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Così Reggio Calabria è diventata la città migliore del mondo | GALLERY

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No, questo non è il solito articolo strappalacrimuccia che ciclicamente i nostri massimi pensatori e intellettuali pubblicano per acchiappare qualche migliaio di like d’orgoglio reggino. Non scriverò che Reggio Calabria è la città più bella del mondo perché incastonata in un angolo magico nel cuore dello Stretto di Messina, zeppa di storia e cultura classica, emblema della bellezza naturalistica con l’affascinante scenario dell’Etna che si staglia innevata all’orizzonte. Non scriverò delle panoramiche scalinate del centro, con le colline urbanizzate a scacchiera a strapiombo sul mare. Del Lungomare che è il “chilometro più bello d’Italia“, dei Bronzi di Riace, dei profumi di zagara e ginestra che riempiono l’aria delle periferie. Questa bellezza è nota a tutti, a tutti quelli che a Reggio Calabria ci vivono ancora e a tutti quelli che tristemente se ne sono dovuti andare perché il solo panorama non gli consentiva di vivere, e ancora oggi rimpiangono il fatto che questo bellissimo territorio non gli abbia potuto offrire opportunità per rimanerci.

Quello che scriverò oggi è proprio rivolto a loro: a Reggio Calabria oggi potete tornare! Perché non è soltanto la città più bella del mondo, ma adesso è diventata anche la migliore sotto il punto di vista socio-economico, politico e culturale. Negli ultimi anni, infatti, la città si è straordinariamente evoluta e oggi si pone come punto di riferimento incontrastato a livello internazionale, al punto da essere considerata un “modello” vincente che tutti ambiscono ad emulare. Per accorgersene basta trascorrere qualche ora nel centro storico, il gioiello della città (vedi fotogallery scorrevole a corredo dell’articolo). Siamo nel “salotto buono” di Reggio: ampi tratti del corso e del Lungomare in questo periodo sono completamente al buio, al punto che ci si può incrociare con un parente o conoscente e neanche riconoscersi, risparmiando quegli odiosi convenevoli di facciata. E’ così bello che si riescono persino a vedere tutte le stelle del firmamento: in un colpo solo la città ha regalato una straordinaria opportunità di osservazione astronomica (che è anche spunto di profonde riflessioni filosofiche del tipo ‘chi siamo?‘ ‘da dove veniamo?‘ ‘polvere eri e polvere sarai‘) e praticato il più grande e vincente servizio di risparmio energetico della storia planetaria.

La crisi energetica non ci preoccupa a Reggio Calabria: è bastato spegnere i lampioni del centro storico, in modo particolare quelli tra Palazzo San Giorgio e Teatro Cilea dov’è più buio delle stanze di “Non aprite quella porta“, per abbattere gli sprechi. Idem sul Lungomare: fosse per i virtuosi reggini, Putin il gas potrebbe tenerselo tutto per sè. E’ così bella la notte di Reggio: ecosostenibile e riflessiva. Proiettata allo Spazio, come la missione Artemis della NASA: in città è zeppo di pensatori che vagano osservando le stelle. Nelle notti di luna piena ci si può spostare meglio perché la luce naturale è maggiore. Ma quando la luna non c’è, si possono ammirare persino le meteore. E i sempre più numerosi pensatori camminano con lo sguardo rivolto all’Universo: “essere o non essere, questo è il problema“. Una realtà così progredita che squadre di ricercatori delle migliori università internazionali organizzano ciclicamente viaggi studio per confrontarsi con i peripatetici contemporanei, che seguendo l’antica tradizione filosofica aristotelica oggi predicano erudizione e naturalismo in riva allo Stretto di Messina.

A tal proposito Reggio Calabria è al primo posto mondiale anche per modalità della raccolta dei rifiuti: anche qui l’esempio è fornito dal centro storico, la cartina di tornasole della città. E anche qui basta una veloce passeggiata tardo pomeridiana per ammirare l’efficienza dell’ecologia in salsa reggina: fuori dal portone di ogni boutique si accumulano sacchi di immondizia che mai, a queste latitudini, ci sogneremmo di buttare in un cassonetto, vetusto simbolo dell’opulenza di una società ormai superata. E se da Roma a Milano, da Parigi a Londra, da Dubai a New York, in tutto il mondo ci si ostina ad utilizzare quell’obbrobrio di inciviltà, noi invece da sette anni riusciamo a farne a meno con risultati straordinari. Alle ultime elezioni il candidato poi vincente aveva promesso che li avrebbe ripristinati, ma dopo due anni resistiamo ancora: noi i cassonetti non li vogliamo! Vuoi mettere la profumata bellezza di mastelli e sacchetti ad ogni angolo del marciapiede? Hanno la duplice funzione di decoro urbano e rivalutazione della fauna cittadina: topi, blatte e altre simpatiche creature della natura che i barbari incivili delle altre città invece contrastano al punto da poterli considerare a rischio estinzione. Ovunque, tranne che a Reggio però. Dove attirano osservatori entomologi da tutto il mondo per la rarità di una tale e ricca biodiversità urbana.

