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Tra Chamberlain e Don Abbondio

Sergei Lavrov Foto Ansa

Ai nostalgici dell’URSS e ai filorussi italici ha dato manforte Lavrov, il ministro degli esteri russo che, nella sua intervista a una TV italiana, ha detto che mai si sarebbe aspettato che l’Italia – un tempo sede degli amici più fedeli dell’URSS – fosse «in prima fila negli aiuti all’Ucraina e contro Mosca. Per noi è stata una sorpresa. Eravamo abituati all’idea che l’Italia, grazie alla sua storia, sapesse distinguere il bianco dal nero».

Forse avrebbe potuto dire meglio: ‘il rosso dal bianco’.

Non è un caso che Lavrov si sia fatto intervistare da una TV italiana. Nel 2017 un rapporto del Wilfried Martens Centre (Partito Popolare europeo), inseriva l’Italia, con Grecia e Cipro, tra i «collaboratori del Cremlino: [gli italiani] non si sentono minacciati dalla Russia e fanno campagna per un miglioramento delle relazioni, spesso sostenendone gli obiettivi di politica estera a dispetto di ogni atrocità in virtù di presunti interessi economici».

È questa la valutazione che ha spinto Lavrov a mandare qualche ‘pizzino’ ai fan della Russia di sinistra e di destra e agli antiamericani dei cosiddetti movimenti pacifisti che considerano gli Stati Uniti e la NATO come primi responsabili della guerra in Ucraina e non la Russia che l’ha invasa e minaccia tutto il mondo di ‘olocausto’ nucleare.

Lavrov minacciando conseguenze per il nostro paese, voleva insinuare un ulteriore tarlo nell’opinione pubblica italiana, molto incline al donabbondismo, in modo da rompere il fronte interno italiano e il conato di compattezza europea.

In effetti, egli non è nuovo alle minacce; già il 2 marzo scorso si era esibito con una lettera a tutti i componenti della ‘commissione’ difesa della Camera per avvertirli che «i cittadini e le strutture della Ue coinvolti nella fornitura di armi letali e di carburante e lubrificanti alle Forze Armate Ucraine saranno ritenuti responsabili di qualsiasi conseguenza di tali azioni nel contesto dell’operazione speciale militare in corso … Il governo ucraino è diventato uno strumento degli estremisti nazisti e del governo degli Stati Uniti … Le azioni dell’Unione europea non resteranno senza risposta. La Russia continuerà a perseguire i propri interessi nazionali vitali a prescindere dalle sanzioni e dalla minacce. È tempo che i paesi occidentali capiscano che il loro dominio indiviso nell’economia globale è da tempo cosa del passato».

Qualcuno ha lamentato che, a fronte dell’ingombrante persona fisica del russo e della sua logorrea baritonale, sia stata troppo flebile la voce dell’intervistatore il quale, pur manifestando il suo dissenso, non avrebbe avuto la forza di ricacciare in gola al ministro russo l’accostamento che egli ha fatto dell’ebreo Zelinsky all’ebreo Hitler o le altre spericolate e fantasiose giustificazioni dell’aggressione russa all’Ucraina.

La feroce campagna scatenata contro la rete TV che ha mandato in onda l’intervista è solo l’ultima manifestazione di una speculazione politica che ha sollevato il sospetto infamante di un accordo tra Mediaset e il governo russo per lasciare a Lavrov uno spazio propagandistico (uno dei più accaniti e assatanati accusatori è stato Furio Colombo, il quale però non ha mai voluto pronunziare il nome di Berlusconi anche se inistentemente sollecitato a farlo da quella che ormai, per la sua tracotante partigianeria, viene spacciata come bravissima intervistatrice-conduttrice di una TV molto influenzata dall’aria che tira).

Ma, intendiamoci, nessuno avrebbe potuto impedire a Lavrov di dire tutto quello che voleva; spettava invece a noi ascoltarlo e giudicare di ciò che diceva, delle informazioni che pretendeva di darci sui crimini di Bucha, sui nazisti in Ucraina, sull’ebreo Zelensky e sull’ebreo Hitler. Tutti potevamo capire, solo se lo si volesse, quanto false esse fossero e non c’era proprio bisogno che ce lo spiegasse l’intervistatore.

Nessuno si è scandalizzato invece per i toni di ammirata accondiscendenza tenuti da chi, intervistando il Papa per il ‘Corriere della sera’, ha ricevuto alcune risposte che, come vedremo, hanno la loro dose di inaccettabilità.

