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Il resoconto del convegno dell’ODCEC di Locri e Reggio Calabria sull’emersione e la gestione della crisi d’impresa

L'evento si è svolto martedì pomeriggio nella sala conferenze della sede di via Mascagni

ODCEC Palmi

Il successo della normativa dipenderà anche da un cambio formativo di tutte le parti coinvolte: imprenditori, amministratori e, in particolare, di noi professionisti che abbiamo il dovere di trasferire una giusta cultura aziendale ai clienti”. Ad evidenziarlo è il presidente dell’Ordine dei commercialisti ed esperti contabili di Palmi, Luciano Fedele facendo riferimento al nuovo codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, in vigore dallo scorso luglio e argomento cardine dell’ultimo convegno, dal titolo “Nuovi scenari e nuove competenze per l’emersione e la gestione della crisi d’impresa”, valido per la formazione professionale, organizzato dall’ODCEC Palmi in collaborazione con gli ordini di Locri e Reggio Calabria e SEAC, e svoltosi martedì pomeriggio nella sala conferenze della sede di via Mascagni.

Si tratta di una novità – ha aggiunto Fedele intervenendo per i saluti istituzionali – che rivede a fondo la filosofia del diritto concorsuale, perché si passa da una concezione statica, che mirava a tutelare esclusivamente la par condicio creditorum e la massimizzazione del soddisfacimento dei creditori, a una concezione dinamica nella quale l’impresa e la concezione dell’impresa in attività sono messi al centro. Nella sostanza, – ha spiegato – si vuole allontanare il contrassegno giuridico del fallimento – difatti oggi si parla di liquidazione giudiziale – consapevoli che fare impresa significa anche cadere ma che il sistema deve consentire la possibilità di rialzarsi, naturalmente a chi è onesto. In questo scenario – ha proseguito il presidente Fedele – si inseriscono ancora di più le figure dei professionisti, commercialisti e avvocati, in quanto, avendo un bagaglio di conoscenze di tipo giuridico-aziendale e contabile-fiscale, possiamo senz’ombra di dubbio diventare un riferimento costante per chi quotidianamente deve prendere decisioni e sviluppare azioni in un’ottica di accrescimento della ricchezza della propria realtà aziendale. Si tratta di una vera e propria opportunità che il professionista potrebbe perseguire sia con le imprese in crisi ma anche e soprattutto con le imprese che godono di buona salute. Infatti, parlando di codice della crisi si è soliti pensare che il professionista è colui che affianca il proprio cliente per superare un momento di difficoltà, senza considerare che la ratio della normativa va in altre direzioni e, cioè, verso la prevenzione di una condizione di difficoltà richiamando in prima istanza il principio della continuità aziendale e, successivamente, la conservazione dell’equilibrio finanziario. Vi è quindi l’opportunità da parte di noi professionisti di operare e stimolare anche le imprese sane mediante l’attivazione di meccanismi di monitoraggio; il tutto agendo preventivamente sugli aspetti organizzativi, amministrativi e contabili, sia da un punto di vista qualitativo che quantitativo mediante l’utilizzo di una serie di indicatori per come previsti dalla normativa. Con l’avvento del nuovo codice e delle procedure di allerta, – ha concluso – il ruolo del commercialista sarà sempre più importante perché le imprese non potranno più posticipare l’emersione della crisi, come avvenuto in passato, ma dovranno tempestivamente riconoscere uno stato di sofferenza e intervenire al riguardo”.

Tra i presenti, in un salone gremito, anche i presidenti degli ordini di Locri, Francesco Scarano, e di Reggio Calabria, Stefano Poeta. La parola è poi passata al presidente della Sezione Civile del Tribunale di Palmi, Piero Viola: “quando ho iniziato la mia esperienza di giudice delegato ai fallimenti, nel 2008, – ha esordito – mi sono confrontato con la prima vera riforma del diritto fallimentare e dal fallimento punitivo, sanzionatorio, repressivo, che non guardava in faccia nessuno, si iniziava già a guardare le procedure in un’ottica diversa. Immaginavo di assistere ad un’evoluzione della procedura concorsuale meno repressiva e più funzionale al mercato, all’impresa ma anche ai creditori e mi sembra che la direzione delle modifiche normative sia andata decisamente verso questo obiettivo. Bisogna approcciarsi alla normativa -ha quindi sottolineato Viola- non come momento in cui trovare una soluzione al problema già verificatosi ma prima che la situazione sia diventata già il problema”.

A seguire, Mario Cecchini, giudice delegato Sezione fallimentare del Tribunale di Palmi, ha relazionato sul “codice della crisi d’impresa e il nuovo paradigma per la soluzione delle insolvenze”; analizzando le logiche che impregnavano il codice fallimentare del ’42 e la loro evoluzione di tipo sociale e giurisprudenziale. La “Valutazione della convenienza delle soluzioni e il ruolo dell’attestazione del professionista indipendente” è stato invece l’argomento trattato da Marcello Pollio, professore incaricato di crisi e risanamento d’impresa presso l’Università telematica Pegaso; dopo di lui, Aldo Siniscalchi, dottore commercialista e consulente tecnico in ambito giudiziario e penale a Crotone, ha parlato degli “adeguati assetti organizzativi e reati penali nel nuovo Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza” e, infine, Pierpalo Sanna, consigliere delegato alla gestione della crisi d’impresa e procedure concorsuali del CNDCEC, si è soffermato su “L’emersione e la gestione anticipata della crisi: il ruolo del commercialista”. I lavori sono stati coordinati da Antonio Repaci, consigliere CNDCEC.