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Reggio Calabria, il tragico incidente di Natale Franco e Antonino Arnò: una giornata d’inferno a Saracinello

reggio calabria incidente ss106 del 2006

Reggio Calabria, la drammatica testimonianza di un sopravvissuto all’incidente del 22 marzo 2006: un inferno che non si ripeterà grazie agli interventi di sicurezza che, seppur con decenni di ritardo, vengono finalmente effettuati in questi giorni

Amore di papà, io adesso devo andare a lavorare ma stasera appena torno facciamo una bellissima festa per il tuo compleanno“: con queste parole Natale Franco, all’epoca 31enne, il 22 marzo 2006 salutava il figlio di 5 anni pochi istanti prima di mettersi al volante del suo camion da Bova Marina in direzione Reggio Calabria. A casa, però, il signor Franco sarebbe tornato soltanto tre mesi e mezzo più tardi, dopo aver trascorso 100 giorni in terapia intensiva per le conseguenze di un drammatico incidente stradale che provocò anche la morte di un 21enne reggino, Antonino Arnò di San Sperato.

La dinamica dell’incidente fu sconvolgente: uno dei sinistri stradali più gravi e rocamboleschi della storia di Reggio Calabria. Nel tratto del ponte di Saracinello, dove per 520 metri le due carreggiate della SS106 Taranto-Reggio Calabria erano fino a pochi giorni fa prive di ogni tipo di barriera tra gli svincoli di San Gregorio e Ravagnese, l’automobile guidata dal giovane Arnò proveniente da Reggio nella carreggiata Sud andava a scontrarsi contro il camion guidato da Franco, che contemporaneamente marciava verso Nord. L’impatto fu devastante: il 21enne, schiacciato all’interno della propria vettura, morì sul colpo. Il mezzo pesante andò completamente fuori controllo, carambolando sulla strada e ribaltandosi sull’asfalto, finendo la propria corsa con la motrice appesa nel vuoto dopo aver sfondato il guard rail. La stessa motrice, con all’interno il camionista in stato di shock per il sinistro, è stata in pochi istanti travolta dalle fiamme generate da due esplosioni, dapprima per i cavi della corrente tranciati dall’incidente e successivamente dal coinvolgimento di un deposito di bombole collocato proprio sotto il ponte.

Natale Franco, con straordinaria prontezza di riflessi, riusciva a rompere il finestrino e lanciarsi dal mezzo nel tentativo di salvarsi la vita mentre veniva divorato dalle fiamme: trasportato in elisoccorso a Palermo, dopo oltre tre mesi di apprensione (in cui la moglie quotidianamente chiedeva ai medici se sarebbe sopravvissuto o meno), riusciva a tornare a casa rimanendo comunque invalido al 70% e perdendo per sempre alcune funzioni del proprio corpo, oltre che il lavoro. Un disastro raccontato nei minimi particolari in quei giorni dalla Gazzetta del Sud (vedi foto a corredo dell’articolo).

Avrei potuto ottenere un maxi risarcimento da parte della famiglia del ragazzo che mi è venuto addosso provocando l’incidente, ma avrebbe significato prendergli la casa, per giunta dopo che avevano subito un lutto così grande e un dolore così forte. Non me la sono sentita” spiega oggi il signor Franco ai microfoni di StrettoWeb. “Da quel giorno la mia battaglia è stata per la sicurezza stradale e in modo particolare di quel tratto di strada. Ho visto che adesso finalmente le autorità hanno provveduto a realizzare quei 500 metri di barriere tra le due carreggiate e leggo persino che qualcuno ha il coraggio di lamentarsi. Avrebbero dovuto vivere con me quell’inferno di 16 anni fa. Se questi lavori fossero stati fatti 16 anni fa, io e la mia famiglia non avremmo vissuto questa tragedia, e quel ragazzo di 21 anni sarebbe ancora in vita tra gli affetti dei suoi cari.  Apprezzo l’intervento realizzato dall’Anas in questi giorni, anche se purtroppo per me e per molti altri è stato troppo tardi“.

La testimonianza del signor Franco dimostra quanto sia fondamentale l’intervento che l’Anas sta realizzando in queste settimane sul tratto che collega la SS106 al raccordo autostradale cittadino di Reggio Calabria, ponendo finalmente le barriere tra le carreggiate nel tratto mancante e chiudendo le uscite/entrate che la rendevano una pericolosissima strada urbana. Un intervento che, incredibilmente, alcuni cittadini e persino qualche rappresentante politico hanno tentato di contestare nei giorni scorsi, stravolgendo la realtà: si tratta, semmai, di una necessità che la città ha da decenni e che oggi realizzata in modo straordinariamente tardivo. Ma, in ogni caso, meglio tardi che mai, affinché tragedie come quella del 22 marzo 2006 non si ripetano più.

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