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Lettera di un tifoso della Reggina tra tiri, classifiche e confronti con le promosse degli anni precedenti

I tiri in porta, la classifica e i confronti con gli altri anni: l'interessante pensiero di un tifoso della Reggina

Reggina-Ternana formazione Foto di Salvatore Dato / StrettoWeb

“Cari amici di fede amaranto, capisco che le tiritere del nostro Pippo alla lunga potrebbero stancare (abbiamo tirato 25 volte in porta…) come capisco chi pur non essendosi schierato a muso duro contro Pippo (come avrebbe potuto con un vice capolista?) si ritrova compreso nel mucchio ma non avremmo potuto chiedere al nostro Pippo di mettersi davanti ad una lavagna divisa in due tra “buoni” e “cattivi”: parla in generale e vista da uno che non è parente di Pippo, qualche critica è stata forse ingenerosa per chi dall’inizio del campionato ci fa guardare tutti, o quasi tutti, dall’alto in basso”. Comincia così il lungo e interessante pensiero di un tifoso della Reggina, Vincenzo, che ha scritto alla nostra redazione dicendo la sua, ma facendolo in maniera “matura”, accompagnando cioè la sua opinione a fatti, numeri, statistiche, dai tiri in porta delle prime alla classifica fino alle tabelle con le promosse degli anni precedenti.

“Secondo la mia personale sindacabilissima filosofia di “buoni” e “cattivi” – spiega, sempre in riferimento alla tirata di orecchie di Inzaghi nella conferenza posta Reggina-Ternana – è che sono da considerare sempre buoni coloro che commentando, anche attraverso aspre critiche, sono in buona fede e sempre cattivi tutti coloro che in buona fede non sono e poi, ad ognuno di noi, stabilire se la critica, anche dura, mossa contro il vice capolista che ricordo sta lassù da sempre (non sono un parente di Pippo che tra l’altro non ho mai incontrato di persona) sia stata mossa con o senza buona fede e quindi a quel punto capire se si è stati o meno oggetto delle attenzioni affettuose del nostro mister (a leggere qualche giornale pensavo di essere ultimo in classifica). Insomma critichiamo pure se proprio vogliamo ma absit iniura verbi, resti lontana l’offesa dalle parole. Insomma – prosegue – per fortuna alla fine tutto torna anche quelle stanche litanie ripetute da Pippo ogni fine gara perduta ingiustamente, perché come diceva l’indimenticato Vujadin, (Boskov) per segnare bisogna tirare in porta perché chi non tira in porta non segna e aggiungerei io, più tiri (e 25 volte in una partita è davvero tanta roba) e più hai probabilità di segnare perché, diceva sempre l’indimenticato Vujadin, dopo pioggia viene sole. Forse Vujadin aveva ragione, e se aveva ragione lui forse ha ragione anche il nostro Pippo, altrimenti non si spiegherebbe, né con la statistica, né con la logica e né con il buon senso, perché la classifica dei tiri che hanno centrato lo specchio della porta (che non conta nulla) è speculare alla classifica dei punti conquistati (che conta eccome se conta!)”.

