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Circolo Culturale “L’Agorà”: analizzati nuovi aspetti dell’amministrazione di Gioacchino Murat | VIDEO

Gioacchino Murat

Gioacchino Murat ebbe il merito di condurre il Mezzogiorno dalla notte del Medioevo agli ordinamenti di uno Stato moderno e di far assaporare, per primo, alla gente del Sud, gli ideali di libertà e di progresso umano e civile dopo secoli di miseria e di arretratezza

Si è svolta giovedì 13 ottobre la nuova edizione, organizzata dal Circolo Culturale “L’Agorà” e dal Centro studi “Gioacchino e Napoleone”, denominata “Gioacchino Murat: un Re tra storia e leggenda”. Alla giornata di studi, giunta alla XXVII edizione, hanno partecipato Gianni Aiello (Presidente delle due co-associazioni organizzatrici) sul tema “Il caso Ferdinando Bonnemain” e la ricercatrice toscana Elena Pierotti su “Re Gioacchino Murat: un uomo al servizio della causa nazionale italiana ancora poco conosciuto. Documenti inediti”.

L’argomento trattato da Gianni Aiello (presidente del Circolo Culturale “L’Agorà” e del Centro studi “Gioacchino e Napoleone”) ha avuto il merito di fare emergere aspetti poco conosciuti a riguardo il periodo storico in argomento e nello specifico la presenza a Reggio Calabria di Ferdinando Bonnemain, Commissario ordinatore del Regno di Napoli, Cavaliere dell’Ordine Reale delle due Sicilie. Il documento analizzato da Gianni Aiello, tra l’altro frutto di diverse ed elaborate ricerche archivistiche da parte dello stesso ricercatore, rappresenta un ulteriore spaccato della vita cittadina, durante il periodo napoleonico. Il contesto storico è datato 6 luglio 1811 quando lo stesso Ferdinando Bonnemain si trovava a Reggio Calabria per una serie di pratiche burocratiche, alloggiando, come si evince dallo stesso documento, presso la famiglia Sauleo, lungo la strada Cappuccinelli.

Il motivo della presenza in Città di Ferdinando Bonnemain era motivato da un’operazione di vendita di un immobile atta a soddisfare i creditori, come si è potuto evincere nel corpo del documento archivistico analizzato da parte di Gianni Aiello. Nel corso del suo intervento, supportato da immagini documentali, ha anche effettuato un breve excursus storico sulla figura del Commissario ordinatore, presente sia nella Francia post rivoluzionaria e nelle fasi storiche successive, passando anche per quelle della Repubblica Napoletana del 1799, per giungere poi a quelle del Regno di Napoli.

La ricercatrice toscana Elena Pierotti è intervenuta su “Re Gioacchino Murat: un uomo al servizio della causa nazionale italiana ancora poco conosciuto. Documenti inediti”. Il Re di Napoli Gioacchino Murat, durante i cento giorni di Napoleone, dichiara guerra all’Impero austriaco per impedire il tentativo di restaurazione dei Borbone sul trono napoletano e, allo stesso tempo, per sostenere l’Imperatore francese. L’esercito di Gioacchino Murat si propose come campione d’indipendenza italiana ma fu sconfitto a Tolentino, in provincia di Macerata, dalle truppe austriache. Dopo la sconfitta di Murat, il 7 maggio, l’Austria restituì allo Stato Pontificio i territori del centro Italia occupati dai soldati di Murat.

A riguardo gli attriti ed alle divisioni all’interno della famiglia Bonaparte che una certa storiografia ci ha tramandato – continua la ricercatrice toscana – non risulta, infatti –prosegue Elena Pierotti – i componenti della famiglia Bonaparte rimasero in simbiosi sempre per poter accogliere non solo la loro indubitabile fortuna ma anche quei valori rivoluzionari di cui l’intero nucleo familiare si era fatto promotore. Gioacchino Murat, quando Napoleone Bonaparte era relegato all’Isola d’Elba, prima dei cento giorni, collaborava già alacremente con Eugéne de Beauharnais, il figlio adottivo di Napoleone Bonaparte, che a Milano aveva inteso creare uno Stato, con l’intento di rappresentare il nord Italia sul piano politico; Stato che mai decollò ma che lo vide favorevole a farsi italiano.

La collaborazione tra i due uomini di Stato, Il Beauharnais e il Murat, che ci fu, la storiografia spesso la mette in penombra, considerandola poco significante. La storiografia ufficiale ha oscurato la sua azione democratica, tesa al liberalismo ed alla costituzione di una nazione, un Regno unito, indipendente, secondo i modelli illuministici. Il periodo, comunemente indicato come “decennio francese”, ha inizio il 14 gennaio 1806, giorno dell’entrata in Napoli di Giuseppe Bonaparte, fino all’amministrazione di Gioacchino Murat, che rimase a governare il Regno fino al marzo 1815.

Le giornate di studio, organizzate dalle due co-associazioni reggine, poggiano le loro basi sull’analisi di svariati documenti, facenti parte di un periodo storico che ebbe il merito di portare in Italia le esperienze e le conseguenze della rivoluzione francese, tramutando il quadro politico e sociale del nostro territorio, ancora ancorato ad un sistema feudale. Tenuto conto dei protocolli di sicurezza anti-contagio e dei risultati altalenanti della pandemia di COVID 19 e nel rispetto delle norme del DPCM del 24 ottobre 2020 la conversazione sarà disponibile, sulle varie piattaforme Social Network presenti nella rete, a far data da giovedì 13 ottobre.