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Neonata diventa tetraplegica per gli errori dei medici al parto: ASP di Cosenza condannata a risarcire i familiari con 1 milione e 700 mila euro | DETTAGLI

Caso di malasanità definito dal Tribunale di Cosenza con sentenza di condanna milionaria

Dopo il procedimento penale a carico dei neonatologi, assolti con formula ampia dal tribunale cosentino, i genitori di Francesca (nome di fantasia), sebbene delusi e privi di speranza, cambiavano legale e si rivolgevano all’avvocato Egidio Tucci per un parere.

Ritenevano ormai, prescritto il diritto al risarcimento dei danni patiti, convinti inoltre da terzi che il riesame della colpa medica non fosse riproponibile dopo quella sentenza assolutoria. Apprendevano dal nuovo legale che non era ancora maturata la prescrizione civile (mancava solo un mese alla scadenza), trattandosi di responsabilità contrattuale e non aquiliana, per cui il termine prescrizionale doveva ritenersi decennale e non quinquennale.

L’avvocato Tucci prospettava la possibilità di riaprire il caso in sede civile, stante la fragilità della motivazione raccolta nella sentenza assolutoria. Accertava che dal fascicolo del processo penale erano scomparse le schede ecografiche originali, mentre le fotocopie acquisite al loro posto presentavano un artefatto tecnico, ossia l’apparente interruzione del flusso ombelicale, rappresentato da una macchia di toner. Ciò induceva il giudice penale, sulla scorta delle conclusioni tratte dal perito, ad assolvere i neonatologi, essendo presumibile la causazione in utero dei danni riportati dalla neonata.

Quella macchia di toner, però, risultava presente sul versante dell’onda sistolica del flusso ombelicale, mentre solitamente tale interruzione appare in corrispondenza dell’onda diastolica. Donde l’immediata interruzione della prescrizione, mediante invio di una diffida ad adempiere l’obbligazione risarcitoria e il consequenziale atto di citazione, notificato all’A.S.P. di Cosenza e ad altri cinque convenuti.

Dopo due c.t.u. che escludevano la colpa medica, non esaustive secondo il tribunale, altri due c.t.u. ricusati, il Giudice Istruttore (Dott. Antonio Giovanni Provazza), vista la complessità medico-legale, nominava tre esperti provenienti da Roma (Dottori Albarello, Di Iorio e Dotta).

Pubblicata la scorsa settimana, così recita parte della corposa sentenza: “Appare evidente, che l’ossigenoterapia praticata dai sanitari della struttura del San Giovani in Fiore non sia stata efficace a contrastare lo stress respiratorio insorto alla nascita, tanto che il quadro clinico riscontrava un peggioramento delle condizioni di salute. In tal senso, difatti, … alla nascita (ore 11:50) presentava una lieve depressione cardio-respiratoria con un valore dell’Indice di Apgar al I minuto di 5 che, prontamente, è poi risultato nella norma al V minuto (7), tuttavia dopo circa venti minuti (cfr. cartella clinica Bambino Gesù di Roma), le condizioni di … peggiorano con la comparsa di un quadro clinico di insufficienza respiratoria caratterizzato da alitamento delle pinne nasali e rientramenti interco- stali, il che conduce a ritenere che il trattamento iniziale, seppur consentiva una breve ripresa delle condizioni cliniche al V minuto (APGARG), non comportava una stabilizzazione dei parametri ed anzi, un peggioramento graduale degli stessi, il che mostra l’insufficiente e inadeguato supporto che, diversamente, a quel punto richiedeva una maggiore incisività attraverso una ventilazione assistita, tenuto anche conto dei livelli di saturazione “gravi” (70%)”.

Per il tribunale l’accertata malpractice medica generava conseguenze pregiudizievoli alla neonata, in particolare la paralisi cerebrale infantile (tetraparesi spastica con maggiore prevalenza a destra) da ipossia ischemica post natale, quale danno biologico valutato secondo una percentuale dell’80%. L’A.S.P. cosentina è stata pertanto condannata a risarcire i danni, liquidati in favore di Francesca e dei familiari nella misura di oltre 1.700.000,00 euro.