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“Meloni vestita da uomo”: l’ennesima contraddizione di chi invoca la libertà a convenienza

giorgia meloni Foto di Ettore Ferrari / Ansa

In poche settimane, la Meloni ha capovolto – coi fatti e non a slogan finti e perbenisti – anni di “lotte da facciata” su diritti e libertà. Prima con l’elezione (prima premier donna della storia italiana) e poi con il suo outfit. Che poi, che fosse mai sto outfit. Un tailleur. Normale. Non è la prima volta che si vede alle donne in politica

“Giorgia Meloni si è vestita da uomo”. E via di critiche, anche qualche insulto. Non ci credete? Sì, è vero, sembra assurdo. Sembra, però. Basta digitare le parole-chiave giuste sui social e… voilà, il solito vomito espresso sotto forma di pensiero. Frasi, considerazioni, che solo a pensarle sarebbero allucinanti. Eppure c’è chi lo ha pensato e lo ha scritto pure. Ora, il problema, l’ultimo (per ora) dei problemi, è che Giorgia Meloni si sia vestita da uomo. Ma come? Non è libera di vestirsi come vuole? Oppure la libertà funziona a convenienza? Anzi, funziona proprio a convenienza. Perché se Draghi, Berlusconi o Salvini avessero messo i tacchi, lo smalto alle unghie e un po’ di rossetto, in tanti avrebbero gridato “w la libertà”, “uomo e donna non esistono”, “forza president*” e compagnia cantante.

E invece no. In poche settimane, la Meloni ha capovolto – coi fatti e non a slogan finti e perbenisti – anni di “lotte da facciata” su diritti e libertà. Prima con l’elezione (prima premier donna della storia italiana) e poi con il suo outfit. Che poi, che fosse mai sto outfit. Un tailleur. Normale. Non è la prima volta che si vede alle donne in politica. Ah no, scusate, dimenticavo la Merkel in minigonna, Liz Truss col top da “Rihanna levati” o Rosy Bindi in bikini tra le stanze di Montecitorio. La libertà, quella vera, è proprio questa: quella naturale, che non è necessario sbandierare o far notare, che si “produce” spontaneamente, che si fa e basta, senza aver bisogno di sentirsi approvati. O approvate. No, meglio approvat*…