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Sarebbe bene che i nostri ragazzi riflettessero

protesta iran Foto di Orietta Scardino / Ansa

di Graziella Tedesco – Conobbi la Questione Iraniana quando aveva quattordici anni e cioè quarant’anni fa. Allora si usava trascorrere le serate d’estate seduti sui muretti, scherzando, discutendo di questioni serie, meno serie e soprattutto del più e del meno. Ebbi la fortuna di avere come vicino di casa, solo per i periodi estivi però, un ragazzo iraniano Mohamed K. che di anni ne aveva dieci più di me e che aveva sposato Mariella M., una mia vicina di casa che viveva e lavorava a Torino. Mohamed venne inviato dalla Scià di Persia nella capitale cavuriana per studiare al Politecnico della città. Il mio amico pensò bene di innamorarsi della mia vicina e di sposarla. Mohamed ragazzo dall’intelligenza fuori da ogni canone di identificazione, dopo il matrimonio, non interruppe mai i rapporti con il suo paese anzi quando i venti della Rivoluzione Iraniana cominciarono a soffiare, lui diede un bacio sulle labbra a sua moglie e partì per combattere per il suo paese. Il mio amico rimase a Teheran due anni e cioè fino a quando Khomeini, che tante cose aveva promesso agli Iraniani, assestò il suo potere. Mohamed si rese conto d’aver fatto un grosso errore di prospettiva quando in vacanza in Iran, Mariella sua moglie, rischiò di essere arrestata da un militare adolescente solo perché il suo velo si era leggermente abbassato. A Mohamed che assistette alla scena ghiacciò il sangue nelle vene anche perché aveva un mitra puntato alla testa, comunque ripresosi dalla paura rientrò in fretta e furia in Italia, scioccato da ciò che era accaduto a sua moglie ma soprattutto sconvolto da come si erano messe le cose nel suo paese. Mohamed aveva lottato per la libertà contro l’oppressione dello Scià e nel giro di poco tempo il suo paese si era ritrovato sotto l’oppressione di una teocrazia barbara e ancestrale. Il mio amico venne richiamato più volte dal regime ma lui si rifiutò categoricamente di lasciare l’Italia anche perché la madre ed il fratello gli scrivevano e gli raccontavano di come il vento della rivoluzione si era trasformato piano piano in un tornado dittatoriale che risucchiava tutto e tutti. Mohamed venne perseguitato a distanza, gli fu impedito di vedere la madre vecchia e malata ed il fratello. Ai famigliari del mio amico veniva riconosciuto il visto per entrare in Italia ma poi al momento del decollo dall’aeroporto di Teheran i suoi venivano bloccati alla partenza. La madre di Mohamed soffrì tantissimo e morì senza vedere suo figlio. Con Mohamed, che aveva la morte nel cuore, d’estate seduti sul muretto discutevamo di questi avvenimenti, ricordo di quando mi raccontò di come iniziò a soffiare nel paese il vento della rivoluzione e di come la tigre della rivolta venne cavalcata da chissà quale potenza che preferiva una dittatura teocratica ad una monarchia a tratti liberale a tratti tirannica. Mohamed mi spiegò di come il malcontento  iniziò a serpeggiare nelle sinagoghe e nelle catacombe iraniane, era lì che i rivoltosi, si ritrovavano e discutevano di come riacquistare la libertà perduta. Nessun Iraniano allora pensava che una dittatura religiosa avrebbe sostituito il potere dello Scià, non lo pensava Mohamed e non lo pensava nessun’altro. La Storia però ha dettato il seguito ma non ha tenuto conto però che Lo Scià di Persia però con la sua “Rivoluzione bianca”, aveva modernizzato il paese. Le ragazze Iraniane studiavano all’Università di Teheran e avevano l’obbligo di non indossare il velo e di vestire all’occidentale ed i ragazzi Iraniani forti di un’altissima specializzazione e formazione nei vari settori lavorativi e manageriali lavoravano e nel proprio paese e nelle più prestigiose capitali mondiali. Con Mohamed, che intanto era diventato ateo, siamo pervenuti più volte alla conclusione che non c’è nessuna forma di Stato e di Governo che possa reggere se alla base c’è la sopraffazione della libertà individuale. Non può reggere una Monarchia, una Tirannia, una finta Democrazia se c’è qualcuno all’interno del governo che pensa di limitare o soffocare la libertà e l’autodeterminazione anche di una singola persona. Questo è quello che sta accadendo in Iran in questo momento ed è quello che è accaduto a Mariella M. quant’anni fa che rischiò di essere arrestata perché il suo velo non era a posto. La stessa cosa è accaduta anche a Mahsa Amini ma lei a differenza di Mariella M., è stata arrestata ed uccisa e dopo di lei decine e centinaia e miglia di ragazze che, adesso, tolgono il velo in segno di protesta. In questo momento in Iran il vento della rivoluzione sta soffiando di nuovo, non sappiamo se qualche altra potenza sta cavalcando ancora questa tigre, lo scopriremo tra qualche anno. Adesso ci sono delle ragazze che si stanno facendo uccidere di botte pur di dire No all’oppressione e No a chi decide per la loro esistenza. Sarebbe bene che i nostri ragazzi riflettessero su quanto sta accadendo ai loro coetanei che vivono a poche ore di aereo da qui. La libertà, l’autodeterminazione sono beni preziosi, sono diritti inalienabili di ogni uomo e di ogni donna sulla terra, nessuno li può calpestare, nessun uomo e nessun governo.