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Dai contanti ai vaccini: benvenuto al governo delle libertà

meloni salvini tajani Foto Ansa

Il governo guidato da Giorgia Meloni annuncia l’innalzamento del tetto all’uso del contante e la cancellazione delle multe agli over 50 non vaccinati: è la politica delle libertà

Il Governo di centrodestra guidato da Giorgia Meloni si presenta con le prime misure pratiche dopo i discorsi programmatici del neo premier che ha incassato la fiducia martedì alla Camera e mercoledì al Senato con una maggioranza amplissima. E sono subito misure che rispecchiano una chiara volontà politica, ampiamente annunciata in campagna elettorale e in piena coerenza con le battaglie che i partiti della destra hanno compiuto nel lungo decennio in cui sono stati all’opposizione: si tratta della politica delle libertà.

Il Governo, infatti, ha deciso di innalzare il tetto all’uso del contante che attualmente è in Italia di appena 2 mila euro e che scenderebbe addirittura a mille euro dal 1° gennaio senza modifiche alle attuali normative, e ha anche deciso di annullare le multe agli over 50 che non hanno rispettato l’obbligo vaccinale per il Covid-19. Due misure più simboliche che pratiche, ma che sono a costo zero e nulla tolgono alle altre urgenze e priorità che l’esecutivo dovrà affrontare relativamente all’emergenza energetica. Si tratta della riaffermazione delle libertà individuali dopo un decennio di coercizioni e restrizioni di ogni genere da parte dello Stato nei confronti dei cittadini.

In molti stanno polemizzando su entrambe le decisioni: qualcuno ironizza sul tetto al contante e si chiede “perché qualcuno dovrebbe andare in giro con diecimila euro in tasca“, ma a prescindere dalla marea di motivazioni pratiche la risposta è molto più semplice e riguarda il campo delle libertà individuali. Molto più semplicemente, infatti, ognuno con i propri soldi deve essere libero di fare ciò che gli pare: non è obbligatorio avere un conto in banca o alle poste, non è obbligatorio avere una carta di credito o un bancomat, e allora la questione è esattamente opposta rispetto a come la racconta l’opposizione. La vera domanda da porsi è perché se qualcuno volesse andare in giro con diecimila euro in tasca, uno Stato democratico e liberale dovrebbe impedirglielo?

I Paesi che non hanno alcun tetto all’uso del contante sono tantissimi e tra i più liberali e democratici al mondo: Stati Uniti d’America, Regno Unito, Germania, Austria, Olanda, Ungheria, Irlanda, Finlandia, Estonia, Cipro, Lussemburgo. Altri hanno un tetto altissimo (Croazia 15 mila euro, Malta e Repubblica Ceca 10 mila euro). L’Italia invece ha un tetto al prezzo del contante dal 1991 e né la sua istituzione né il suo abbassamento su soglie davvero minime hanno mai portato alcun risultato nella lotta all’evasione fiscale. Se qualcuno pensava di abbassare l’uso dei contanti per contrastare l’evasione, questo è già documentato come un fallimento storico. Invece il tetto all’uso del contante ha determinato una contrazione dei consumi e complicato la vita a milioni di persone.

Giorgia Meloni ha detto ieri al Senato che “il tetto del contante penalizza i più poveri“, in linea con le indicazioni delle banche centrali di tutto il mondo. Particolarmente importanti in tal senso le dichiarazioni di Fabio Panetta, Membro del Comitato esecutivo della BCE, che in un documento del 2 dicembre 2020 affermava: “[…] Il contante è inoltre utilizzabile da chiunque; al contrario gli strumenti di pagamento digitali potrebbero escludere dal circuito economico i consumatori che non vogliono utilizzarli, ad esempio per ragioni di privacy, o che non sono grado di farlo. In base al nostro sondaggio sui pagamenti, il contante è usato con regolarità da cittadini di ogni età, livello di istruzione e fascia di reddito. Esso è quindi essenziale per l’inclusione finanziaria delle fasce di cittadini più vulnerabili – ad esempio, quelle prive di un conto bancario o di competenze digitali. Queste indicazioni sottolineano l’importanza di garantire il regolare funzionamento del “ciclo del contante”, assicurando sia un ampio accesso alle banconote sia una ampia accettazione dei pagamenti in contanti nei punti di vendita. L’Eurosistema è pienamente impegnato su questi due fronti“.

