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Sanità in Calabria: la storia del commissariamento

Sanità in Calabria: i calabresi pagano aliquote fiscali altissime da 12 anni

Un articolo di Ettore Jorio uscito domenica scorsa su “Il Quotidiano del Sud” fin troppo generoso nel giudizio politico su di me, ricorda, fra le altre cose alcuni passaggi istituzionali importanti verificatisi durante il quinquennio della mia presidenza regionale in Calabria (2005-2010). Ricorda soprattutto la mia strenua opposizione (avvenuta nel 2009 in Consiglio dei Ministri) alla volontà del governo del tempo, presieduto da Silvio Berlusconi, di commissariare la sanità regionale, con una persona diversa dal Presidente in carica. Siccome all’epoca dell’avvenimento scrissi e parlai poco, forse non è inutile, in un tempo in cui si fa un uso distratto della memoria, raccontare una pagina non banale della vita politica della regione. Ricordo che eravamo ormai a pochi mesi dalle elezioni regionali del 2010 quando fui convocato in consiglio dei ministri dal capo del governo per affrontare il tema scottante del bilancio della sanità calabrese. Avevo, con l’aiuto dell’Agenas, approfondito l’argomento, fui quindi in grado di esporre con calma la situazione sociale-economica ed ovviamente sanitaria della regione. Alla fine del mio discorso la discussione si accese subito in forma inusitata. Avevo ricoperto qualche anno prima il ruolo di ministro ma non mi era mai capitato di assistere a toni così accesi. Fui attaccato dal ministro alla sanità – all’epoca era Sacconi – e naturalmente dai ministri della Lega.

Avevo scritto un paio di libri contro la furia antimeridionale del leghismo e mi aspettavo mi attaccassero. Devo aggiungere per onestà che mi sono difeso con calma dagli attacchi che mi furono indirizzati. Spesso essere solo contro tanti sprigiona qualche energia supplementare. Alla fine della discussione il presidente del consiglio emise la sua sentenza. Sarei stato commissariato, appunto, con una figura diversa dalla mia. L’ipotesi non si era fino ad allora mai verificata in Italia. Si faceva un esperimento, come talvolta capita, su di una regione ritenuta debole e gravata da stereotipi. Chiesi la parola e dissi che respingevo con forza una soluzione del genere perché il commissariamento avrebbe automaticamente fatto scattare un articolo della finanziaria attraverso cui i calabresi sarebbero stati costretti a versare aliquote fiscali altissime che una buona parte della popolazione non era in grado di pagare. Se il consiglio dei ministri avesse insistito sulla proposta, comunicai senza giri di frase che sarei stato costretto a dimettermi immediatamente in quella stessa sala. Il presidente mi comunicò che a quel punto intendeva valutare con i ministri la mia posizione. Fui pregato di allontanarmi ma di non lasciare palazzo Chigi. Richiamato in sala dopo circa une mezz’ora, fui invitato dal presidente ad assumere io stesso l’incarico di commissario, ruolo – aggiunge- che mi avrebbe permesso di fare tutte le nomine in sanità senza passare dalla Giunta. La proposta mi mise in difficoltà. Ringraziai ma dissi ancora no. Sostenni con forza che non potevo tornare in Calabria con il fardello delle aliquote fiscali fra le più alte e che anche in questo caso se il governo avesse insistito sulla proposta io mi sarei dimesso immediatamente. Credo che il presidente Berlusconi non se la sentì di provocare le mie dimissioni in Consiglio dei ministri. Politicamente sarebbe apparso un trauma istituzionale rilevante. Fu dunque così che fu scongiurato il commissariamento. Nel 2010 per le elezioni regionali e uscii di scena. Dopo pochi mesi il governo nominò commissario alla sanità il presidente uscito vincente dalle elezioni regionali, il quale, di conseguenza, dovette imporre quelle aliquote fiscali altissime che i calabresi pagano ancora dopo oltre 12 anni.