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A Messina la tavola rotonda “Il buio dentro: fenomeno suicidario tra le forze dell’ordine”

Il Segretario Generale Provinciale e Regionale Usip Unione Sindacale Italiana Poliziotti, Maurizio Galati, denuncia l’amministrazione per non aver mai accolto le loro richieste; 246 agenti si sono suicidati negli ultimi quattro anni

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Il parere del Segretario Nazionale Usip Rosaria Maira – Responsabile Mobbing e Stalking, di Rosa Nastasi e Valentina Sabino, rispettivamente legale e psicologa dell’Associazione “Attivamente”, dei senatori Bucalo, Musolino e Germanà e del deputato all’ARS Antonio De Luca.

Il suicidio è un atto estremo, la persona che lo tenta o addirittura lo mette in atto, manifesta una grandissima sofferenza per cui, la morte rappresenta l’unica risposta ad un disagio ormai non più tollerabile.  Quando poi, a tentare il suicidio sono persone che appartengono alle forze dell’ordine occorre capire se ci sono stati dei campanelli d’allarme che hanno determinato questo gesto inconsulto e, come mai nessuno è intervenuto. L’attività lavorativa svolta dagli agenti di polizia, dai carabinieri, dalla polizia carceraria o dalla guardia di finanza è considerata ad alto rischio alla stessa strega di altre professioni. La differenza consiste nel fatto che il numero dei suicidi delle forze dell’ordine è molto più elevato rispetto a quello degli altri ordini professionali.

Un agente di polizia che si trova in una condizione di stress, difficilmente chiederà aiuto probabilmente per paura di compromettere la sua carriera o addirittura di essere licenziato. C’è anche da capire se i superiori che vengono a conoscenza del problema psicologico del loro sottoposto, gli suggeriscono di rivolgersi ad uno psicologo o ad uno psichiatra o piuttosto, lo demansionano destinandolo ad attività sedentarie. Ormai in quasi tutti paesi stranieri, gli agenti delle forze di polizia, vengono sottoposti a verifiche periodiche per valutare il livello di stress e la risposta mentale quando si trova sotto pressione; in Italia non esiste l’obbligo ma la scelta volontaria. Molti psicologi e psichiatri ritengono che, essere sottoposti a convive per molto tempo con atti violenti, può condizionare la mente portando ad interiorizzare quei disagi. L’agente delle forze dell’ordine “vittima” di questo disagio, tende ad isolarsi dal resto della società e, soprattutto dalla famiglia; neppure la moglie o i figli riusciranno a fargli superare questa condizione. Alcuni hanno affermato che durante Coronavirus sono aumentati i casi di suicidio. L’Unione Sindacale Italiana Poliziotti (Usip), non è d’accordo con questa tesi e, mette a confronto i casi di suicidio avvenuti nei due anni di pandemia con quelli verificatesi nel 2019 quindi, prima della diffusione del Coronavirus: il risultato è identico, nessun aumento. Questa è una conclusione veramente preoccupante!

Stamani a Palazzo Zanca di Messina, tavola rotonda “Il BUIO DENTRO: fenomeno suicidario tra le Forze dell’Ordine”.

Sono intervenuti: Rosaria Maira Segretario Nazionale Usip – Responsabile Mobbing e Stalking, Maurizio Galati, Segretario Generale Provinciale e Regionale Usip, Rosa Nastasi e Valentina Sabino, rispettivamente legale e psicologa dell’Associazione “Attivamente” l’avvocato cassazionista Maria Claudia Giordano dell’Associazione “Agathos”, il Segretario Generale Regionale Uil Luisella Lionti, i senatori Bucalo, Musolino e Germanà e del deputato all’ARS Antonio De Luca 

Maurizio Galati segretario generale provinciale e regionale Uisp ha dichiarato che: “negli ultimi 4 anni 246 agenti di polizia hanno deciso di farla finita, nel 2022 già 69 suicidi, di questi solo tre le donne, e il fenomeno è in costante crescita.  L’amministrazione ha tuonato Galati, non ha fatto e non fa molto per cercare di tutelare i propri dipendenti; esiste una normativa abbastanza datata che è l’art. 48 per cui l’amministrazione, accusa Galati, mette in sicurezza solo sé stessa limitando l’attività lavorativa dell’agente di polizia, addirittura togliendogli l’arma d’ordinanza, anche se in moltissimi casi i poliziotti hanno trovano altre soluzioni. Negli ultimi quindici anni la polizia di Messina ha perso circa 350 unità, ha proseguito Galati, il carico di lavoro è stato distribuito tra gli agenti in servizio  appesantendoli con compiti e responsabilità sempre maggiori. Inoltre, negli anni il tipo di attività svolta dal poliziotto è cambiata, prima l’emergenza Coronavirus, adesso l’emergenza immigrazione; questo è un lavoro che porta l’agente di polizia a stare a contatto con la sofferenza altrui, questo dolore, in una certa maniera incide psicologicamente e può anche determinare scelte estreme come il suicidio. Allo Stato e quindi, al Governo, l’Usip chiede una Commissione Parlamentare d’Inchiesta che possa risalire a quelle che sono le reali cause che portano al suicidio, chiedono che venga modificato l’art. 48 in maniera tale che il poliziotto possa sentirsi più tranquillo e sereno, possa rivolgersi alle strutture pubbliche e private senza per questo temere di vedersi tolta la pistola o messo in aspettativa”.

