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Coronavirus – Si studiano i nuovi criteri per ‘colorare’ le Regioni: meno peso all’RT, più importanza a contagi e ricoveri

Coronavirus, al vaglio nuovi criteri per determinare zone rosse, arancioni e gialle per le Regioni d’Italia: meno peso all’RT, più a contagi e ricoveri

Zone rosse, zone arancioni, zone gialle: al tempo del Coronavirus la cartina dell’Italia si legge a colori. La categorizzazione che va dal colore più tenue (giallo) a quello più acceso (rosso), indica il fattore di rischio presente sul territorio in relazione all’emergenza Coronavirus e ne determina l’applicazione di misure più o meno severe per contenere il pericolo dei contagi. Intuibili le restrizioni sulle libertà personali e l’impatto sull’economia che il cambio di colore, tendente al rosso, ha sulla Regione in questione. Alcuni governatori credono che l’attuale algoritmo penalizzi il proprio territorio, facendo rientrare la Regione in una categorizzazione più severa rispetto al reale pericolo presente. Per questo motivo al Governo si sta discutendo di un possibile cambio dei criteri che determinano le zone.

Le Regioni premono per diminuire i famosi 21 indicatori che dallo scorso aprile misurano l’andamento dei contagi e la capacità di far fronte ad essi, il tracciamento e la situazione ospedaliera sui vari territori italiani. Il meccanismo che prende in esami i dati in base agli algoritmi che valutano ‘probabilità di diffusione’ (che si basa sull’RT) e ‘impatto’ (sovraccarico dei servizi sanitari) potrebbe essere snellito. Il Governo si valuta la possibilità di passare da 21 indicatori a 5: percentuale di tamponi positivi, l’indice RT , il tasso di occupazione dei posti letto totali e le risorse per il contact tracing. Resteranno le tre colorazioni applicate fin qui e non si potrà eseguire il doppio passaggio di grado (rosso-giallo).

La novità è quella di dare più peso a due indicatori: il numero di contagi per abitanti, con una possibile soglia minima di rischio di 50 positivi ogni 100.000 abitanti; la pressione sugli ospedali, calcolata in base ai ricoveri in terapia intensiva e negli altri reparti. Meno importanza verrà data invece all’indice RT: se da una parte infatti esso risulta fondamentale per studiare il trend dei contagi, dall’altra un suo abbassamento verso la soglia al di sotto dell’1 (un positivo non contagia più un’altra persona) non è reale garanzia di minore rischio e dunque di avere l’epidemia sotto controllo.