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Reggina-Pisa in 7 fermo-immagine: dalla squadra lunga alle praterie a centrocampo, ma c’è un momento esatto in cui cambia la partita

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7 fermo-immagine inquadrano alcuni limiti della Reggina visti ieri nella sfida persa contro il Pisa

70. Nella tombola napoletana, visto che manca un mese al Natale, il significato del numero 70 è o palazz. Il palazzo. Un po’ come quello che ha deciso di erigere ieri sera la Reggina proprio al minuto 70. E’ da lì che tutto cambia, è da lì che gli amaranto scelgono di “concedersi” definitivamente all’avversario. Si fanno schiacciare, indietreggiano. L’uomo in meno ha di certo influito ma, come spiegato ieri nel nostro editoriale, non è più un alibi, non lo può e non lo deve essere. Ma andiamo con ordine, perché questa non è l’unica nota stonata di una serata in cui sono emersi alcuni limiti, che proveremo ad illustrare con dei fermo-immagine.

I primi fotografano una squadra – insolitamente, perché è giusto sottolinearlo – lunga e sfilacciata, con una distanza abissale tra i reparti e un enorme buco a centrocampo. Gli esterni, con spiccate caratteristiche offensive, più attenti ad offendere che a difendere, oltre che impegnati ad inserirsi in area così come Folorunsho, che ha fatto il Bianchi della situazione ritrovandosi spesso in posizione avanzata. Danno, questo. In più di una circostanza, infatti, nei capovolgimenti di fronte, si è ritrovato il solo Crisetig a coprire maldestramente il terzetto difensivo, a sua volta lontano e staccato, costringendo il centrocampista al fallo tattico e sistematico in caso di perdita del possesso (da qui le due ammonizioni di cui la seconda, ricordiamolo, esagerata). Di seguito alcuni fermo-immagine che evidenziano la situazione sopra descritta.

 

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Ecco il primo esempio. Crisetig (cerchio rosso) si trova sull’esterno e si è appena fatto saltare, Di Chiara e Situm stanno rientrando, è addirittura Cionek (cerchio azzurro) a dover uscire, con il Pisa in ripartenza e con i soli due difensori Loiacono e Rossi a coprire.

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L’enorme spazio a centrocampo è la logica conseguenza di una squadra lunga e sfilacciata, senza compattezza, equilibrio e giusta copertura. I due fermo immagine in alto ne sono la spiegazione. Nella prima delle due si può evidenziare lo spazio a disposizione di Vido, che sfiorerà il palo tirando da fuori. Nella seconda c’è praticamente un replay, ma un minuto dopo. Qui il gol arriva, ma è fuorigioco.

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La lunghezza tra i reparti e i buchi a centrocampo non sono evidenti soltanto in fase difensiva, ma anche in fase offensiva. In alto, gli altri due screen che lo dimostrano. Nel primo si può vedere Di Chiara (cerchio rosso) in posizione di trequartista, con Bellomo sulla fascia e Crisetig spostato dietro. Nel secondo, addirittura, si vede abbastanza bene quanto spazio c’è tra il terzetto difensivo (linea nera) e il resto della squadra, con Folorunsho sulla fascia e la linea rossa a scandire la fase offensiva. Una conseguenza, sia chiaro, nata anche per via di una fase di pressing del Pisa senza capo né coda.

Negli ultimi due fermo-immagine, invece, il significato del famoso 70 citato ad inizio articolo. E’ lì che cambia infatti la gara, è lì che Toscano sostituisce i due esterni e decide di abbassarsi. Se Situm e Di Chiara, per caratteristiche, garantivano pericoli e sfilacciatura in fase di non possesso, permettevano però allo stesso modo di tenere il baricentro alto, grazie anche al gran lavoro di sacrificio di Bellomo. Con l’ingresso di Delprato e Liotti (difatti due terzini più che due ali), oltre che di Mastour – che in quanto a pressione sull’avversario, per caratteristiche, non ne vuole sapere – tutto cambia. Fisiologicamente la squadra si abbassa, anche perché sulle gambe, e con essa lo fa German Denis. El Tanque, che fino al 70′ aveva svolto un prezioso lavoro di sponda per far rifiatare la squadra tenendo alta la loro difesa, dai cambi in poi diventa a tutti gli effetti un difensore aggiunto.

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Il cerchio rosso è quello che contraddistingue Denis in entrambi gli screen. Da evidenziare dove staziona prima (57′) e dopo (80′). Il cerchio giallo nella seconda immagine sottolinea invece la posizione di Delprato, che per caratteristiche tende a temporeggiare e aspettare l’avversario.

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