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Il neo ministro alla Pubblica amministrazione Zangrillo: “smart working è strumento che funziona”

paolo zangrillo Foto di Giuseppe Lami / Ansa

Le parole del neo ministro alla Pubblica amministrazione Zangrillo sullo smart working

Lo smart working nella pubblica amministrazione può funzionare , bisogna passare dalla logica del controllo a quella della verifica del risultato. Lo dice il neo ministro della Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo a Radio 24. “Con la pandemia il numero dei lavoratori italiani che sono andati in smart working – dice- sono passati da 500mila a 5 milioni. Questo significa che questo strumento può funzionare. Pensare che si possa rinunciare a questo strumento significherebbe confermare che la pubblica amministrazione è diversa dalle altre organizzazioni perché quello che si può fare dalle altri parti non si può fare nella P.A“.

Intendo procedere – ha proseguito Zangrillo rispondendo alla domanda sulla possibilità di utilizzare il lavoro agile – cercando di comprendere con quali modalità possiamo utilizzare questo strumento. E’ evidente che comporta un modo diverso di gestire il rapporto tra datore di lavoro e lavoratore. Si passa da una logica di controllo a una logica di verifica dei risultati. Ci vuole maturità. Se il sindacato rivendica la possibilità di avere smart working deve essere consapevole che lo smart si può fare a determinate condizioni“.

Per Paolo Zangrillo, nuovo ministro per la Pubblica amministrazione, la P.A. “è un fattore di competitività per il sistema economico. Lavorerò di conseguenza continuando a fornire, come già sta avvenendo grazie al Pnrr, tutti gli strumenti necessari a renderla efficiente, digitalizzata e moderna“. Lo dice il titolare del dicastero in un’intervista a Il Messaggero. La Pubblica amministrazione “non è un carrozzone. Al suo interno ci sono professionalità di grande spessore. È vittima di una cattiva narrazione portata avanti per anni”. Va ridato “l’orgoglio ai dipendenti pubblici di lavorare per la Pubblica amministrazione. Da questo punto di vista non credo ci siano differenze tra il pubblico e il privato – sottolinea -. Non ho mai conosciuto un’organizzazione con dipendenti disillusi e disamorati in grado di produrre risultati positivi“.

I trattamenti economici “devono essere sicuramente adeguati alle professionalità. Ma questo è un tema contrattuale“. Uno “dei primi passi che vorrei compiere è incontrare i sindacati per raccontare la mia idea della Pubblica amministrazione e su quello che ho intenzione di fare. Anche per avviare un percorso di collaborazione e di concertazione“. Bisogna avere “la consapevolezza che le risorse disponibili sono limitate“. Per quanto riguarda il lavoro agile “prima della pandemia in Italia non c’erano neanche 500 mila lavoratori che ricorrevano allo Smart working. Con la pandemia siamo passati a 5 milioni“. Tutte le aziende “che vi hanno fatto ricorso non hanno subito particolari cali dal punto di vista dei risultati“. Con lo Smart working “si passa da un concetto di controllo del lavoratore a un concetto di verifica dei risultati. Visto in quest’ottica è una opportunità anche per la Pubblica amministrazione. Perciò non lo limiterei a una soluzione per il risparmio energetico”. Comunque “non sono per i modelli estremi – conclude – come lo Smart working totale, al 100%. Sono convinto che per il buon funzionamento di un’organizzazione non si può rinunciare alla socialità“.