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Demolizione Tempietto, l’affondo: “che necessità c’era?” E poi la stoccata su Piazza De Nava

Le parole (con tanto di stoccata) di Vincenzo Vitale, presidente della Fondazione Mediterranea, sulla vicenda della demolizione del Tempietto

Tempietto Reggio Calabria Foto di Salvatore Dato / StrettoWeb

La demolizione del Tempietto a Reggio Calabria è uno degli argomenti caldi di questi giorni. Sono intervenuti in tanti, tra favorevoli e contrari. A questi si aggiunge Vincenzo Vitale, presidente della Fondazione Mediterranea, che su Facebook scrive: “Il Tempietto non era certamente il massimo dell’eleganza e della funzionalità architettonica (ma comunque si sarebbe potuto riciclare nel nuovo progetto in una sorta di piccola club house con servizi igienici) e quindi non credo che nessuno ci piangerà su molto per la sua scomparsa. Ma che necessità c’era di demolire la cintura a mare fatta con lo stesso disegno dell’originale della via marina? Si sarebbe potuta benissimo mantenere”, aggiunge.

“Ma è più facile demolire e ricostruire piuttosto che restaurare (la storia di piazza De Nava ce lo illustra benissimo)”, scrive ancora Vitale chiamando in causa Piazza De Nava. “Mentre in Francia si avviano progetti di “restauro preventivo” (ovvero di cura delle strutture prima che abbiano bisogno del restauro), in Italia – soprattutto nel Meridione e a Reggio in particolare – si abbandonano le architetture al degrado per poi inventarsi progetti di demolizione e ricostruzione. Un assurdo urbanistico da condannare senza se e senza ma”.