Diabolik, playboy, tanti morti “da riempire un cimitero”. Chi è Matteo Messina Denaro, l’ultima ‘Primula Rossa’

Arrestato Matteo Messina Denaro, l'ultima 'Primula Rossa' di Cosa Nostra. La storia del boss siciliano latitante da 30 anni

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A 30 anni dalla cattura di Totò Riina, con un incredibile coincidenza temporale, lo Stato infligge un nuovo duro colpo alla malavita. Arrestato nella mattinata odierna Matteo Messina Denaro, l’ultima ‘Primula Rossa‘ di Cosa Nostra. Il boss di Castelvetrano, 60 anni, si era reso latitante dopo la cattura di Riina. Da lì l’inizio del ‘mito criminale’, se così può essere definito.

Da “U siccu” a “Diabolik”: i soprannomi del boss

Gestiva un grande impero criminale, ma viveva come un fantasma. Gestione maniacale della latitanza, protetta grazie a una schiera di fidati fiancheggiatori. Su di lui una taglia da un milione e mezzo. Di lui si avevano solo alcune immagini che ne hanno consolidato la figura: Ray Ban, camicie griffate, espressione da playboy con diverse donne ai suoi piedi. Amante delle Porsche e dei Rolex d’oro, appassionato di videogiochi, divoratore di fumetti. Da uno in particolare, ‘Diabolik’, aveva mutuato il soprannome poichè, si dice, volesse montare due mitra sul frontale della sua Alfa 164. I suoi fedelissimi lo chiamavano ‘Testa dell’acqua‘, fonte inesauribile di un fiume sotterraneo. I biografi lo avevano soprannominato ‘U siccu‘ (il magro).

Il boss playboy: le donne e la storica lettera alla fidanzata

Come detto, il suo fascino fece girare la testa a diverse donne. La prima fu Andrea, giovane e bella austriaca che lavorava in un albergo di Selinunte. La ragazza si trasferì improvvisamente in una villa di Triscina, affittata dal boss. Il motivo? Di lei si era invaghito il direttore dell’albergo, Nicola Consales, ucciso nel 1991 da due scariche a bruciapelo a Palermo.

Poi fu il turno di Francesca Alagna che a Matteo Messina Denaro diede anche una figlia, Lorenza. Le due hanno lasciato la casa del padrino nel 2013: non è mai stato chiarito se per un atto di ribellione, o per (più probabile) lasciare la casa assediata da polizia e carabinieri. Nel 2021 Lorenza ha avuto un bimbo che non si chiama Matteo come il nonno.

La latitanza di Matteo Messina Denaro, iniziata nel giugno del 1993, è legata proprio a una donna. L’annuncio, infatti, avvenne con una lettera indirizzata alla fidanzata dell’epoca, Angela.Sentirai parlare di me – le scrisse – mi dipingeranno come un diavolo, ma sono tutte falsità“.

La donna più importante fu, probabilmente, Maria Mesi che per lui si prese anche una condanna per favoreggiamento per averlo ospitato e accompagnato durante la latitanza. “Sei la cosa più bella che ci sia“, gli scriveva in uno dei ‘pizzini’ intercettati dagli investigatori. Nella corrispondenza rinvenuta in casa di Filippo Guttadauro, cognato del boss latitante, sono riaffiorati dettagli dell’amore fra i due. “Avrei voluto conoscerti fin da piccola e crescere con te, sicuramente te ne avrei combinate di tutti i colori perché da bambina ero un maschiaccio“, gli scriveva.

I festini hard del boss Matteo Messina Denaro con le donne palermitane: il racconto a luci rosse

Falcone e Borsellino, le bombe nel Continente, il piccolo Di Matteo

Ferocia e pragmatismo, i due volti che ne hanno contraddistinto la carriera criminale. Figlio del boss ‘don Ciccio‘, morto latitante nel 1998, a 14 anni sapeva già sparare, a 18 il primo di tanti omicidi. “Con le persone che ho ammazzato io, potrei fare un cimitero“, affermava. Succede al padre prendendo in mano il mandamento di Castelvetrano, nel 1989 incassa la prima denuncia per associazione mafiosa.

In linea con la strategia stragista dei corleonesi, dei quali, come suo padre, resterà sempre fedele alleato, è coinvolto nelle stragi del ’92 in cui persero la vita i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. La procura di Caltanissetta, a ottobre del 2020, lo ha fatto condannare all’ergastolo per i due attentati. Secondo gli investigatori sarebbe stato presente al summit voluto da Riina, nell’ottobre del 1991, in cui venne pianificata la morte dei due magistrati. Secondo le rivelazioni dei pentiti, faceva parate del commando che avrebbe dovuto eliminare Falcone a Roma, tanto da aver preso parte a pedinamenti e sopralluoghi organizzati per l’attentato. Da Palermo, però, arrivò lo stop di Riina: Falcone venne ucciso qualche mese dopo a Capaci. Messina Denaro ricoprì un ruolo importante anche nelle stragi del 1993 a Roma, Firenze e Milano. Imputato e processato è stato condannato all’ergastolo per le bombe nel Continente.

Condannato al carcere a vita per la tristemente nota vicenda relativa al sequestro e all’omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo, figlio del pentito rapito da un commando di Cosa Nostra, poi strangolato e sciolto nell’acido nel 1996, dopo quasi due anni di prigionia. Una pioggia di ergastoli il boss li ha avuti anche nei processi Omega e Arca che hanno fatto luce su una serie di omicidi di mafia commessi tra Alcamo, Marsala e Castellammare tra il 1989 e il 1992.

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