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Processo Miramare, irritazione per le parole di Falcomatà: Reggio Sette Punto Zero imbufalito

falcomatà processo miramare Foto di Salvatore Dato / StrettoWeb

“Lui condannato, noi prigionieri”, così in una nota il movimento Reggio Sette Punto Zero dopo la condanna in Appello del Sindaco sospeso Giuseppe Falcomatà

Come prevedibile, la giornata odierna a Reggio Calabria è molto calda. Si sta levando forte il coro in città di chi chiede le dimissioni del Sindaco sospeso Giuseppe Falcomatà, condannato questa notte in Appello. Da Germanò a Tuccio, ora è il momento anche di Reggio Sette Punto Zero, arrabbiatissimo per le parole del primo cittadino subito dopo la sentenza: “lasciano di stucco – si legge nella nota del movimento, guidato da Ernesto Siclari – le dichiarazioni di Falcomatà rilasciate a caldo dopo la seconda condanna che inchioda le responsabilità penali sue e della sua giunta sul muro della politica reggina. Reggio Sette Punto Zero si guarda bene dal commentare le sentenze e dal confondere le due strade, stante la propria posizione di rispetto per le istituzioni ed il principio di garanzia della separazione dei poteri dello Stato e del primato della politica. Per adesso e nelle more di una pronuncia definitiva, l’unica condanna che ci interessa è quella che ha ridotto i reggini ad un livello di qualità della vita mai così infimo e avvilente. Ma le parole del Sindaco ereditario sospeso si connotano per un egoismo politico vergognoso, chiara e manifesta conferma della assoluta assenza di principi istituzionali a sorreggerle”.

“‘La città dovrà resistere’? La città non ne può più! Ed in effetti – chiosa ancora il movimento – continua a resistere pur in balia di una vera calamità naturale, anzi artificiale, fatta piombare sulla testa dei cittadini dalla più incapace attività amministrativa e gestionale della cosa pubblica che si sia mai vista a queste latitudini. Vero spirito di rispetto verso la sua città, tenuta in ostaggio, Falcomatà potrebbe dimostrarlo presentando immediatamente (e seppur tardivamente) irrevocabili dimissioni per evidente inadeguatezza. Reggio non può essere costretta a subire ancora. Per questi motivi le affermazioni di Falcomatà suonano alle esasperate orecchie dei reggini, quasi come una minaccia: ‘Resistete, torno e completo l’opera di distruzione’. È come fare un mutuo e chiedere che lo paghi qualcun altro, pretendere pazienza e sacrificio a fronte di una evidente assenza di speranze all’orizzonte. O forse abbiamo frainteso, forse voleva chiederci di resistere fino alla sua e loro definitiva uscita di scena. Loro condannati, noi prigionieri della loro inadeguatezza”, si chiude la nota.