“Chi sono le prime tre della classifica che conta?”, si domanda. “Ovvio, Frosinone, Reggina e Genoa“, risponde. “Chi è (da corregionale, purtroppo!) l’ultima della classifica che conta? Il Cosenza. Chi sono le prime tre della classifica che non conta (quella dei tiri che hanno centrato lo specchio della porta)? Sempre Frosinone, Reggina e Genoa (102 tiri cadauno le prime due, 99 il Genoa). Chi è l’ultima della classifica che non conta (sempre quella dei tiri che hanno centrato lo specchio della porta)? Il Cosenza con 58 tiri. E se volessimo cercare altre prove di corrispondenza tra la classifica che conta e quella che non conta potremmo aggiungere che immediatamente dietro al terzetto di testa troviamo, rispettivamente, Pisa, Parma, Cagliari e Bari, cioè le quattro squadre che potrebbero (almeno sulla carta) infastidire il terzetto in fuga. Quando, nella singola gara, la classifica dei tiri non si copiaincolla a quella dei punti ottenuti (vedi Perugia e Spal) possiamo consentire a quel povero Cristo di un Pippo di lamentarsi o decidiamo che non può farlo a prescindere? E quella classifica che non conta, quella dei tiri che centrano la porta avversaria, che, alla lunga rispecchia quella classifica che conta, quella dei punti sonanti, con il Perugia prima e con la Spal poi si è rivelata fallace perché avrebbe dovuto, fedelmente alla classifica che non conta, assegnare 3 punti + 3 ed invece ha assegnato zero punti + zero. Differenza, comunque esistente ma molto meno netta, con la Ternana (6 contro 4) che però ha portato in dono i 3 punti e (giustamente) tutti felici (io per primo) ad esultare (io per primo o almeno per secondo!). Per la cronaca, netto il divario della Reggina con le contendenti rapinatrici, 8 contro 2 il conto contro la Spal ed era stato 14 contro 7 il conto con il Perugia. Insomma diamo al defraudato almeno facoltà di lamento e se dovesse ricapitare non lamentiamoci noi, a nostra volta, dei suoi lamenti!”, aggiunge.

E, poi, spazio a un’altra statistica: “La 21esima giornata ha dato, a mio avviso, un verdetto importante: la lotta per i primi due posti dovrebbe – lo dice la statistica – restringersi tra quelle prime tre con due a festeggiare già il 19 maggio o anche prima e la restante risucchiata nell’inferno dei play off. A chi il ruolo di restante? Speriamo non tocchi alla nostra Reggina? Potrebbero le altre, quelle dislocate tra 29 e 33 punti, giocare il ruolo di guastafeste delle prime tre della classe? Le statistiche dicono che recuperare 6-10 punti è assai difficile, estremamente difficile per quelle posizionate tra 29 e 30 punti (Pisa, Parma, Cagliari e Ternana).

  • Nel 21-’22 la Cremonese, quarta alla 21esima, di punti ne ha recuperati 2 al Pisa secondo che nella stessa giornata occupava il secondo posto.
  • Nel 20-’21 la Salernitana, poi promossa come seconda, era già seconda alla 21esima, anche se a pari merito.
  • Nel 19-’20 il Crotone, poi promosso come seconda, di punti ne ha recuperati 1 al Pordenone che nella stessa giornata occupava il secondo posto.
  • Nel 18-’19 il Lecce, poi promosso come secondo, era già secondo alla 21esima, anche se a pari merito.
  • Nel 17-18 l’anno con il recupero massimo delle squadre attardate alla 21esima giornata; la terza e la quarta, rispettivamente Empoli e Parma, recupereranno rispettivamente 5 e 4 punti al Palermo e al Frosinone che alla 21esima guidavano la classifica.
  • Nel 16-’17 la Spal, poi promossa come seconda, di punti ne ha recuperati 2 al Frosinone che nella stessa giornata occupava il secondo posto.
  • Nel 15-16 i primi due alla 21esima (Cagliari e Crotone), si confermeranno i primi due (nelle stesse identiche posizioni) anche a fine campionato e la stessa cosa accadrà sia nel 14-15 che nel 13-14 con i primi due alla 21esima (Carpi e Frosinone nel 14-15 e Palermo Empoli nel 13-14) che si confermano leader anche a fine campionato”.

