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Trasporti nello Stretto, De Luca risponde a Raffa: “il governo non si è mai interessato della Sicilia”

Cateno De Luca

Trasporti nello Stretto: la risposta di Cateno De Luca ad Angella Raffa sulla continuità territoriale

Non è tardata ad arrivare la risposta di Cateno De Luca ad Angela Raffa sulla questione continuità territoriale tra Sicilia e Calabria. Di seguito la lettera aperta inviata all’onorevole pentastellato dal neodeputato regionale alla guida di “Sicilia Vera” e “Sud chiama Nord”.

“Cara Angela, la comunicazione per punti non mi appartiene: il discorso sulla continuità territoriale e sul collegamento stabile dello Stretto (sono due argomenti diversi) è ben più articolato di un riduttivo comunicato articolato in 5 punti come quello da Te diffuso e proverò a spiegarti perché quello che è stato fatto finora anche dal Movimento 5Stelle non solo basta, come tu stessa riconosci, ma non è stato neppure lontanamente esaustivo delle esigenze del Sud d’Italia. La continuità territoriale è definita come la capacità di garantire un servizio di trasporto che non penalizzi cittadini residenti in territori meno favoriti (isole maggiori e minori e territori svantaggiati) e si inserisce nel quadro più generale di garanzia dell’uguaglianza sostanziale dei cittadini e di coesione di natura economica e sociale, promosso in sede europea. Nel 2017, quando io non ero ancora neppure candidato alla Regione Siciliana, lo Stato italiano, con il D. Lgs. 24 aprile 2017 n. 50, art. 47 comma 11bis, ha riconosciuto a R.F.I. SpA, al fine di migliorare la flessibilità dei collegamenti ferroviari dei passeggeri tra la Sicilia e la penisola, la possibilità di svolgere il servizio di collegamento ferroviario via mare tra la Sicilia e Penisola “anche attraverso l’impiego di mezzi navali veloci il cui modello di esercizio sia correlato al servizio di trasporto ferroviario da e per la Sicilia, in particolare nelle tratte di andata e ritorno, Messina-Villa San Giovanni e Messina-Reggio Calabria, da attuare nell’ambito delle risorse previste a legislazione vigente destinate al Contratto di programma-parte servizi tra lo Stato e la società Rete  ferroviaria italiana Spa e fermi restando i servizi ivi stabiliti”.

Vedi Angela, però, che quella che tu definisci una conquista, in verità ha costituito un arretramento nella difesa dei diritti dei Siciliani, perché invece di garantire la continuità territoriale avete sostanzialmente consentito a RFI di imporre un sistema di collegamento ferroviario via mare da e per la Sicilia, senza alcun confronto con il territorio. Difatti, già dal 2000 (con il D.M. Trasporti n. 138/2000) RFI SpA è divenuta la concessionaria di tutto il servizio ferroviario italiano per i successivi 60 anni, e in forza di questa concessione è sempre RFI Spa a dettare le regole di esercizio per lo svolgimento del servizio, tanto che quando la Società ha deciso di ridurre il numero di treni che collegavano la Sicilia al resto di Italia, eliminando le navi che imbarcavano i detti treni e attraversavano lo Stretto di Messina, l’unica soluzione che Stato ha pensato di attuare qual è stata? Garantire il servizio di trasporto ferroviario via mare da e per la Sicilia attraverso l’impiego di mezzi navali veloci per le tratte Messina- Villa San Giovanni e Messina – Reggio Calabria (andata e ritorno). In sostanza, che cosa avete fatto? Avete accettato che RFI sopprimesse la gran parte delle corse delle navi che garantiscono il c.d. “servizio universale ferroviario a lunga percorrenza” autorizzando la società a sostituire questo servizio con uno che arriva fino a Reggio Calabria con l’impiego di mezzi navali veloci per l’attraversamento a piedi delle tratte Messina/Villa San Giovanni e Messina/Reggio Calabria.