Liberalizzare l’uso del contante significa quindi restituire libertà fondamentali negate nel decennio in cui lo Stato si è posto come nemico dei cittadini: cade il dogma della presunzione di colpevolezza adottata dai governi della sinistra nei confronti degli italiani, passando così alla liberale, garantista e costituzionale presunzione di innocenza. Si passa dallo Stato che presuppone che “se vai in giro con diecimila euro in tasca sei un evasore fiscale, io ti arresto e tu devi dimostrarmi il contrario“, all’opposta visione di un Paese in cui “se vai in giro con quantimila euro vuoi tu sei un cittadino onesto, e semmai hai commesso qualche crimine sarò io a doverlo dimostrare portando le prove prima di arrestarti“.

Il governo sta lavorando anche per cancellare le multe per gli over-50 che non si sono voluti vaccinare: sono poco più di un milione di persone, che in buona parte hanno ricevuto dall’Agenzia delle Entrate soltanto una generica “comunicazione di avvio del procedimento sanzionatorio“, che non è la multa in sé. Sono multe, quindi, che il governo uscente non è riuscito neanche a notificare e che non hanno portato un centesimo nelle casse dello Stato. Adesso il nuovo esecutivo vuole annullare questi procedimenti come misura simbolica “per dare un segnale di discontinuità con le politiche restrittive del ministro Speranza“, dopo che Fratelli d’Italia e Lega hanno adottato una lunga e intensa battaglia contro l’obbligo vaccinale e il Green Pass istituiti anche in questo caso nella logica di uno Stato coercitivo e autoritario nei confronti dei cittadini. Tra l’altro oggi sappiamo anche che quelle vaccinazioni sono socialmente inutili perché non evitano il contagio e quindi non servono a “proteggere gli altri come erroneamente erano state vendute dalle case farmaceutiche a cui i Governi si sono ciecamente, nella migliore delle ipotesi ingenuamente, affidati. “Noi abbiamo contestato che la scienza diventasse religione, e alla base dei provvedimenti adottati per gestire la pandemia non c’erano evidenze scientifiche“, ha spiegato il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ieri al Senato che anche su questo ha tutta l’intenzione di ripristinare le libertà individuali pesantemente violate negli scorsi anni.

Il governo di Giorgia Meloni si presenta quindi come il governo delle libertà, mentre dalle opposizioni c’è ancora chi sventola lo spauracchio della “destra razzista e fascista che cancellerà i nostri diritti” mentre contemporaneamente si rimprovera al nuovo governo di essere “troppo in continuità con l’agenda Draghi“. Due critiche incompatibili tra loro, perché se Meloni davvero portasse avanti l’agenda Draghi non sarebbe certo una fascista e razzista che vuole negare diritti, mentre se fosse una pericolosa estremista non porterebbe avanti l’agenda Draghi. In realtà Meloni non è estremista e al tempo stesso non segue l’agenda Draghi. A sinistra, infatti, devono ancora fare pace col cervello dopo la batosta elettorale e sul Governo l’unica verità è che si sta presentando in forte discontinuità con i predecessori e non certo su posizioni estreme quanto invece proprio sui diritti e libertà individuali. Diritti e libertà che le sinistre hanno negato per anni e che il nuovo esecutivo di centrodestra si appresta a ripristinare. Se dalle misure simboliche di contanti e vaccini si passerà anche ad un imponente taglio delle tasse, all’eliminazione di bonus e sussidi assistenziali e a contestuali massicci investimenti nelle infrastrutture, allora davvero l’economia del Paese potrà risollevarsi generando sviluppo e lavoro in modo naturale con uno Stato amico che “non disturba chi vuole fare” e beneficia dell’incremento dei profitti per ridistribuirli in equità, sostenendo imprese e famiglie per incentivare la natalità, fermare l’inverno demografico e ricostruire la prospettiva di un futuro migliore dopo il periodo più buio della storia del Paese.