Reggio Calabria, ragazzo disabile “umiliato” al supermercato: lo struggente racconto della mamma

Reggio Calabria, la lettera al direttore di StrettoWeb con cui una mamma denuncia l’umiliazione che il figlio affetto affetto da distrofia muscolare di Duchenne è stato costretto a subire al supermercato

Un racconto struggente con cui una mamma reggina ha voluto testimoniare il trattamento subito dal figlio in un noto supermercato di un centro commerciale: di seguito il testo della lettera, che riportiamo integralmente:

Gentile Direttore,

sono la mamma di un ragazzo di 22 anni affetto da distrofia muscolare di Duchenne. Vorrei raccontare quanto accaduto a mio figlio lo scorso 21 Maggio. Come ogni pomeriggio incoraggio mio foglio Federico a recarsi alla Conad di Villa San Giovanni,  situata all’interno del centro commerciale “La Perla dello Stretto”, per effettuare alcuni acquisti utili alla famiglia, in compagnia di un suo amico ovviamente, perché per lui da solo sarebbe impossibile visto il grado di invalidità, del 100%, che la malattia produce. Io, ad ogni modo, rimango sempre nei “paraggi”, e così è stato anche per giorno 21, in quanto il mio reale intento non è quello di farmi svolgere delle “commissioni”, ma bensì quello di cercare di far sviluppare a mio figlio  un senso di fiducia nei propri mezzi e incoraggiarne l’autostima. Venendo ai fatti mio figlio, dopo aver effettuato gli acquisti da me richiesti, si recava ad una delle casse aperte. Quando è arrivato il suo turno il cassiere, gli ha chiesto davanti a tutti i presenti di fargli verificare il contenuto dello zainetto che lui porta attaccato dietro la carrozzina per avere con sé pochi ma indispensabili oggetti personali ( per ragioni di ordine pratico gli è impossibile usufruire delle tasche dei pantaloni). Mio figlio, stupito delle richiesta ed impedito a prendere personalmente lo zainetto, ha chiesto all’amico di porgerlo al cassiere. Aveva paura che qualcuno dei presenti pensasse che lui avesse potuto rubare qualcosa, e sapendo di non averlo fatto, ha preferito acconsentire alla richiesta nonostante il senso di umiliazione che ne derivava. Ovviamente il controllo ha rilevato come nulla fosse stato inserito fraudolentemente nello zaino. Mio figlio ha anche chiesto se venissero controllate dunque tutte le borse personali delle signore in coda alla cassa, ma la risposta del cassiere è stata negativa. In sostanza trattamento riservato solo a lui.

Il risultato di quanto accaduto è  che adesso mio figlio non vuole più tornare al Conad per fare la spesa in autonomia e la sua autostima ne ha risentito molto. Personalmente trovo assurdo che una grande azienda come la Conad consenta ai suoi dipendenti di trattare in questo modo discriminatorio e offensivo le persone affette da disabilità, e dico questo in virtù del fatto che quando mio marito è andato a parlare dell’episodio col direttore del supermercato  quest’ultimo, invece di scusarsi e cercare di rimediare, magari facendo chiedere scusa al ragazzo, ha provato a minimizzare l’accaduto difendendo il dipendente. Quindi non si può parlare di errore del singolo, il direttore sicuramente conosce le politiche aziendali. Forse alla Conad di Villa San Giovanni non gradiscono persone sulla sedia a rotelle? Devo dire, per onore di verità, che prima di quel giorno mai altri dipendenti avevano trattato male mio figlio ed anzi lui si è sempre sentito alla Conad quasi come a casa. Fino alla mattina di giorno 21 Maggio. Da allora non è più così. Cordiali saluti.

La mamma di Federico

A corredo dell’articolo un’mmagine di repertorio a puro scopo illustrativo

Reggio Calabria, la Conad della Perla dello Stretto risponde alla lettera della mamma di Federico: “nessun atteggiamento discriminatorio e offensivo”


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