Rosa Nastasi avvocato dell’Associazione “Attivamente”, ha dichiarato: ”Attivamente” vuole stare accanto a tutti gli agenti di polizia sia perché è evidente una escalation del rischio suicidario, sia perché occorre modificare la normativa ferma al 1985 in modo da poter aiutare ed essere vicino agli agenti di polizia in ordine anche all’evoluzione che ha avuto negli anni il loro ruolo; ancora Nastasi afferma che le problematiche personali e di vita sono notevolmente cambiate in questi decenni. È necessaria, una revisione dell’art. 48 del regolamento della Polizia di Stato affinché tutti gli agenti debbono essere messi nelle condizioni di poter, in qualsiasi momento, chiedere un aiuto per potere smaltire quelle che sono le loro problematiche, il loro stress lavorativo senza che la parola stress gli implichi necessariamente la sospensione dal servizio, il ritiro dell’arma o la modifica di quelle che sono le condizioni economiche con riduzione dello stipendio”.

Valentina Sabino psicologa dell’Associazione “Attivamente”, ha affermato che “l’ideazione suicidaria nelle forze armate e quindi, anche nelle forze di polizia, è qualcosa che nasce nel tempo; ci sono fattori predittivi, fattori di rischio che sono ben visibili all’occhio dei colleghi, all’occhio dei superiori, all’occhio dei familiari; sono segnali che però spesso non vengono ben considerati. Il fattore dello stress, prosegue la dottoressa Sabino, può essere prevenuto; in questo caso viene quasi imputato come una colpa che porta al demansionamento del ruolo; in psicologia lo stress non è un qualcosa da abolire ma da affrontare. Ancora, la Sabino dichiara che l’Associazione “Attivamente”, insieme al sindacato Usip, desidera creare delle azioni di supporto e di prevenzione per le forze dell’ordine. Creare una figura psicologica insieme ad una equipe multifattoriale, che vada ad intervenire proprio in questi ambiti, in modo che sia di supporto sempre presente e che non intervenga soltanto nei casi estremi o soltanto quando il gesto è avvenuto. Concludendo, la psicologa Sabino dice che il suicidio è un atto violento contro sé stesso infatti, quando si assiste o si subiscono eventi traumatici in maniera sistemica, quello che è accaduto non si riesce a metabolizzarlo e, al temo stesso, si ha paura a parlarne perché l’agente che lo fa, potrebbe essere demansionato; tutto ciò crea un vuoto, una voragine, una distruzione emotiva, che poi può portare all’estremo gesto del suicidio”.

Rosaria Maira Segretario Nazionale Usip – Responsabile Mobbing e Stalking ci tiene a precisare che “il fenomeno del suicidio si sta acuendo, si è arrivati a 69 suicidi nel 2020 o meglio, quelli che si conoscono come tali; un fenomeno che c’è sempre stato ma tenuto un po’ nascosto, coartato e che, nell’ultimo periodo, sta esplodendo e diventando drammaticamente un caso sociale. La Maira ritiene che non si deve arrivare al ciclo di terapia dallo psicologo o dallo psichiatra, occorre intervenire molto tempo prima. Bisogna rivedere tutta la normativa interna, tutto l’ordinamento perché è giusto che dal primo giorno che l’agente di polizia prende servizio e fino al giorno in cui va in quiescenza, abbia un supporto psicologico. Ciò dipende dal fatto che le forze dell’ordine sono a contatto con tutto ciò che per la gente è brutto, tutto ciò che per la gente è violento, tutto ciò che la gente non vuole vedere e vuole che se ne occupi proprio la polizia; di conseguenza, queste situazioni alla maggior parte delle persone normali produrrebbero un malessere interno, figuriamoci agli agenti di polizia che non sono e non possono essere considerati dei superuomini. La Maina chiede alla politica che gli agenti di polizia abbiano turni di lavoro meno stressanti perché, il carico di lavoro è diventato più pesante perché c’è una carenza di personale; ormai dal 2008 ci sono 12 mila unità in meno e, l’età media è di 52 anni. Infine, chiede che sin dal primo giorno di servizio si possa fare affidamento sulla figura professionale di una life coach che permetta di crescere e migliorare, di avere la mente sempre allenata e pronta per prevenire il problema e non arrivare all’atto estremo”.

