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Condanna Falcomatà, Malaspina a gamba tesa: “dovremmo resistere? A cosa?”

Nicola Malaspina

Le parole del Consigliere sospeso di Reggio Calabria Nicola Malaspina dopo la sentenza di condanna in Appello nei confronti del primo cittadino Giuseppe Falcomatà

Siamo in democrazia e per questo tutti hanno il diritto di dire la propria. E infatti in tantissimi si sono espressi in questi giorni, dopo la sentenza di condanna in Appello verso il Sindaco sospeso di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà, tra chi l’ha difeso e chi ne ha chiesto le dimissioni. Ma se c’è qualcuno che più di tutti ha diritto, questi è Nicola Malaspina, che le dimissioni le ha presentate davvero (è stato l’unico Consigliere a farlo) dopo la sentenza di primo grado. E ora dice la sua sulla situazione, entrando a gamba testa sul comportamento del primo cittadino e sulle sue dichiarazioni a caldo: “Un anno di sospensione è scivolato via – si legge – e mentre la Terra ha compiuto la sua rivoluzione intorno al Sole, la Città ha continuato, inesorabilmente, a scivolare verso i bassifondi di ogni classifica di vivibilità. A 355 giorni dalla prima condanna, in appello, è arrivata anche la seconda, ma il “primo cittadino” sospeso fa finta di nulla, anzi la sua prima dichiarazione è un invito a resistere. Non si comprende bene a cosa. Al lento e inarrestabile declino di questa martoriata Città? Alle perdurante carenza di servizi, compresi quelli essenziali? Al brutto che si annida in ogni strada, in ogni piazza, in ogni quartiere, senza alcuna differenza tra centro e periferia? Dopo il “secondo” atto del processo Miramare mi sarei aspettato un atto estremo di dignità, ma come ho già affermato in altre occasioni, rubando le parole di Fausto Gianfranceschi, “DIGNITÀ: NON CI SONO SCUOLE PER CONSEGUIRLA!”.

“Come se questo non bastasse – aggiunge – va evidenziato anche che, questa amministrazione verrà ricordata per sempre, non solo per il triste primato della sospensione, ma per qualcosa di ben più grave e cioè il FURTO DI VOTI, lo stupro della rappresentanza, i MORTI VOTANTI. All’indomani della prima sentenza e di tutto ciò che ne è scaturito (mercimonio di poltrone, accordi, accordini e “accorduni”), ritenendo irrimediabilmente delegittimato questo Consiglio Comunale ho deciso di lanciare un segnale forte alla Città. Mi sono dimesso dal consiglio e non lo ho fatto per una qualche inesistente incompatibilità, non lo ho fatto per ipertrofia dell’ego, ma con un motivo ben preciso. Per il profondo rispetto che nutro nei confronti di quella che dovrebbe essere la casa di ogni Reggino, per l’indomito amore che mi lega a questa sfortunata Città, e in ultimo, per dimostrare anche ai cittadini più pessimisti, a quelli che non si sentono rappresentati, ai delusi da una politica distante dai problemi della Comunità che non tutti coloro che si occupano di politica sono uguali, che esiste ancora chi vive la politica con spirito di servizio disinteressato, che esiste chi rifiuta il compromesso, gli “intrallazzi”, l’egoistico tornaconto. NO! Non cediamo al fatalismo, non pieghiamoci al pessimismo e al brutto, c’è ancora speranza! Come scriveva Tolkien nella più bella favola del ventesimo secolo: “C’è del buono in questo mondo, padron Frodo. È giusto combattere per questo”.