fbpx

Messina, presunto raggiro nei confronti di un imprenditore: le precisazioni dell’avvocato di Antea Retta

Messina: presunto raggiro nei confronti di un imprenditore. Le precisazioni dell’avvocato di Antea Retta: “trascurate importanti e documentate circostanze processuali e di fatto”

In merito ad una presunta truffa milionaria ai danni di un anziano di Roma che aveva portato all’arresto, nel 2018, di una 52enne di Messina accusata di averlo “indotto” a compiere atti dannosi, l’Avv. Carmelo A. Pirrone, legale di Antea Retta sottolinea che “sono state trascurate importanti e documentate circostanze processuali e di fatto . La vicenda, prima di tutto, trae spunto da un rapporto affettivo, quello tra Antea Retta e il defunto Ing. Di Carlo, iniziato nel 2002, che si è sviluppato nell’ambito di una convivenza paterna – filiale, continuata ed ininterrotta per circa 13 anni. Nel corso del 2013, come riferito dalle persone offese in dibattimento, è avvenuta una scissione societaria tra la zio (l’imprenditore) e i nipoti, che testimonia un evidente distacco tra le attuali persone offese e il facoltoso zio. Lo stesso aveva, evidentemente, poi inteso estrometterli dalla sua vita e dai suoi lasciti testamentari”.

“Il testamento oggetto della “querelle” -rimarca il legale- per altro verso, è stato redatto avanti ad un importante notaio romano, corredato da due certificazioni mediche che attestavano la sanità mentale dell’imprenditore al momento della disposizione testamentaria (circostanza documentale). Deve notarsi inoltre, che la posizione processuale dei medici – ormai prescritta – è disgiunta dall’azione della Retta, perché non risultano imputati in concorso. Come avrebbe potuto, quindi, la Retta commettere un reato senza l’ausilio degli altri soggetti (non chiamati appunto in concorso nel reato), che hanno partecipato alla vicenda testamentaria? Vi è da sottolineare a gran voce, che nel parallelo giudizio in sede civile, presso il Tribunale di Roma, è stata svolta e depositata la consulenza tecnica disposta dal giudice, che ha eliminato ogni dubbio sulla capacità di intendere e di volere del Di Carlo al momento del testamento, ovvero ha stabilito che non vi sono elementi per considerare il testatore incapace di disporre dei propri beni. Tale ultima circostanza è fondamentale, in quanto – sancita per atto pubblico del tribunale e non con perizia di parte – chiarisce in modo perentorio i contorni della vicenda. Del resto il Di Carlo, al momento dei fatti, risultava essere in possesso di patente di guida e, soprattutto, di regolare e rinnovato porto d’armi, a riprova del suo stato di piena coscienza e sanità mentale. Resta inteso che la mia assistita sta valutando le dichiarazioni indizianti trascritte, rese dai testimoni nel processo penale – e sottolineate dal giudice procedente – ai fini della proposizione delle relative denunce querele”, conclude il legale.