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Resoconto conversazione “1922-2022: nel centenario della marcia su Roma” a cura del Circolo “L’Agorà” | VIDEO

L'onorevole Fortunato Aloi ospite della conversazione sul tema "1922-2022: nel centenario della marcia su Roma"

Conversazione centenario Marcia su Roma

L’obiettivo della marcia su Roma, capeggiata dai quadrumviri Balbo, Bianchi, De Bono e De Vecchi, era estromettere l’allora capo del governo Luigi Facta e forzare la mano al re Vittorio Emanuele III per indurlo a consegnare il Paese nelle mani di Mussolini, incaricandolo di formare un nuovo governo. La marcia iniziò il 26 ottobre, con Perugia come quartiere generale dell’iniziativa.

Da qui i quadrumviri nominati qualche giorno prima da Mussolini coordinavano le operazioni. Il 27 ottobre circa ventimila camicie nere partirono da Santa Marinella, Tivoli, Monterotondo e dal Volturno e, requisendo convogli ferroviari, si diressero verso la capitale, difesa da 28.400 soldati. Alle 6 del mattino del 28 ottobre il governo dichiarò lo stato d’assedio“.

Si è svolta giovedì 17 novembre la nuova conversazione, organizzata dal Circolo Culturale “L’Agorà”, sul tema “1922-2022: nel centenario della marcia su Roma”. Il tema è stato analizzato dall’onorevole Fortunato Aloi. Docente negli istituti superiori, dirigente missino e consigliere comunale e provinciale di Reggio Calabria e Deputato della Repubblica Italiana per quattro legislature, ricoprendo prestigiosi incarichi parlamentari, tra i quali quello di Sottosegretario di Stato per la pubblica istruzione dal 13 maggio 1994 al 16 gennaio 1995.

Il 28 ottobre 1922 l’Italia fu consegnata a Mussolini diventando di fatto un paese fascista. Sono passati 100 anni da quel 28 ottobre 1922, una data passata alla storia come l’anniversario della Marcia su Roma con la quale il fascismo prese il potere. – si legge nel comunicato dell’associazione “L’Agorà” – Gli eventi insurrezionali che cominciarono il 28 ottobre e terminarono quattro giorni dopo con l’arrivo delle camicie nere nella Capitale, si conclusero con l’entrata in carica del governo Mussolini che rimarrà al potere per vent’anni, fino al 25 luglio 1943. Il partito nazionale fascista era nato per raccogliere politicamente le squadre d’azione che, nate anche sotto la spinta dell’impresa di Fiume di Gabriele D’Annunzio, si erano rese protagoniste di episodi violenti ai danni di sedi sindacali, esponenti politici, tipografie e amministrazioni comunali socialiste soprattutto nel centro-nord Italia agricolo e industriale.

Nel 1921 erano entrati, come forza minoritaria, in Parlamento, grazie a un’alleanza elettorale con Giovanni Giolitti, l’esponente di maggior corso di quella classe politica liberale che, insieme ai socialisti, avevano indicato come proprio principale nemico. – prosegue L’Agorà – Nel mese di ottobre 1922, al palesarsi dell’ennesima crisi di governo dell’Italia liberale, quella del governo Facta incapace di ottenere dai fascisti un patto di pacificazione, Mussolini capì che era arrivato il momento di tentare la presa del potere. Il piano prevedeva di far scattare, nella notte tra il 27 e il 28 ottobre, assalti nelle varie città d’Italia per occupare prefetture, stazioni ferroviarie e altri centri nevralgici del potere, che in molti casi, anche se non in tutti, riuscirono. Nel frattempo le camicie nere si sarebbero messe in marcia verso Roma. Alla loro guida un quadrumvirato, composto dal ras di Ferrara Italo Balbo, dall’ex generale Cesare De Bono, dal nazionalista piemontese Michele De Vecchi e da Michele Bianchi, segretario del partito e ufficiale di collegamento con Benito Mussolini, che era rimasto a Milano nei suoi uffici del Popolo d’Italia, in attesa degli eventi. Le squadre fasciste contavano sul fatto che dallo Stato, come del resto era successo quasi sempre, su scala locale, negli anni precedenti, non arrivasse una reazione. Il dimissionario governo Facta propose lo Stato d’Assedio, un provvedimento molto rigido che gli avrebbe assegnato pieni poteri per stroncare la rivolta e per affrontare con l’Esercito l’arrivo delle squadre a Roma, mobilitando i prefetti. Il re Vittorio Emanuele III, però, non lo firmò, dando di fatto il via libera alla vittoria politica del fascismo“.

Mentre a Tivoli, Monterotondo e Santa Marinella, tre località a poche ore di marcia, si erano radunate decine di migliaia di camicie nere sotto la pioggia e in attesa degli ordini, Mussolini trattava su tutti i tavoli con la classe dirigente liberale, facendo credere che i fascisti si sarebbero accontentati di qualche ministero nel nuovo governo per fermare il caos nel quale stava precipitando l’Italia. Resosi conto di una posizione di grande forza, però, Mussolini a quel punto fece sapere al re che sarebbe sceso a Roma solo per ricevere l’incarico di formare lui, in prima persona, un nuovo governo. Il re acconsentì e Mussolini partì in treno da Milano la sera del 29 ottobre per arrivare, il giorno dopo, al Quirinale per ottenere l’incarico. Il 31 ottobre 1922 il nuovo governo Mussolini, del quale facevano parte anche liberali e popolari, giurò nelle mani del re. – conclude il racconto dell’associazione – A quel punto Mussolini ottenne dal re il consenso a far sfilare le camicie nere che da giorni erano accampate nelle campagne romane, in colonna da piazza del Popolo fino a piazza Venezia, e poi risalire verso il Quirinale. A cento anni dalla marcia su Roma, il gradito ospite del sodalizio culturale regginone ripercorrerà le cause e le conseguenze. La giornata di studi, organizzata dal sodalizio culturale reggino, ha carattere prettamente storico-culturale“.