Carmela Bucalo senatrice di Fratelli d’Italia, ha affermato che “si è arrivati ad un punto di non ritorno, non bisogna semplicemente parlare ma è necessario agire. E’ necessario un intervento immediato da parte dello Stato a tutela di questi uomini, donne, lavoratori e servitori dello Stato che vivono sempre in un continuo stato di tensione in quanto aumenta la criminalità, aumentano le tante problematiche che sono costretti a vivere e tutto questo, con una carenza di organico. A questo, ha detto la Bucalo, si aggiunge il disagio di avere edifici non adeguati, turni massacranti”.

Nino Germanà senatore della Lega esprime “il suo ringraziamento alle forze di polizia che sono al servizio della collettività; la politica deve ascoltare, raccogliere le istanze e tradurle in soluzioni nella misura in cui tale richieste sono giuste, e le soluzioni fattibili. La sicurezza è uno dei punti principali del programma della lega, per cui, le richieste presentate dall’Uisp debbono essere sostenute”.

Dafne Musolino senatrice del Movimento Sud chiama Nord afferma che “il fenomeno suicidario è un problema che non si può più ignorare anzi, va affrontato il più velocemente possibile. Le forze dell’ordine sono le sentinelle, la presenza sul territorio, e meritano il massimo rispetto e il massimo impegno da parte della politica. I suicidi hanno preso una dimensione davvero allarmante, sia per il fenomeno in sé, sia per i risvolti che questo crea nell’opinione pubblica; infatti, contribuisce a seminare un sentimento di minore fiducia nelle forze dell’ordine e questo non depone bene perché potrebbe trasformarsi in una dimensione allarmante. Bisogna intervenire sul turn over, dice la Musolino, bisogna sbloccare i concorsi, dare più risorse, ed ovviamente ci vuole anche un intervento legislativo che consenta di tutelarli maggiormente. Non è ammissibile, dichiara la senatrice di sud chiama nord, che le azioni portate avanti dalle forze di polizia, vengano vanificare da provvedimenti giudiziari che molto spesso, nel volgere di 48 ore, rimettono in libertà i soggetti che, con grande fatica, erano stati arrestati e condotti nelle case circondariali. Condivide la presenza di una life coach e di una counseling professionisti, che già operano nelle grandi aziende pur non occupandosi di una materia così delicata come sono i servizi che svolgono le forze dell’ordine. Chi svolge questo lavoro, dichiara la Musolino, è sottoposto ad una tensione costante ed ha anche necessità di potersi interfacciare liberamente, spontaneamente, con tutta la riservatezza possibile; la life coach può consentirgli di avere una valutazione che non sia una psichiatrica o psicologica ma una valutazione a 360 gradi su quelle che sono le tensioni quotidiane.  La Musolino afferma che Gruppo per le autonomie al quale appartiene in senato, esprimerà un voto favorevole a tutti i provvedimenti che si occuperanno del sud, delle autonomie, del meridione, e a disegni di legge che si occupino del sostegno alle forze dell’ordine”.

Antonio De Luca capogruppo del Movimento Cinque Stelle all’Ars Sicilia, dichiara che “la politica deve fare di tutto per migliorare le condizioni di vita e di lavoro degli uomini di polizia, dei carabinieri e delle altre forze dell’ordine in quanto,  rappresentano il primo presidio dello Stato sul territorio; non si possono fare lavorare in condizioni non idonei, non possono essere sottoposti a carichi di stress eccessivi in quanto, sono persone che sono in continua tensione; occorre pensare, prosegue De Luca, che sono persone che lavorano con la pistola nella fondina. Lo Stato non può girarsi dall’altro lato e fare finta che questo numero drammatico di suicidi non rappresenti un campanello d’allarme gravissimo. Fare il poliziotto dice De Luca, è un lavoro usurante, il poliziotto è una persona e come tale, è esposta a tutti i rischi così come sono esposti tutte le altre persone, la differenza consiste nel fatto che le forze dell’ordine sono sempre sotto pressione. Ancora, dice De Luca, esiste un contesto fortemente gerarchizzato, può capitare che il sottoposto sia in una condizione anche intellettualmente o curriculare diversa da chi invece lo dirige e tutto questo, a volte porta ad uno sconvolgimento e conseguentemente deve dev’essere tenuto in considerazione sotto i tanti e tutti i punti di vista. In conclusione, De Luca dichiara che qualunque progetto di legge teso a migliorare le condizioni economiche di vita e di lavoro dei poliziotti sarà sostenuto dal Movimento Cinque Stelle senza alcuna esitazione”.  

Durante la tavola rotonda è stata stipulata una convenzione siglata tra il Segretario Regionale Usip Claudio De Luca e l’Associazione “Attivamente”.