Non ci meraviglia che il segretario PD, Letta, il cervello rimpatriato da Parigi, abbia voluto approfittare di questa intervista a Lavrov per attaccare a testa bassa offuscando così la giusta scelta politica filoucraina sostenuta dal governo di cui il PD stesso è magna pars; né ci meraviglia che, essendo un uomo à la page, egli abbia fatto ricorso all’arma del twitt, per la verità assai ridicolo nella formulazione: «Buon lavoro ministro # Lavrov. L’abisso. Ma quel che è più grave è che la vicenda dello spot da propaganda di guerra anti Ucraina stia passando, con solo pochi scossoni. Siamo così pochi a pensare che non sia possibile, né accettabile? E che sia un’onta per l’Italia intera? #ReteQuattro. Tutta l’Europa non parla altro che di un Paese, che non è un piccolo paese ma un grande Paese europeo, che non può permettersi di avere una grande tv nazionale che trasmette uno spot di propaganda intollerabile, insopportabile contro un Paese bombardato con frasi ignobili su Hitler e gli ebrei … Io chiedo veramente, e con grandi forze che la vicenda di ieri sera non termini qui, a me scandalizza Trovo sia un’onta insopportabile e quella roba non ci rappresenta, e non c’entra niente con l’Italia che sta chiaramente dalla parte degli aggrediti e non dalla parte di un popolo aggressore che sta commettendo crimini di guerra».

Ci ha meravigliato molto invece che, per singolare coincidenza, anche il presidente Draghi – al quale va il merito di tenere ben dritta e con forza la barra dell’atlantismo – sia stato talmente turbato dalla ‘scarsa professionalità’ dell’intervistatore di Lavrov da farsi venire strane idee in testa: «Si è parlato di intervista ma in realtà è stato un comizio. Bisogna chiedersi se è accettabile di invitare una persona che chiede di essere intervistato senza nessun contraddittorio. Non è granché, non è granché professionalmente, fa venire in mente strane idee, non è granché». Quali siano le ‘strane idee’ non l’ha detto.

Non credo sia accettabile che un presidente del consiglio, forse trascinato dalle pressioni del PD, e un ‘leader’ di un partito che si autodefinisce serio si esibiscano con una tale sciocchezza nel metodo e nella sostanza: 1) nel metodo, perché – anche se con l’intervista si dà all’intervistato visibilità, pubblicità e rilievo – le interviste sono state sempre fatte anche al peggiore dei delinquenti (per es. i famosi ‘scoop’ con il bandito Giuliano o i Brigatisti terroristi) e sono state sempre una fonte importante di informazione sulla vera natura dell’intervistato; 2) nella sostanza, perché non si capisce cosa voglia dire Letta quando minaccia: ‘la cosa non finisce qui’.

Forse Letta vuole andare a prendere a schiaffi Lavrov? oppure radiare dall’albo dei giornalisti l’intervistatore di Lavrov o censurare le attività dei mezzi d’informazione?

Ma non è stato un bene far parlare Lavrov che, con la sua protervia, ci ha svelato per intero i fini perseguiti dalla Russia di Putin e la mentalità (antisemita) che li partorisce?

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L’ultima di Putin l’abbiamo sentita il 9 maggio, nel giorno della parata sulla Piazza Rossa, quando ha spiegato che la Russia è stata costretta a lanciare l‘operazione militare speciale per prevenire un attacco alla Crimea. Penso che questa penosa menzogna sia stata suggerita a Putin dai molti che indicano la NATO come responsabile di avere provocato la Russia accerchiandola.

Il Papa, con un linguaggio poco ‘curiale’ e, a dire il vero, piuttosto ‘fuori dai gangheri’, ha detto che «l’abbaiare della Nato alla porta della Russia ha indotto il capo del Cremlino a reagire male e a scatenare il conflitto. Un’ira che non so dire se sia stata provocata ma facilitata forse sì». Il linguaggio del Papa non ci sorprende essendo egli anti-occidentale, e anti-britannico, fino al midollo. Però, forse è utile ricordargli che, se non ricordo male, ‘cane che abbaia non morde’.

Volendo andare a Mosca per perorare la pace, forse il Papa ha pronunziato quelle parole esplosive sulla NATO per ingraziarsi Putin e, infatti, sono state una grande e sorprendente concessione alla propaganda russa; alcuni media molto vicini al Cremlino – Moskovsky Komsomolets, vecchio megafono ‘leninista’, e Russia Today, arnese della propaganda putiniana – hanno dato grande risalto alle parole di Francesco.

Peccato che esse non siano bastate a muovere il cuore di Putin all’accoglienza forse perché il Papa avendo dato un colpo alla botte, ne ha poi dato un altro al cerchio: non è stato tenero neppure con Cirillo, il ‘chierichetto di Putin’. Se lo dice lui!