E’ così bello passeggiare al buio tra la spazzatura nella strada principale della città, che chiunque dovesse capitare a Reggio per motivi di studio e ammirazione del bello tenta poi di riproporre questo modello nella propria comunità. Dove però non si riscontra ancora una tale sensibilità ecosostenibile e animalista: evidentemente non sono pronti al mondo del futuro che Reggio Calabria oggi rappresenta. E’ un’anomalia antropologica che merita approfondimenti anche umanistici, perché è un caso isolato molto ristretto. Persino nelle città più vicine, basti pensare a Messina o Cosenza, vivono ancora con centri storici ultra illuminati, si permettono di utilizzare le insegne luminose per negozi e locali, e le strade sono nientepopodimeno che pulite! Quanto sono retrò. Dopotutto fino a poco tempo fa lo eravamo anche noi. Un anno e mezzo fa su StrettoWeb pubblicavamo le immagini delle vetrine del corso Garibaldi completamente buie, lanciando un appello ai commercianti e rendendoci disponibili ad aiutarli ad illuminare le loro attività come in tutte le altre città del mondo. Siamo stati sommersi da critiche da parte di tanti che ci accusavano di volere il male dell’ambiente e del pianeta, e dopo un anno di riflessione abbiamo raggiunto la consapevolezza e maturità che è davvero meglio così. Buio e sporco. Come nelle caverne, in piena salute e senza emissioni. Che orgoglio essere la città ideale degli ambientalisti che altrove bloccano i raccordi per affermare questi sani principi!

Ma Reggio Calabria non è solo la città migliore del mondo dal punto di vista ambientale ed ecologico. Lo è anche sotto il profilo socio culturale. Questa comunità di quasi 200 mila esseri umani è il Paese dei balocchi della più genuina democrazia. A Reggio Calabria, infatti, il popolo è sovrano assoluto: è riuscito spontaneamente una decina di anni fa a liberarsi dal despota neofascita che stava distruggendo la città, proiettandola su un modello di sviluppo volto a lavoro, benessere e ricchezza, restituendo a Palazzo San Giorgio una governance popolare che poi ha raggiunto tutti questi straordinari traguardi che oggi ci rendono orgogliosi. In quegli anni terribili a Reggio Calabria funzionava persino l’Aeroporto che era collegato direttamente addirittura con Parigi, Berlino, Atene, Madrid, Barcellona, Malta. Vi rendete conto quante emissioni di anidride carbonica? Iniziavano ad arrivare i charter turistici dalla Russia, quei pericolosi guerrafondai figli di Putin stracarichi di soldi da spendere nelle nostre attività. E’ stato il punto di non ritorno: non potevamo certo continuare in quel modo. Stavamo precipitando nel baratro: anche Reggio era pulita, ordinata, con i cassonetti e l’illuminazione al massimo wattaggio. Stavamo diventando spreconi e inquinanti, c’erano persino opportunità di lavoro che ci negavano la possibilità di passeggiare guardando la luna specchiarsi sul mare e riflettere sui più grandi dilemmi dell’umanità come invece facciamo oggi nelle nostre profonde analisi intellettuali sul nuovo waterfront: ‘è nato prima l’uovo o la gallina?‘.

Deposto il responsabile di quella barbara deriva d’inciviltà, oggi a Reggio Calabria ci raccogliamo in migliaia per sfilare sul corso Garibaldi cantando “bella ciao” col pugno sinistro rivolto al cielo: siamo tutti figli di Che Guevara e se qualcuno si azzarda a mettere in discussione il nostro nuovo leader siamo pronti a difenderlo di fronte a tutto e tutti. Ci stanno provando in tutti i modi quei malvagi Tribunali dello Stato che, palesemente politicizzati dalla parte dei tiranni fascisti, tentano di affermare un’autorità di controllo legale: l’hanno rinviato a giudizio, poi condannato una volta, poi condannato un’altra volta, e soltanto perché aveva concesso il Miramare ad un amico così, senza rispettare le procedure. Non capiscono che noi siamo così avanti che abbiamo superato anche le procedure, mentre altrove si ostinano ancora a seguire la burocrazia. Usano i cassonetti. Accendono le vetrine. E si permettono di rispettare gli accordi presi, mantenere la parola data. Da noi invece i democratici amministratori approvano un “codice etico” che poi arbitrariamente non rispettano. Perché questa è una terra fantastica in cui tutto può succedere, ognuno può fare ciò che vuole, ed è tutto concesso. Persino rivoltarsi con violenza contro le forze dell’ordine, quei balordi della polizia che si permettono ancora di fare le multe per un parcheggio fuori posto. Ma come si permettono? Andassero a Milano a fare le multe, dove ancora vige la legge del Medioevo secondo cui le regole devono essere rispettate. Qui invece siamo avanti: ognuno fa quel che vuole, nel paese dei balocchi che ha messo in pratica con successo quella teoria anarchica che per secoli aveva fallito altrove.

L’economia di Reggio è la più fiorente al mondo: nessuno offre lavoro e nessuno lo cerca. Un equilibrio perfetto. In centro ci sono locali col cartello “chiuso per ferieda oltre due mesi. Quelli aperti, nella migliore delle ipotesi durano un paio d’anni. Siamo elastici, flessibili, ci piace adattarci al cambiamento e soprattutto seguire il richiamo di quel filosofeggiare in riva al mare che ci consente di superare tutti i vincoli della supposta modernità: le regole, il lavoro, i collegamenti. Noi siamo contenti così: isolati dal mondo perchè troppo avanti per gli altri. Al buio, nella sporcizia, senza una guida e nella totale anarchia. E la mattina noi ci svegliamo, “Oh bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao“.