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Nord Stream, danni “senza precedenti”. Dalla Russia spunta l’ipotesi di sabotaggio

nord stream 2 Foto di Hannibal Hanschke / Ansa

Il governo danese annuncia di aver elevato il suo livello di allerta sulle infrastrutture energetiche

Fughe di gas stanno interessando i gasdotti Nordstream 1 e 2: è quanto ha fatto sapere il governo danese in queste ore, annunciando di aver elevato il suo livello di allerta sulle infrastrutture energetiche. I danni vengono definiti “senza precedenti” dall’operatore che gestisce gli impianti. Questo ha fatto lievitare il prezzo del gas Ttf ad Amsterdam, che nella giornata è salito del 9,8% a 191 euro al MWh, dopo i danni a tre linee offshore che si sono verificati ieri. La Russia “non esclude” che possa essersi trattato di un sabotaggio; l’ipotesi è presa in considerazione però anche dai Paesi europei e dal governo ucraino, che punta il dito contro Mosca.

“Nessuna opzione può essere esclusa in questo momento”, ha detto il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov in una teleconferenza con i giornalisti quando gli è stato chiesto se il sabotaggio fosse la ragione del danno. Ha anche affermato che il Cremlino è “molto preoccupato” per la situazione, che richiede “un’indagine urgente” in quanto si tratta di un problema per la sicurezza energetica per “l’intero continente”. Non fa allarmismo invece Tim McPhie, portavoce dell’esecutivo, spiegando che l’Ue sta monitorando la situazione e sottolineando che “non c’è alcun impatto sulla sicurezza”: sulla possibilità di un sabotaggio ai due condotti il portavoce della Commissione ha affermato che “è prematuro speculare” sulle cause delle fughe di gas.

Il gasdotto Nordstream 2 è da tempo sotto l’attenzione dei governi europei e della Nato perché collega la Russia alla Germania e per questo, anche se i lavori sono terminati, non è mai stato inaugurato a causa delle tensioni con Mosca per il conflitto in Ucraina. Soltanto lo scorso luglio il presidente americano Joe Biden parlava di “bad deal”, un “cattivo affare”, destinato a portare benefici solo al Cremlino, perché aumentando la dipendenza energetica dell’Europa dalla Russia si sarebbe regalata a Vladimir Putin un’arma in più da usare contro l’Ucraina e altri Stati europei del centro-nord Europa. Dopo giorni di serrate trattative il presidente americano aveva dato il via libera al controverso gasdotto, mettendo da parte i timori e privilegiando la necessità di rafforzare le relazioni con Berlino. E’ sulla scia di questi avvenimenti che il governo russo parla di “sabotaggio”.