Ma l’infelice ‘battuta’ su Cirillo ha fatto infuriare tutta la piazza Rossa: Cirillo non si sente affatto un ‘chierichetto’ ma il ricco ideologo della «battaglia metafisica contro l’Occidente degenerato» e il padrino del fulgido destino imperial-sovietico partorito da Putin; sicché egli ha accusato il Papa di minare non solo il dialogo ‘ecumenico’ ma anche l’agognato dialogo con il padrone della pace e della guerra, il suo collega KGB, Putin.

Anche se la storia insegna che le belle parole non sono mai state sufficienti per porre fine all’inutile strage, continuo a sperare che il Papa riesca nel suo intento ma temo che, se mai Putin lo riceverà – naturalmente alla debita distanza stabilita dal lungo, brutto, pacchiano tavolo che solitamente egli interpone tra sé e i suoi ospiti – il suo ghigno non sarà meno beffardo.

Purtroppo però la speranza di pace che il Papa giustamente alimenta dal punto di vista della ‘fratellanza cristiana’ viene anche usata da alcuni a scopi di parte per dare alimento alle fungaie che in Italia stanno dando una ricca produzione di funghi Chamberlain.

‘Bizzarro popolo’ diceva Churchill degl’italiani.

Potremmo pure essere lieti di sentire vecchi laicisti-ateomarxisti – tra i quali l’elegante paroliere Bertinotti – invocare l’autorità del Papa. Ma la loro adesione all’opinione papale è del tutto strumentale e ipocrita. Nella migliore delle ipotesi si tratta di ‘pacifisti’ – umanitari, utopisti che poco tengono conto dei fatti – e, nella peggiore, di filorussi in parte perché antiamericani, in parte perché nostalgici della vecchia patria del comunismo sovietico: nostalgia che in Italia è assai diffusa ed è ben riposta visto che i carri armati russi spesso inalberano la vecchia bandiera rossa durante le loro incursioni a Mariupol, a Kherson, a Kharkiv e che, il 9 maggio scorso, Mosca è stata bardata di quelle bandiere durante la parata militare a passo d’oca, molto minacciosa nonostante le avvenenti soldatesse in minigonna.

Uno schieramento strano, da circo mediatico, che unisce antiamericani di tutte le ideologie e, che, usando l’offensiva espressione guerra per procura – cioè combattuta dagli ucraini come mercenari di Washington – teorizza la necessità morale della resa di Kiev.

Alcuni, poi, si oppongono alla decisione dei paesi alla fornitura di armi agli ucraini e distinguono le armi difensive da quelle offensive (anche se non varrebbe la pena di parlarne, mi riferisco alla strana coppia Conte-Salvini, cui vanno aggiungendosi quanti stanno scivolando nella preoccupata tentazione di raccattare qualche voto in più) pretendendo che agli ucraini venga interdetto un uso offensivo di esse; come è lapalissiano si tratta di una distinzione quasi da ‘quadratura del cerchio’ a meno che non si voglia ridurre la prima categoria di armi alle mani nude.

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Non si contano coloro che sparano contro gli Stati Uniti colpevoli di avere soggiogato l’Europa e vogliono restaurare l’autonomia dell’UE dagli SU sulla base di ipotetici interessi divergenti da quelli degli Stati Uniti, sui quali si fa pendere il sospetto di voler scaricare sugli europei i costi maggiori della guerra e di vendergli gas o petrolio o tecnologia militare. Insomma, vi è una forte tendenza ad attribuire ad americani e britannici la volontà di prolungare la guerra alla Russia per interposta Ucraina. Ecco perché, a loro avviso, servirebbe una grande e coraggiosa iniziativa politica tale da rompere la sudditanza dell’Europa verso l’America.

Tutto ciò ha solo l’apparenza del vero: in questi ultimi settanta anni, i costi maggiori – non solo economici – della difesa dell’Occidente contro la minaccia del comunismo sovietico sono stati sopportati dagli Stati Uniti tenendo sempre aperto l’arsenale della democrazia di rooseveltiana memoria.

Per promuovere tale iniziativa si è tenuta una manifestazione di intellettuali con lo slogan della ‘pace proibita’.

Da chi? Questi indomiti promotori della trattativa (da ultimo Berlusconi che, come fa spesso, ha poi corretto il tiro) chiedono a gran voce un’iniziativa europea per imporre a Kiev di cessare il fuoco: la Russia così potrà portare la pace. Il loro antiamericanismo ‘viscerale’, come un tempo si diceva dell’anticomunismo, li acceca al punto da addossare la responsabilità della guerra agli americani e da scambiare i loro slogan per grandi idee di pace.

