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Quando il PD chiese a Scopelliti di dimettersi dopo la condanna. Ora invece solo “strumentalizzazioni”

falcomatà e scopelliti

Il Pd oggi difende a spada tratta il proprio Sindaco Falcomatà dopo la sentenza in Appello per il Processo Miramare. Otto anni fa, invece, chiedeva immediatamente e a gran voce le dimissioni a Scopelliti

Premessa, prima che gli “ideologi” da stadio possano sobbalzare dalle sedie come dopo un rigore non fischiato alla propria squadra del cuore: non c’è nulla da festeggiare. Oggi come un anno fa e come otto anni fa. Ma questo i più attenti lo ricordano, perché lo avevamo già scritto. Non c’è mai nulla da esultare, nulla da cui “liberarsi”, se uno dei politici più influenti della propria città o della propria Regione vengono condannati, a prescindere dall’effettiva colpevolezza o meno del reato. A Reggio Calabria è successo di nuovo: otto anni fa fu Scopelliti, oggi è Falcomatà. Allora uno era già Governatore, oggi l’altro è al secondo mandato da Sindaco. Allora uno si dimise, presentandosi spontaneamente in carcere (qualche anno dopo, in seguito alla condanna) per costituirsi; l’altro no, almeno per il momento. Non è questo il punto, però, e non è di certo volto ad esaltare uno e a condannare l’altro, perché ognuno è libero di agire come meglio crede finché la Legge glielo consente.

L’approccio incoerente, piuttosto, arriva da parte di chi fiancheggia uno dei due sopracitati, il Pd, partito di cui fa parte l’attuale primo cittadino sospeso. Ieri, i primi a schierarsi a favore del proprio Sindaco, sono stati proprio loro. “Piena ed incondizionata fiducia nell’operato del Sindaco Falcomatà e degli altri valenti amministratori sospesi per effetti della Legge Severino”, hanno scritto in una nota, maledicendo proprio la Legge Severino e citando il Ministro della Giustizia Nordio che proprio qualche giorno fa affermava che provvederà ad abrogare l’abuso d’ufficio, “dal quale discendono gli effetti della Severino”. Fin qui, nulla da dire. Però, c’è un pero, ed è tutto in un comunicato congiunto che 45 Sindaci calabresi di quello stesso Pd scrissero nel marzo 2014, invitando Scopelliti alle dimissioni, che arrivarono ufficialmente qualche giorno dopo. “Il presidente Scopelliti vada fino in fondo e si dimetta subito, senza ulteriori indugi, consentendo ai cittadini calabresi di tornare alle urne entro giugno. Soltanto così rispetterà davvero l’impegno che ha assunto all’indomani della sentenza di condanna che l’ha colpito”, sostenevano allora i Sindaci del Pd.

Ora, invece, dopo la condanna del Sindaco del Pd, le dimissioni non sono più – a detta loro – un’ipotesi da prendere in considerazione: “non accetteremo strumentalizzazioni di sorta finalizzate ad innalzare polveroni politici e ingigantire una vicenda che non può di certo inficiare la correttezza di un’amministrazione che in questi anni si è impegnata in un delicato lavoro di ricostruzione della città – scrive oggi il Pd reggino – Auspichiamo infine che in esito al percorso legislativo e giudiziario, il sindaco Falcomatà e gli altri amministratori coinvolti nella vicenda tornino al più presto a lavorare per la collettività. Niente dimissioni, quindi, ma “tornare al più presto a lavorare”. Non solo. Se oggi sulla Severino si leva fortissimo lo scudo di chi non la vuole, la contesta, la condanna, allora, sei anni fa, niente di tutto questo. Anzi, si faceva leva proprio sulla Legge per chiedere le dimissioni di Scopelliti: “Forse dimentica che la Legge Severino già lo mette fuori gioco e le dimissioni hanno un senso soltanto se sono tempestive“, scrivevano i Sindaci del Pd otto anni fa. Insomma, c’è quando è utile, questa Legge, e quando no. In base a chi è il condannato. E le dimissioni per senso del dovere dopo una condanna? Allora erano giuste, oggi “si continuerà a lavorare”.

Chiudiamo giusto ribadendo ulteriormente il concetto. Fino a che legittima, ogni scelta va rispettata, quella di Scopelliti di otto anni fa di dimettersi come quella di Falcomatà di ora di non farlo, pur essendo il reato praticamente lo stesso. Poi però non ci si lamenti dell’incoerenza della politica e di questa politica, quella reggina, e non si gridi allo scandalo se Reggio è ultima nelle classifiche, senza servizi, sporca e tutto il resto. E’ l’emblema della sua attuale classe politica e questo ormai è abbastanza evidente da tempo. La coerenza è alla base della credibilità politica, a prescindere dalle condanne, dagli amici di partito, dai reati, dall’ideologia, soprattutto. Ma gli ultimi anni forse non hanno insegnato granché.