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Cardona: “la Reggina può dare tanto al calcio nazionale ed europeo”. E poi svela: “vi dico il mio sogno”

La lunghissima intervista del Presidente della Reggina Marcello Cardona ai microfoni di Helzib Live: dallo stadio alla scelta Inzaghi passando per il suo passato da arbitro, i progetti e i sogni amaranto

Marcello Cardona Presidente Reggina Foto di Salvatore Dato / StrettoWeb

Lunghissimo intervento del Presidente della Reggina Marcello Cardona a Helbiz Live, uno dei tre broadcaster della Serie B. La giornalista Chiara Giuffrida ha intervistato l’ex arbitro al Granillo, prima di Reggina-Benevento, ma il servizio è andato in onda in queste ore sulla piattaforma. Cardona ha parlato di tantissimi argomenti, partendo dall’inizio della sua avventura: “proprio qui in questo stadio abbiamo fatto la conferenza di presentazione con la proprietà Saladini. E’ stata un’emozione inaspettata perché non pensavo che l’imprenditore Saladini volesse un Presidente con il mio pedigree. Sono stato un po’ titubante, ma poi travolto dall’emozione nascitura. La possibilità di fare qualcosa per Reggio e la Reggina è stata molto più forte e quindi ci siamo cimentati in questa impresa ed oggi sono contento e felice”.

Sugli obiettivi in campo. “La squadra gioca molto bene, siamo soddisfatti e riusciamo ad avere attorno a noi tanto affetto ed attenzione, abbiamo creato una credibilità sportiva: erano, sono e saranno questi gli obiettivi. Parlando con Inzaghi, dicevo che dobbiamo essere tutti molto onesti: la B è difficile e lunga e poi quest’anno ci sono squadre attrezzate. Dopo la giornata dell’1 aprile mancheranno 8 turni alla fine del campionato e lì dovremo dire dove siamo e dove vogliamo andare. Io ho sempre detto, nelle interviste, che la Reggina ha una peculiarità importante, credo anche rispetto alle altre compagini: che dalla partita di Coppa Italia a Genova esprime un certo gioco, una certa coerenza tattica, a volte in modo vistoso e in altre meno, un gioco costante, d’insieme. Abbiamo vinto partite importanti senza snaturare la mentalità della società: far divertire, attaccando, giocando, segnando. Io vedo una squadra che sta seguendo un percorso tecnico-tattico virtuoso e questo ci rende contenti e felici. A me piace, della nostra squadra, la coesione. Ascriviamo allo staff e all’allenatore il merito di questo, la voglia di fare e lavorare insieme”.

Se per gli obiettivi di campo l’imperativo è volare basso, per quelli a medio-lungo termine Cardona non si pone limiti, pur restando umile: “dove dovremmo collocare Reggio tra le piazze italiane? Nel tempo può ambire ad avere una piazza importante, ma non solo dal punto di vista del campionato, bensì trovando collocazione tra quelle squadre europee che fanno calcio con dei risultati e una visibilità stabile. Reggio è una città importante dal punto di vista geografico, ha già assaporato la Serie A ma è una piazza che può dare tanto al calcio nazionale e, perché no, anche a quello…” (non lo dice, ma fa riferimento al calcio europeo). E all’interno di questo si inserisce l’idea sul nuovo Granillo: “un luogo per l’intera comunità, per vivere la partita dalla mattina, come punto di riferimento per le attività sportive della Provincia. La nostra società, d’intesa col Comune, sta dialogando perché pensiamo che il Granillo debba essere un punto di riferimento importante innanzitutto per i reggini. I tifosi sono affettuosi. Non vado molto sui social, però mi hanno riferito che hanno detto: ‘siamo felici per come ci ha salutato a Venezia dal vaporetto’. Il rapporto importante deve essere però con la Reggina, perché gli uomini passano e la Reggina resta”.

Poi spazio ai sogni: “un campione che sognerei di portare qui? Tutti i campioni importanti sono il sogno di tutti vederli giocare nella propria squadra. Io ho però un sogno particolare: veder crescere un giovane calciatore nato a Reggio Calabria giocare nella Reggina, affermarsi e diventare campione con la Reggina. E’ già successo, perché nei nostri settori giovanili ne abbiamo avuti negli anni, cito ad esempio Perrotta. Il mio sogno è quindi vedere in questo stadio un grande campione giocare per la Reggina”.

Il Presidente della Reggina ritorna poi sulla scelta Inzaghi: “volevamo dare una consecutio a quanto accaduto l’anno scorso, con la salvezza ottenuta con un buon allenatore. Poi durante la campagna acquisti sono venute meno certe prerogative da parte di entrambi. Venute meno queste si è pensato di dare una impronta importante, una forma mentis che volevamo si realizzasse dentro la nostra società. Così con Saladini abbiamo deciso di individuare colui che nella piazza era libero in quel momento e che secondo noi era il meglio o uno dei migliori. In Pippo Inzaghi non abbiamo guardato solo il suo curriculum, che parla da sé, ma il suo modo d’essere, dedito a fare l’allenatore, alla preparazione, alla cura personale, all’aspetto psicologico. Abbiamo visto in lui, anche con grande umiltà da parte nostra, colui che poteva darci una mano in alcune situazioni societarie, per migliorarle. Avere uno con quelle capacità è per noi un valore aggiunto, ci serve per guardare tutto l’aspetto societario in un certo modo”.

Sul Cardona persona ed arbitro, il numero uno amaranto confessa: “mi reputo una persona molto fortunata, perché quello che desideravo poi è sempre accaduto. Quando ho iniziato ad arbitrare nei campi polverosi di Reggio, non potevo mai pensare un giorno di dirigere Juve-Napoli. Poi ho sempre avuto un senso spiccato per la legalità e ho vinto il concorso come funzionario di Polizia, nominato Prefetto dal Presidente della Repubblica. Ho fatto sempre tutto questo con la semplicità di un reggino, di un meridionale. Anche fare il Presidente della Reggina non l’avrei mai pensato. Il campione che ho avuto a fianco arbitrando? Tanti, ma ricordo Roberto Baggio. Umile, una persona deliziosa, e poi un giocatore straordinario. La scelta più clamorosa sbagliata, invece, è di aver dato un gol in Cagliari-Lazio che non era gol. La rotazione di Marchegiani mi ingannò, Zoff si arrabbiò tantissimo. Se gli arbitri debbano parlare a fine gara? Io credo che l’arbitro debba parlare, ma non straparlare. Lui non è il primo attore, ma se straparla rischia di diventarlo. Sono favorevole al dialogo sano e costruttivo, ma anche in campo, quando si dialoga, si deve fare con tutti, senza preferenze”. E sempre in quest’ambito, Cardona dice la sua sui maxi recuperi al Mondiale: “il concetto secondo cui si debba recuperare il più possibile è sacrosanto, ma va discusso piuttosto cosa va recuperato. Per esempio io non recupererei il tempo perso per un’esultanza, a meno che questa non duri 8 minuti. Recuperare il tempo è corretto, ma va valutata attentamente questa lunga estensione, anche dal punto di vista fisico e psicologico, è quasi un tempo aggiuntivo”. 

In ultimo, chiusura sul mercato di gennaio: “noi lasciamo spazio al nostro allenatore, dobbiamo chiudere il girone d’andata, faremo le nostre valutazioni. Siamo fortunati: abbiamo l’attacco più prolifico e una difesa molto buona, Inzaghi ci proporrà eventualmente qualcosa e noi sempre serenamente valuteremo, ma oggi non possiamo tenere conto che la nostra squadra è lassù”.