“Ed inoltre – questa statistica giova più ai ciociari che a noi – la squadra prima alla 21esima ha quasi sempre guadagnato (otto volte su nove, escluso il Palermo del torneo 18-19), nei tornei già presi in prestito, la promozione diretta confermando sette volte su nove il posto di leader della classifica (escluso oltre al già citato Palermo anche il Verona che ha comunque conquistato la promozione dirette in veste di seconda della classifica). Le statistiche ci forniscono poi un’altra certezza: la logica ma soprattutto l’aritmetica dice che se vinci prendi 3 punti e se non vinci 1 o zero allora, se punti alla promozione diretta e ti ritieni mediamente più forte delle altre (e le due classifiche, quella che conta e quella che non conta ti danno ragione) devi giocare sempre per vincere anche se poi alla fine ti capita di non riuscirci perché, prendendo per esempio a prestito una striscia di tre partite, è più facile – se sei mediamente più forte delle altre – vincerne due su tre facendo sei punti o perderne due su tre facendo tre punti (il 33% degli obiettivi che ti eri prefissato), gli stessi che avresti conseguito raggiungendo il massimo degli obiettivi (100%) mirando sempre al pareggio”.

“I numeri confermano la logica e l’aritmetica; le due squadre che pareggiano meno (solo tre volte su 21 partite) e che quindi, tendenzialmente, giocano sempre per vincere anche se dovesse capitargli di perdere sono anche le squadre che hanno vinto di più e che occupano i primi due posti della classifica. A conti fatti con altre nove vittorie e qualche pareggio sparso, frutto non di obiettivo prefissato ma di alternativa ad una vittoria mancata dovremmo arrivare a quei 68 punti che nove volte su nove degli ultimi nove campionati hanno portato alla massima serie. 9 vittorie su 17 partite (52,9% di vittorie) che sono alla portata di una reggina che nelle prime 21 giornate di vittorie ne ha conquistate dodici (57,1%). Se alla Reggina di vittorie ne servono 11 al Bari, affetto da pareggite, di vittorie ne servirebbero 11. cioè dovrebbe passare da una media vittorie del 38% ad una media del 64,7%, e l’impresa appare oggettivamente complessa. Saltando il Sudtirol che se guadagnerà i play off brinderà a champagne, restano le temibili compagini a 30 e 29 punti, che la distanza, misurabile in anni luce, fa diventare meno temibili: distanza non colmabile – e di fatto mai colmata – con le leggi dell’aritmetica spicciola presa a prestito da un matematico della domenica come me”.

“Insomma smontiamo una delle tante sciocchezze che girano in questi giorni: con il girone di ritorno inizia un altro campionato perché i fatti ed i numeri dimostrano che con il girone di ritorno inizia lo stesso campionato del girone di andata perché i punti conquistati dopo aver affrontato tutti verranno più o meno perpetuati quando affronterai di nuovo le stesse squadre che hai già incontrato all’andata e quindi a meno di recuperi miracolosi le prime due usciranno dalla terna che oggi guarda tutti dall’alto al basso: Frosinone-Reggina-Genoa con il Frosinone nettamente avvantaggiato più che altro per un fatto squisitamente e rigorosamente matematico: per lo stesso discorso già fatto in precedenza 6 punti non si recuperano poi così facilmente. A conti fatti l’avversario principale della Reggina sarà il Genoa che sabato u.s., sull’ultima giro di lancette, ha strappato due punti al Benevento ma soprattutto (purtroppo) a noi. Non ha brillato sabato, come non aveva già brillato in casa con il Venezia ma ha conquistato 6 preziosissimi punti che conteranno molto nei resoconti di fine campionato. È comunque una corazzata temibile di cui non fidarsi che continua ad accusare, nonostante le ultime vittorie striminzite, grossi problemi in casa, un gol a partita in casa (10 su 10 gare) meno di quanti ne ha realizzati, nelle stesse giornate, il fanalino di coda Cosenza (13 !) e meno della metà di quante ne abbiamo realizzato noi: esattamente non proprio un ritmo da promozione diretta e noi dal cuore amaranto gli auguriamo di perseverare nella stessa direzione. Per dirla con Sallustio faber est suae quisque fortunae, e noi la nostra, che nessuno ci ha regalato, speriamo di giocarcela fino alla fine; io ne sono certo. Forza Reggina!”, conclude.