In sostanza, mentre prima il viaggiatore poteva restare a bordo dello scompartimento ed attendere che fosse il treno ad essere imbarcato sulla nave per attraversare lo Stretto di Messina, adesso il viaggiatore è costretto a scendere dal treno e, nella migliore delle ipotesi, se avrà viaggiato su un treno Frecciarossa, potrà utilizzare il collegamento veloce per l’attraversamento dello Stretto. Se invece avrà viaggiato su un treno diverso, a lunga percorrenza ma che non fa parte della linea di esercizio per la quale viene garantito il collegamento per l’attraversamento dello Stretto, si troverà costretto a scendere dal treno e scegliere tra due alternative: attendere l’arrivo del primo mezzo navale veloce (il cui orario è coordinato con quello di arrivo e partenza delle Frecce) oppure percorrere la strada che lo separa dall’imbarco di Villa San Giovanni e imbarcarsi su una delle navi F.S. che solcano lo Stretto di Messina, senza alcuna coincidenza di orario. Non va meglio neppure per il viaggiatore che avrà utilizzato uno dei treni che svolgono il c.d. “servizio ferroviario universale a lunga percorrenza”, cioè uno di quei treni che vengono imbarcati sulle navi e che, una volta raggiunta la Sicilia, arrivano nelle altre città siciliane, perché questo servizio di fatto è svolto solo da 2 navi, c.d. a 4 binari, che sono la Iginia (univa nave nuova) e la Messina (che ha già 11 anni di esercizio), mentre le altre due, Villa e Scilla (entrambe con circa 40 anni di esercizio) sono in riserva e in cantiere per le manutenzioni. Ecco spiegato perché il viaggiatore da e per la Sicilia patisce un servizio deficitario, con pochissimi collegamenti, con orari che non tengono conto delle reali esigenze dell’utenza, senza beneficiare di alcun servizio di terra, né in termini di servizio di ristorazione né in termini di assistenza all’utenza che viene abbandonata a sé stessa, con tutti i bagagli e le difficoltà del caso.

Cara Angela, tu stessa riconosci che c’è ancora molto da fare ma dimentichi di dire che la recente sentenza della Corte di Giustizia europea del 13 ottobre 2022 ha affermato un principio con il quale sarà necessario fare i conti: il servizio di attraversamento dello Stretto, quello stesso servizio affidato nel 2017 a RFI con l’utilizzo dei mezzi veloci, non può essere affidato senza la pubblicazione di una gara rivolta a tutti gli operatori del settore. Una concessione statale della durata di 60 anni a RFI ha prodotto i risultati che ogni siciliano è costretto a subire quando decide di viaggiare. È venuta l’ora che ci si occupi davvero di continuità territoriale, senza accontentarsi di servizi deficitari e riduttivi che non solo non consentono di garantire la uguaglianza sostanziale per i territori svantaggiati e attuare il diritto alla libera circolazione sul territorio europeo, ma che hanno contribuito a causare l’arretramento di tutto il Meridione, bloccando lo stesso Sistema Italia. Infine, cara Angela, non dimenticare che sullo Stretto viaggiano ogni anno oltre 1 milione di pendolari che sono costretti a sottostare a condizioni di trasporto inique, sia dal punto di vista della loro organizzazione che dal punto di vista economico, e per i quali non è mai stata pensata una misura specifica. La tanto decantata da Te Autorità di Sistema Portuale dello Stretto, che ingloba i porti di Messina, Villa San Giovanni e Reggio Calabria, lungi dall’esercitare il proprio ruolo ha abdicato ad ogni interlocuzione con gli operatori economici che gestiscono il servizio, pubblicando gare per la concessione delle aree portuali che hanno portato solo all’avvio di un contenzioso con le società che esercitano il servizio di trasporto, senza alcun miglioramento delle condizioni di trasporto dei passeggeri pendolari. Di questi temi, cara Angela, io mi sono occupato in più di un’occasione, come quando nel periodo più acuto della emergenza Covid, ho presidiato personalmente la rada San Francesco per denunciare la mancanza dei controlli in concomitanza con un flusso massivo di persone che rientravano in Sicilia per sfuggire alla pandemia ed alla conseguente crisi economica che aveva già attanagliato le regioni del Nord Italia. All’epoca il Presidente del Consiglio dei ministri era proprio il Segretario del Tuo partito, l’Avv. Giuseppe Conte, che la notte annunciava i suoi DPCM e poi lasciava che trascorressero 24 ore prime di pubblicarli, dando il via libera alle fughe di massa verso i territori del Sud Italia e la Sicilia, dove l’assistenza sanitaria è deficitaria e certamente non adeguata a fare fronte a questo improvviso aumento dei contagi esogeni. Ma di tutto questo Angela tu preferisci non parlare, e io lo capisco quanto è difficile difendere le posizioni di un governo centralista che della Sicilia non si è mai interessato, come del resto neppure tu”.