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Panico da Covid, il dramma degli studenti del Sud: a Reggio Calabria solo 36 giorni di lezione, a Firenze 75. “Adolescenti devastati”, interviene Save the Children

protesta-didattica-a-distanza Foto di Mourad Balti Touati / Ansa

I dati mettono in risalto l’enorme diversità nell’approccio con l’epidemia delle Regioni meridionali come Puglia, Campania e Calabria, dove i governatori hanno espresso maggiormente la volontà di chiudere, rispetto alle realtà ad esempio di Lombardia e Lazio in cui, nonostante l’andamento epidemiologico sia stato nettamente peggiore, hanno prevalso comunque le ragioni scientifiche

E’ passato ormai un anno dalla diffusione del Coronavirus sul territorio italiano ed è proprio a causa dell’emergenza pandemica che gli studenti sono entrati in classe per meno della metà dei giorni previsti dal calendario scolastico. A rivelarlo uno studio rapporto di Save The Children che ha analizzato la situazione nel periodo settembre 2020 – febbraio 2021 su tutto il territorio nazionale e messo fianco a fianco 8 tra le maggiori città del nostro Paese. Le differenze maggiori si notano dal confronto tra nord e sud: mentre a Milano i bambini delle scuole dell’infanzia sono andati in classe per tutti i 112 giorni stabiliti, a Reggio Calabria le lezioni in presenza si sono tenute soltanto 86 volte, a Bari addirittura solamente 48 sui 107 giorni previsti. Lo studio ha preso in considerazione anche Napoli, dove gli studenti delle scuole medie sono andati a scuola 42 giorni su 97, mentre quelli di Roma sono stati in presenza per tutti i 108 giorni previsti.

calabria scuole chiuse spirlìI dati mettono in risalto l’enorme diversità nell’approccio con l’epidemia delle Regioni meridionali come Puglia, Campania e Calabria, dove i governatori hanno espresso maggiormente la volontà di chiudere, rispetto alle realtà ad esempio di Lombardia e Lazio in cui, nonostante l’andamento epidemiologico sia stato nettamente peggiore, hanno prevalso comunque le ragioni scientifiche. L’esempio più plateale è sicuramente Vincenzo De Luca, che ha ormai abituato i campani ai suoi soliti show, ma da qualche tempo anche Nino Spirlì si è reso protagonista di decisioni molto discutibili. Ultima fra tutte quella di emanare un’ordinanza di chiusura delle scuole di ogni ordine e grado (quindi anche gli asili) per due settimane al fine di permettere la vaccinazione del personale scolastico. Eppure la Calabria è in zona gialla da ormai sei settimane, i nuovi positivi e i ricoveri negli ospedali si mantengono su livelli stabili e i dati sembrano avvicinare il territorio alla zona bianca, ovvero quella meno a rischio. La situazione ha generato il caos e i genitori calabresi hanno promesso battaglia in tribunale: in primis perché non esiste alcuno studio che riesca a dimostrare come le scuole siano appunto un cluster di contagi, anzi è scientificamente dimostrato il contrario (le conferme arrivano anche sul piano statistico), e in secondo perché oggi non esiste alcun luogo sicuro e “Covid-free”, quindi la possibilità di contagiarsi può avvenire anche al supermercato, al centro commerciale, in piazza insieme agli amici, a tavola con un familiare.

Tornando ai dati numerici, per quanto riguarda il focus sulle scuole superiori, le giovani e i giovani di Reggio Calabria hanno potuto partecipare di persona alle lezioni in aula per 36 giorni contro i 97 del calendario, mentre i loro coetanei di Firenze sono andati a scuola 75 giorni su 106. “L’obiettivo non era fare una classifica di merito – spiega Save The Children – ma fotografare la situazione ad oggi, anche in vista di nuovi possibili provvedimenti di chiusura delle scuole con l’aggravarsi della situazione sanitaria”. I dati, spiega l’organizzazione, prendono in esame i giorni per i quali le scuole avevano la possibilità di effettuare o meno le lezioni in presenza sulla base dei calendari scolastici regionali, dei Dpcm, delle ordinanze regionali e di quelle comunali di carattere generale. “I dati evidenziano forti differenze fra le città, legate all’andamento del rischio di contagio così come alle differenti scelte amministrative”, spiegano i ricercatori di Save The Children, sottolineando che laddove è stata maggiore l’incidenza della didattica a distanza, gli studenti hanno dovuto fatto registrare le difficoltà legate alla “perdita di opportunità relazionali dirette tra pari e con i docenti”. Di seguito lo schema con tutti i dati completi sulle città di Milano, Roma, Napoli, Bari, Reggio Calabria, Torino, Palermo e Firenze.

Comparazione anno scolastico 2020-21 numero di giorni in presenza

Comparazione anno scolastico 2020/21 – Numero di giorni in presenza

“Sappiamo bene quanto le diseguaglianze territoriali abbiano condizionato in Italia, già prima della pandemia, la povertà educativa dei bambini, delle bambine e dei ragazzi – ha affermato Raffaela Milano, Direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the Children – a causa di gravi divari nella offerta di servizi per la prima infanzia, tempo pieno, mense, servizi educativi extrascolastici. Ora anche il numero di giorni in cui le scuole, dall’infanzia alle superiori, hanno garantito l’apertura nel corso della seconda ondata Covid mostra una fotografia dell’Italia fortemente diseguale, e rivela come proprio alcune tra le regioni particolarmente colpite dalla dispersione scolastica già prima della pandemia siano quelle in cui si è assicurato il minor tempo scuola in presenza per i bambini e i ragazzi. Il rischio è dunque quello di un ulteriore ampliamento delle diseguaglianze educative”. Insomma, lo studio ha messo ancora una volta in risalto il divario territoriale e sociale presente tra nord e sud, terribilmente cresciuto ancora di più con il trascorrere dei mesi in pandemia. La didattica in presenza è un diritto dei giovani, pensare che la DaD sia la soluzione al problema sta solo creando una generazione di bambini impauriti, ansiosi, incapaci di affrontare i problemi, li sta disabituando al rapporto umano e al confronto, alla socialità che dovrebbe accompagnare la crescita di ogni essere umano. Non si può evitare di tener conto di questi aspetti, pensare che apprendere una lezione via computer sia come ascoltare l’insegnante in classe o che questo modo di fare non porterà conseguenze sul piano psicologico. Sono questi gli effetti negativi sulla nuova generazione, i governatori soprattutto del sud sembrano chiudere gli occhi di fronte a questo scenario accompagnando il futuro dei loro territori verso un totale fallimento.

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