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“Semper fidelis” apre la nona stagione del Teatro Primo di Villa San Giovanni

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Lo spettacolo di Saverio Tavano apre sabato prossimo, 29 ottobre, la “Nona del Teatro Primo” a Villa San Giovanni

Al via la “Nona del Teatro Primo”, sabato 29 ottobre, con uno spettacolo, “Semper fidelis. Ovvero il vaso di Pandora” di Saverio Tavano, che conferma il pieno vigore di quella drammaturgia contemporanea italiana cui rivolge la propria attenzione la direzione artistica del teatro di Villa San Giovanni. In scena Margherita Smedile, Vincenzo Tripodo e Francesco Gallelli. Il testo e la regia sono di Saverio Tavano. Produzione Compagnia Teatro del Carro / Nastro di Mobius. Graditissimo il ritorno di Tavano negli spazi di via Delle Filande, dove l’artista aveva già incantato il pubblico con lo spettacolo “Patres”, poi diventato quel bellissimo cortometraggio al quale sono stati assegnati prestigiosi premi nazionali. Il cast di “Semper fidelis” vanta la presenza di Margherita Smedile, attrice messinese di straordinaria intensità, di Vincenzo Tripodo, che recentemente ha condotto un laboratorio di recitazione cinematografica a Castrovillari, in occasione di Primavera dei Teatri, e di Francesco Gallelli, vincitore di numerosi premi con “U fugghiu”, il corto dello stesso Tavano, interamente girato in Calabria, interpretato anche dagli attori Fabrizio Ferracane e AnnaMaria De Luca. E proprio quest’ultima sarà ospite di Teatro Primo il 12 e 13 Novembre, con lo spettacolo “Teresa. Un pranzo di famiglia.” scritto da Francesca Chirico per la regia di Luca Michienzi. “Semper fidelis. Ovvero il vaso di Pandora” andrà in scena sabato 29 ottobre alle 21:00 e domenica 30 ottobre alle 18:15.

È Saverio Tavano a presentare lo spettacolo: “In un paese qualsiasi in una città qualsiasi una famiglia qualsiasi vive in una casa con vista mare. Un padre, una madre, un figlio, qualsiasi. Come voyeur siamo testimoni del vissuto personale di una famiglia che affronta il momento più importante della sua esistenza: si regolano i conti con il passato e la memoria, come in un vaso di Pandora libera i fantasmi che fino a quel momento erano rimasti nascosti. Come accade nelle migliori famiglie c’è sempre un elemento oscuro che con ipocrita omertà rimane indiscusso. Abbiamo analizzato le dinamiche psicologiche che pongono l’uomo nella condizione di elemento sacrificante nella posizione quindi auto indotta di agnello sacrificale e la posizione del suo torturatore, di aguzzino. Esiste una relazione tra i due elementi che fonda le proprie origini nell’antichità, dalla ritualità umana. Secondo vari teorici, tra cui il professore Jerome Skolnick, questo comportamento si radicalizza negli anni di attività e carriera, ove, avendo a che fare con elementi disagiati e deviati, forzatura della legge, casi di violenza e omicidio molto sensibili, la mente degli addetti all’ordine subisce una regressione assumendo posizioni di carattere autoritario e repressivo giustificate come unico mezzo di mantenimento della legge. Perché la violenza rituale – o la rievocazione rituale della violenza – ristora, guarisce, purifica, fa capire il senso profondo delle cose e addirittura mette in contatto con Dio? Dai riti cruenti della più remota antichità alle sacre rappresentazioni, dalla tragedia greca al moderno sport, dall’ascetismo alla psicoanalisi, l’uomo ha sempre intuito e ricercato il potenziale trasformativo-terapeutico insito nell’accostamento rituale di vita e morte, innocenza e brutalità, onnipotenza e impotenza, non senza stravolgerlo, spesso, in forme strumentali e perverse”.