

“Ill. mus et rev. P. S. T. M. D. Eutychius Ajello Dr. Sorbonicus, socius anglicanus antiquarius, Pr. mus theologus et consilus S. R. M. Regius pensionatus Huius coenobii abbas perpetuus et universi nostri ordinis generalis”.