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Reggina, il paradosso dei reparti e il primo campanello d’allarme

conferenza Lafferty Foto StrettoWeb / Salvatore Dato

Reggina, il paradosso dei reparti e il primo campanello d’allarme: l’analisi dopo il pari di oggi in casa del Pordenone

Qualche giorno fa, dopo 4 giornate, in altra pagina scrivemmo: “niente drammi”. Oggi, dopo la quinta giornata disputata, scriviamo: “niente drammi”. Ovviamente non può bastare qualche giorno e un’altra partita disputata, la prima in cui si subisce l’avversario, a sbilanciarsi in giudizi affrettati e per cui è necessario attendere ancora altri avversari e altre situazioni di gioco. Oggi la Reggina, dopo aver dominato nei primi quattro turni, non raccogliendo tra l’altro quanto seminato, si è fatta per la prima volta sovrastare dall’avversario, il Pordenone, che nella ripresa ha alzato i giri del motore rimontando l’iniziale vantaggio di Liotti. Il pari è arrivato, con il cuore, con la forza della disperazione e con un po’ di fortuna, restituendo così almeno un punto dei quattro persi tra Entella e Cosenza. E’ il calcio. Il calcio dà e il calcio toglie.

“Niente drammi” dicevamo, dunque, ma le giornate iniziano a passare ed è possibile cominciare sempre meglio a conoscere questa squadra, con i suoi pregi e con i suoi difetti. Da qui nasce un paradosso particolare, quello sui reparti. C’è una difesa che, soprattutto singolarmente, spesso giganteggia, si dimostra solida e concentrata, ma che prende gol, tramite episodi, disattenzioni, sfortuna. E poi c’è un attacco che non punge, negli elementi, se non grazie all’estro e alla fantasia di Menez, ma che comunque i gol li fa. Pochi rispetto a quanto creato? Sì, ma li fa, e li ha sempre fatti a parte che nel derby. Analizziamo queste riflessioni.

La prestazione di oggi del pacchetto arretrato, considerando i due gol presi, può far pensare a un reparto non impeccabile. E’ vero. Una difesa perfetta i gol non li prende. Ma una difesa perfetta lo è anche per una fase di non possesso collettiva, con il centrocampo e l’attacco a protezione della linea e nessun errore in fase di disimpegno (vero, Lafferty?). Le prestazioni di Cionek e Delprato la dicono lunga in merito a questo argomento, così come è quasi sempre stato per il capitano Loiacono.

Veniamo all’attacco. Come una sorta di bizzarra contrapposizione, i gol arrivano nonostante un reparto che non offre ad oggi totali garanzie. E infatti a segnare in queste prime giornate, a parte Menez, non è stato nessun attaccante. Può considerarsi un campanello d’allarme? Sì se si guarda a queste prime partite, no se si attende una condizione fisica di tutti migliorabile e il rientro appieno anche di Charpentier, su cui aumenta a maggior ragione la curiosità. Di certo, un Denis in ossigeno (ma che oggi non ha demeritato), un Lafferty evanescente e un Vasic ancora da scoprire – almeno stando ad oggi – non aiutano nelle valutazioni. Soprattutto qualora si dovesse continuare a creare e non concretizzare, a far segnare esterni, centrocampisti e difensori (ma non attaccanti) e a non sopperire ad eventuali altre assenze di Menez.

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