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L’esordio narrativo della reggina Raffaella Imbrìaco con il romanzo “L’Orsa”

Pubblicato e diffuso su scala nazionale il romanzo “L’Orsa”, di Raffaella Imbrìaco, edito dalla Giovane Holden Edizioni

L'Orsa

È stato recentemente pubblicato e diffuso su scala nazionale il romanzo “L’Orsa”, di Raffaella Imbrìaco, edito dalla Giovane Holden Edizioni. L’opera racconta di una ragazza tedesca che vive nel terribile momento storico dell’Olocausto e che, dopo una iniziale, entusiasta condivisione degli ideali nazisti, accettando un lavoro che le viene offerto dal partito in un campo di concentramento, si rende conto di far parte, suo malgrado, di un organismo di morte. La presa di coscienza di ciò e la riabilitazione morale, frutto di un lungo e difficile percorso, costituiscono il tessuto narrativo del romanzo. Ma questa, seppur interessante, non è l’unica chiave di lettura de L’Orsa che, come ogni opera d’arte, si presta a soggettive interpretazioni nella personale metabolizzazione della stessa operata dal lettore. Ciò che la lettura di questo romanzo suscita è una profonda riflessione su problematiche di più ampio respiro. Infatti, la rappresentazione della vita di una donna tedesca qualunque, nel tragico momento del nazismo, costituisce, in realtà, solo il punto di partenza, diciamo il pretesto, per una trasposizione letteraria dell’alternarsi continuo del bene e del male, della luce e dell’ombra, della caduta e della risalita che scandiscono la vita umana. In tale processo, l’uomo è, quasi sempre, sorretto dalla speranza, più o meno cosciente, di una sua rinascita e del superamento della condizione di negatività. Ma partiamo dall’inizio, dalla protagonista, vissuta in solitudine, emarginata dai compagni che le attribuiscono l’appellativo di Orsa e che si trova, da subito, in una condizione di caduta. L’assenza di una famiglia, di un contesto affettuoso che la sostenga nelle scelte, l’aiuti e l’accompagni, la rende facile preda delle ideologie naziste in cui la figura forte dello Stato e del suo capo si sostituiscono ai punti di riferimento familiari. Ecco che la protagonista cerca di riempire i propri vuoti interiori e affettivi aderendo con tutta sé stessa agli ideali del partito, cercando al suo interno la famiglia di cui era stata privata, in un illusorio tentativo di riconquistarla. Accetta con entusiasmo il lavoro da segretaria nel campo, sentendosi privilegiata nell’entrare, finalmente, a far parte di questa nuova, maestosa famiglia: non sarà più sola, ma parte di un tutto.

Ecco il primo punto da cui scaturisce una riflessione importante: l’uomo, creatura sociale, soprattutto in giovane età, non potrà mai essere una monade anche se il vissuto precedente, la solitudine e l’affetto negato lo potrebbero portare a questo. Ha bisogno degli altri e questo bisogno, talvolta, lo imprigiona in relazioni sbagliate rendendolo facile preda di ideologie, come nel caso dell’Orsa, che crede di aver trovato ciò di cui, per tutta la vita, aveva sentito la mancanza. All’illusione di una risalita, segue, ben presto, la ricaduta. Tragica, terribile: la scoperta dell’orrore che la circonda e la negazione di ogni umanità. L’Orsa tocca veramente il fondo. Ma non si arrende: nel buio in cui si trova, gli occhi di un prigioniero costituiscono una luce che le illumina l’anima e le dà la forza di fuggire. Ecco che torna ad affiorare la speranza di vivere, di allontanarsi da quel teatro di morte, di trovare, nuovamente, qualcosa in cui credere. A questo punto, incomincia il “viaggio” della protagonista, alla ricerca conscia di quello sconosciuto incontrato nel campo e, inconscia, di sé stessa. Una nuova risalita, dunque, un progetto di vita: la speranza di ritrovare, con il prigioniero, la forza di scrivere un nuovo inizio. Ancora una volta, l’autrice ci rende consapevoli che è impossibile vivere una vita senza qualcosa a cui tendere, un ideale di vita, di persona, di società. Ci mette a cospetto del fatto che la vera molla dell’esistenza è la speranza che porta ad elaborare anche folli strategie di sopravvivenza o ambiziosi piani di fuga, come il viaggio che la protagonista compie, senza alcuna certezza e, soprattutto senza sapere se anche questa ricerca porterà ad una nuova delusione: l’Orsa si rialza e inizia la sua ricerca, la cui narrazione va di pari passo con la descrizione del paesaggio che, a questo punto, assume un ruolo attivo e la accompagna nel suo viaggio, diventando specchio dei suoi stati d’animo, in una moderna rivisitazione del concetto romantico della natura.

L’autrice, con un linguaggio evocativo e ricco di suggestioni ci porta a Napoli, città di luci e ombre, di contraddizioni, di degrado sociale da una parte e incomparabili bellezze artistiche dall’altra. La città non è essa stessa un esempio eloquente di cadute e risalite? La protagonista che non si dà per vinta, che con tenacia cerca di imparare l’italiano e lotta con forza per la realizzazione del suo progetto, continua a essere un personaggio in evoluzione. Partita da quel campo di concentramento che l’autrice non descrive e lascia alla triste immaginazione di noi tutti, mette in atto un faticoso ma necessario percorso spirituale di rinascita. Sarà quindi una persona nuova quella che viaggia verso Sapri, circondata da un paesaggio mirabilmente descritto dall’autrice, un paesaggio così diverso da quello appartenente alla Germania che l’Orsa aveva osservato dal treno andando verso il campo. La natura, adesso, è viva, dolce, quieta. Promette speranza, rasserena l’animo e la fa sentire, forse per la prima volta, in sintonia con il creato. Avrà ancora delle cadute, l’Orsa, ma si rialzerà sempre.

E’ un romanzo, questo, che parla di “forza”, di quella forza che fa voltare pagina, ricominciare da capo e premia gli sforzi e la tenacia.
Alla fine della strada la protagonista capirà che l’unico modo per essere finalmente libera dai fantasmi del passato, da tutte le negatività di cui è stata pregna la sua vita fino al punto di desiderare di porre fine ad essa, è affrontare con coraggio il nemico annidato dentro di sé. Non potrà esserle di aiuto nessuno, non vi sono strade privilegiate nella salita interiore, la più importante e la più difficile da compiere. La grande lezione morale di questo romanzo ci dice che a nulla valgono il successo, il denaro e la notorietà se non sostenuti dalla serenità e dalla pace dell’anima che solo la giustizia compiuta può dare. Il vero riscatto, l’unico che renderà l’Orsa libera, l’ultima risalita, potrà avvenire solo dall’assunzione delle proprie responsabilità, da un mea culpa dichiarato pubblicamente che le consentirà, finalmente, di guardare la vita con occhi limpidi. L’Orsa di Raffaella Imbrìaco è un’opera completa di tutti gli elementi propri del genere narrativo, suscettibile, inoltre, di innumerevoli approfondimenti per l’impianto molto solido della storia che si sviluppa su più piani narrativi, interpretabili da ogni lettore in base al proprio sentire. Lo stile agevola la piacevolezza della lettura che rapisce, incanta ma, allo stesso tempo, induce alla riflessione.