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Insularità o “insolitudine”?              

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La necessità di un approccio sistemico alla questione delle infrastrutture e dei trasporti in Sicilia

di Francesco Ferrara (Comitato Ponte Subito) – Nel suo ultimo romanzo “L’intruso”, Salvo Toscano, scrittore e giornalista siciliano,  scrive che i siciliani non si sentono meridionali, ma isolani e che, con i secoli, si sono convinti che “quel mare tutto intorno, a separarci dal mondo, sia stato messo per qualche buon motivo”.

 La riflessione descrive molto bene il comune sentire di chi nasce e vive in Sicilia, ed un po’ per cultura, un po’ per la natura, sviluppa una percezione antropologica di sé che lo porta ad identificarsi in quella terra.

L’insularità, sintesi di sentimenti a volte (solo in apparenza) contradditori può essere descritta con molteplici sinonimi, tranne uno: l’insolitutine, ovvero ritenere che l’insularità debba equivalere ad isolamento.

Volendo lasciare il confortevole lido della lettura dei tanti romanzi (che hanno contribuito a rendere feconda la letteratura italiana) e che hanno scandagliato l’animo dei siciliani (da Verga a Camilleri, passando per Pirandello e Sciascia, solo per citarne alcuni) ci si scontra con una realtà diversa: quella dei fatti.

Se è vero che tutto ciò che ci circonda assume un significato diverso quando leggiamo un libro, e ciò ci consente di sistemare pensieri e sentimenti, traendone quello che Proust definiva “Il piacere della lettura”, lo stesso certo non può dirsi leggendo i comunicati stampa di Trenitalia.

Nel novembre del 2021 Trenitalia annunciava, orgogliosa, la partenza del primo treno Frecciabianca (i cui tempi di percorrenza, invero facevano pensare più ad un leggendario capo indiano che ad un treno ad alta velocità) ed ad ottobre del 2022, ne annunciava la soppressione per mancata redditività.

Mancata modernizzazione della rete ferroviaria, difficoltà oggettiva di collegare questa linea al network nazionale dell’alta velocità, ed altre motivazioni, che potrebbero essere sintetizzate in mancanza di un approccio sistemico alla questione delle infrastrutture e dei trasporti.

La prima candelina dell’Alta Velocità in Sicilia è stata spenta non da chi avrebbe dovuto festeggiare una prospettiva di futuro (tempo verbale sconosciuto nel dialetto degli isolani, forse non a caso) ma da una sorta di Eolo contemporaneo, una divinità dispettosa che incarna la miopia di un’agenda politica ed amministrativa.

Una figura, non mitologica ma reale che fa somigliare – per rimanere nella metafora omerica – chi rema contro un’innovazione strategica e sistemica in Sicilia e per la Sicilia, più che ad una divinità ad un Ciclope.

Un Ciclope, la cui antropofagia provoca la deantropizzazione, lenta e costante, della Sicilia (il costante flusso migratorio dei giovani) dimenticando forse che il tanto invocato “turismo”, come insegnava un maestro del diritto amministrativo, Massimo Severo Giannini, “si svolge in quanto su un determinato territorio esistono eventi ed entità idonee a richiamare il flusso turistico” e queste identità sono coloro che vi nascono, si nutrono di cultura e tradizioni e le tramandano.

Non è difficile immaginare quale narrazione ne deriverà da chi l’unica tradizione che sente di tramandare è quella della “tragedia greca”, il “canto dei capri”.

Il coro di questa immaginario teatro politico/mediatico sarà allora composto da chi addebiterà al Fato, di verghiana memoria, la condizione di immobilismo di cui soffre la parte più a sud dell’Italia, e dunque dell’Europa.

Tornando a cercare conforto ed ispirazione nella letteratura, è da sperare e volere che in tanti come Ulisse vogliano attraversare le colonne del disfattismo, senza farsi ammaliare dalle Sirene del pessimismo e dell’ironia autocommiserante, superando, in altre parole, la crisi cognitiva che non consente di cogliere la complessità della realtà attuale.

Non un’opera (la rete ferroviaria, la rete autostradale, il ponte sullo stretto, etc.) ma le opere al plurale. Un plurale necessario e sistemico, che dovrebbe trovare in una sinergia tra politica ed amministrazione la chiave di volta per rendere la Sicilia, scenario non solo cinematografico, ma scenario di crescita e sviluppo…pena arricchire solo il vocabolario di un nuovo lemma, per descrivere lo stato d’essere dell’insularità in Sicilia: “insolitudine”.