Su qualche giornale abbiamo potuto leggere che la «NATO boicotta il negoziato» e che «i nostri padroni, Biden e Johnson, teorizzano una guerra di anni non più per difendere gli ucraini ma per sconfiggere Putin».

Forse si pensa che gli ucraini facciano la guerra per ‘far vincere Putin’? Certo, farlo perdere sarà difficile se non impossibile ma ciò non toglie che gli ucraini abbiano il diritto di difendersi come meglio credono ed è certo che sia nostro dovere aiutarli anche perché è nostro interesse che la Russia non si espanda.

Ma nessuno dice apertamente in cosa debba consistere tale iniziativa, quali le concessioni che l’Ucraina dovrebbe fare alla Russia.

Lavrov invece l’ha detto: la condizione minima è la denazificazione, la smilitarizzazione, la neutralità dell’Ucraina nonché il mantenimento alla Russia della Crimea e del Donbass, collegati fra loro lungo il mare di Azov da Mariupol alla Crimea, e, lungo la costa del Mar Nero, fino ad Odessa e alla Transnistria (anche la Moldavia?); egli ha pure spiegato come intende ottenere queste condizioni: «La Russia non ha mai interrotto gli sforzi per arrivare a un accordo che eviti una guerra nucleare, una Terza guerra mondiale … Non vogliamo rovesciare Zelensky. Non puntiamo a un cambio di regime a Kiev, questa è una specialità degli americani. Non chiediamo nemmeno che si arrenda. Quello che chiediamo è che interrompa le ostilità e lasci andare i civili. Vogliamo fare in modo che dall’Ucraina non vengano più minacce per la Russia». La solita storia del lupo e dell’agnello.

Il che significa che l’alternativa alle richieste di Mosca è la guerra nucleare. O, come dice il tenebroso Aleksandr Dugin, l’ideologo di Putin che fisicamente ricorda Rasputin, «i russi faranno veramente di tutto per raggiungere i loro obiettivi. Anche fino a una ‘collisione nucleare’». In effetti, questa non è l’unica alternativa di cui dispone la Russia – l’unica che, suicidandosi, le consentirebbe di dare un colpo mortale anche all’Occidente; in realtà essa ne sta già maneggiando un’altra assai pericolosa per la pace mondiale, quella del ricatto alimentare (blocco delle esportazioni dei cereali dall’Ucraina e rialzo del prezzo di quelli russi) che potrebbe fare esplodere interi continenti.

La guerra in Ucraina è un pretesto, siamo d’accordo: ma è un pretesto usato dalla Russia – l’ha rivelato Lavrov senza giri di parole – per «costringere l’Occidente a smettere di spingere per un cosiddetto ordine mondiale unipolare dominato dagli Stati Uniti e dai suoi alleati», per ottenere un ordine mondiale che le conceda una sfera d’influenza più o meno ricalcante quella di Yalta e un potere di ricatto come quello che gli fu dato quando, tra le altre cose, a Stalin fu consegnata Königsberg (oggi Kaliningrad) dal cui territorio ora la Russia minaccia di far sparire in 200 secondi Londra, Parigi e Berlino.

Un nuovo ordine mondiale multipolare dovrebbe e potrebbe essere discusso pacificamente; Putin ha invece scelto la via della guerra, della violazione dell’indipendenza degli stati, della restaurazione del principio e del fatto della ‘sovranità limitata’: la forma con cui la Russia vuole oggi estendere il suo dominio sull’Europa non è più quella della distruzione del regime capitalistico, ma è infatti quella della sovranità limitata. Convinto di avere in pugno quasi tutta l’Europa a causa della dipendenza dalle fonti energetiche e da altre materie prime russe, Putin intende imporre a molti paesi europei la ‘finlandizzazione’ – mentre Finlandia e Svezia sono costrette ad abbandonare la neutralità secolare per timore dell’imperialismo russo – e la fine del ruolo degli Stati Uniti in Europa.

Chi si preoccupa dei costi economici e dei rischi militari che sanzioni alla Russia e aiuti all’Ucraina comportano, chi tende a contrapporre gl’interessi anglo-americani a quelli dell’Europa, in effetti non tiene conto degli interessi geopolitici comuni tra le due sponde dell’Atlantico.

Se in Italia e in Europa continueremo a dividerci sui rapporti con la Russia, se continueranno a crescere le pulsioni antiamericane e antibritanniche, lo spirito ‘isolazionista’ potrebbe venire risvegliato in America e, allora, l’Europa sarà lasciata al triste destino che conobbe tra le due guerre mondiali.

Questo non possiamo, non dobbiamo permetterlo. La pace e la libertà si ottengono resistendo alla violenza e non arrendendosi alla schiavitù: l’Ucraina ne sta dando la prova.