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Reggio Calabria, l’accorato appello: “fermare lo scempio di Piazza De Nava”

La nota della società dei Territorialisti e delle Territorialiste, che si dice profondamente contraria alla demolizione di Piazza De Nava

Piazza De Nava Foto di Salvatore Dato / StrettoWeb

“La società dei Territorialisti e delle Territorialiste, come già altre organizzazioni urbanistiche e ambientaliste, fa appello al buon senso ed al civismo di istituzioni e forze sociali reggine, calabresi e nazionali, perché si accolgano le istanze di associazioni e cittadini di Reggio Calabria e si blocchi la realizzazione del progetto, profondamente sbagliato, portato oggi avanti dalla Soprintendenza e dal MIC. Si coinvolgano invece popolazione e organizzazioni culturali e professionali, nonché la stessa Università Mediterranea, in un progetto di reale riqualificazione e non di totale sfascio e demolizione di piazza De Nava, luogo cospicuo e nodo fondamentale dell’assetto urbanistico reggino. Il dibattito e le opposizioni al progetto emerse negli ultimi mesi hanno eloquentemente illustrato fondatezza, correttezza e legittimità delle istanze di ritiro del progetto attualmente in itinere. Ci limitiamo qui a ricordarne alcuni tra i problemi più gravi”. Si apre così la nota della società dei Territorialisti e delle Territorialiste, che si dice profondamente contraria alla demolizione di Piazza De Nava.

“Innanzitutto – si legge ancora – il progetto ignora l’urbanistica reggina e il ruolo di snodo fondamentale giocato da Piazza de Nava nell’intero assetto ecologico e sociomorfologico della città di Reggio. L’elaborato in questione infatti cancella la funzione di cerniera urbanistica strutturale per la città significato dallo spazio in questione. Non c’è traccia – e neppure sentore – nel lavoro progettuale delle relazioni multiformi e complesse, sociali e culturali, ambientali e commerciali, economiche e ludiche, che ruotano attorno a tale fondamentale luogo urbano. Il progetto oblitera, semplicemente negandole, le stesse tracce residue dell’ecosistema originario esistente, rappresentate da apparato vegetale e alberature, che vengono cancellate e sostituite da “strisce di verde artificialmente ricomposte” che suonano addirittura irridenti rispetto all’ambiente esistente”.

“I valori socioantropologici ed etnoculturali che si sono consolidati in quasi un secolo di uso sociale degli spazi urbani in questione – prosegue la società – sono ormai codificati, riconosciuti anche dai codici dei beni culturali e del Paesaggio (come lo stesso Vittorio Sgarbi ha sottolineato con la necessità di tutelare e vincolare la struttura, nel caso dello stadio di San Siro). Nel nostro caso anch’essi verrebbero invece negati e cancellati. Oltre all’errore clamoroso di interrompere (con barriera costituita dall’elevazione della sede stradale) un asse tuttora portante del traffico urbano di Reggio SENZA PIANO DI CIRCOLAZIONE ALTERNATIVO, il progetto in campo annulla le valenze morfofunzionali, oltre che estetiche e culturali della piazza. Rappresentate oggi dai suoi elementi compositivi, nonché dalla stessa struttura dei materiali presenti, che qualificano un luogo fondamentale per i reggini, dotato di un proprio riconoscibile “statuto” etico, estetico, ecologico, storico-culturale e sociale ormai consolidato, che va tutelato e valorizzato. Laddove invece il progetto della Sovrintendenza lo ignora, lo nega e lo cancella”.

“Il grande Sindaco che è stato Italo Falcomatà, nel dibattito sulla riorganizzazione degli spazi pubblici e delle piazza suscitato dalle relative riqualificazioni durante la sua amministrazione, ricordava sempre che i primi latori di istanze da soddisfare in ogni città sono gli abitanti, i cittadini che ne determinano l’uso sociale e democratico; non i potenti di turno, privati o istituzionali che siano, specie allorché tentano di appropriarsi indebitamente di luoghi e strutture della collettività. L’esatto contrario di ciò che succederebbe, degradando Piazza De Nava a spazio aperto a servizio del museo, come prefigurato dal progetto in campo. Da ultimo – conclude – ricordiamo come tutto ciò sia enormemente aggravato dal costituire un programma, un’operazione che si vuole imporre alla città (nonostante la delibera unanime del massimo consesso istituzionale cittadino, il Consiglio Comunale, in quel caso addirittura “aperto”). Oltretutto contraddicendo clamorosamente proprio i solenni impegni e le promesse formulate dalle istituzioni proponenti, giusto qualche anno fa, in occasione del ritiro di un precedente progetto, altrettanto sbagliato. Si dichiarò allora, da parte del Ministero e delle sue articolazioni regionali, che si sarebbe andati verso un disegno di “autentica riqualificazione”, condivisa e partecipata dai reggini. Proposizioni drasticamente negate e smentite da quanto sta avvenendo”.