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Giulia Motta orgoglio reggino, vince il Premio America Giovani: “che emozione” | INTERVISTA

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Giulia Motta è stata l’unica reggina ad aver ricevuto il Premio America Giovani: la donna ci racconta a StrettoWeb la sua storia, dalle origini a Reggio Calabria fino all’emozione per il riconoscimento

L’unica di Reggio Calabria ad aver vinto il Premio America Giovani, un riconoscimento nazionale assegnato ai giovani neolaureati meritevoli per il percorso universitario e concesso dalla Fondazione Italia USA. La protagonista è la giovane Giulia Motta, nata e cresciuta sullo Stretto, in cui ha cominciato gli studi universitari prima di completarli a Roma. Una storia bella, la sua, seppur ancora breve e per questo “ricca di futuro” e curiosità, tra obiettivi immediati e altri a lungo termine. E’ stata lei stessa a raccontarsi ai nostri microfoni, a partire dalla convocazione alla Camera dei Deputati – per la consegna del Premio – arrivata mediante una mail finita in casella spam, con il rischio di non essere letta. Poi il riconoscimento, la grande emozione e qualche riflessione sulla sua città.

Ciao Giulia, complimenti per il Premio. Partiamo proprio da lì, dall’emozione che hai provato un attimo dopo la consegna. E’ stato un vortice di sentimenti e sensazioni?

“Decisamente sì. È stata un’esperienza tanto inaspettata quanto emozionante e, soprattutto, unica nel suo genere: non capita proprio tutti i giorni di essere convocata alla Camera dei Deputati, per giunta per ricevere un premio. Durante la cerimonia io e gli altri studenti premiati abbiamo avuto il piacere di assistere ai discorsi dei membri della Fondazione Italia USA che hanno sottolineato l’importanza dello studio come fonte di crescita personale. Sono grata che sia stato esclusivamente il mio studio disinteressato, senza obiettivi particolari se non quello di arricchire il mio bagaglio culturale, a farmi ottenere questo riconoscimento”.

E pensare che la mail che ti avvisava della consegna del Premio era finita nella tua casella spam. Hai rischiato di non leggerla e quindi di non presentarti. E’ sicuramente un aneddoto curioso e da raccontare.

“Pensandoci è stato veramente un colpo di fortuna leggere quella mail. Se fosse arrivata qualche mese prima, probabilmente neanche l’avrei notata. È arrivata a fine luglio, avevo da poco iniziato a lavorare come freelance e in quel periodo le mail di lavoro per qualche motivo finivano sempre nella casella spam, quindi ero sempre lì a controllarla spasmodicamente per paura di perdermi comunicazioni importanti. Direi che non tutti i mali vengono per nuocere!”

Parlaci un po’ di te, partendo dalle tue origini. Sei di Reggio Calabria? Fino alle Scuole Superiori sei sempre stata qui? La scelta universitaria a Roma è avvenuta dopo?

“Sono nata e cresciuta a Reggio Calabria: qui ho frequentato sia le scuole superiori, presso il Liceo Classico Tommaso Campanella, sia l’università triennale, presso la Scuola Superiore per Mediatori Linguistici Don Domenico Calarco. Dopo aver concluso il percorso triennale ho deciso di proseguire i miei studi a Roma, presso l’Università degli Studi Internazionali di Roma (UNINT), dove ho conseguito la laurea magistrale a marzo di quest’anno. Mi sono innamorata di Roma dalla prima volta in cui l’ho visitata da semplice turista e studiare lì è stata la scelta migliore che potessi fare, sia per vivere la città al 100%, sia per fare l’esperienza da fuori sede (che in generale consiglio a tutti)”.

Come mai questa scelta? Sei sempre stata appassionata di lingue e culture diverse?

“Ho scoperto la mia passione per le lingue da piccolissima, principalmente grazie a mia madre che ha iniziato ad espormi alla lingua inglese dall’età di 3 anni attraverso i cartoni animati e la musica, e crescendo ho continuato a coltivare l’interesse a livello scolastico e personale. Al momento della scelta del percorso universitario avevo varie opzioni in mente, ma alla fine ho deciso di seguire il cuore e ho optato per la facoltà di Mediazione Linguistica (le mie lingue di studio sono state inglese e tedesco). Per la magistrale ho continuato verso la stessa scia scegliendo la facoltà di Interpretariato e Traduzione – percorso Traduzione, analizzandone tutti i campi principali (traduzione letteraria, medica, giuridica, tecnico-scientifica, audiovisiva), e ho aggiunto alle due lingue di studio anche la Lingua dei Segni Italiana, di cui ho imparato le basi grazie ad un corso proposto dalla mia università a Roma”.

Qual è il prossimo obiettivo adesso? Continuare a specializzarti negli studi o cominciare ad entrare nel mondo del lavoro? E, in caso, quale strada vorresti intraprendere per lavorare? E sarebbe in Italia o all’estero?

“Poco dopo la laurea magistrale ho iniziato a lavorare nell’ambito della traduzione audiovisiva come sottotitolatrice. Prima di ricevere il premio avevo l’obiettivo di trovare un altro lavoro nel campo della traduzione da affiancare a quello attuale, ma la Fondazione insieme al premio mi ha offerto una borsa di studio a copertura totale per il master “Leadership per le relazioni internazionali e il made in Italy”, che frequenterò quest’anno. Mi do quindi il tempo di concludere il master concedendomi la possibilità, eventualmente, di mettere in discussione i miei obiettivi precedenti: gli argomenti che offre il master sono sempre stati di mio interesse ma avevo scelto di accantonarli per fare spazio ad altro. Lascerò quindi che sia il percorso appena appreso ad influenzare le mie scelte lavorative future (oppure no, chi lo sa!). Lo stesso vale per il luogo: al momento ho intenzione di rimanere in Italia, nello specifico a Roma, ma non escludo un’esperienza all’estero in futuro (Irlanda e Austria sono due mete che mi hanno sempre affascinata)”.

Sei nata a Reggio ma hai conosciuto lingue e culture diverse. In un momento così delicato per la città dello Stretto, cosa ti sentiresti di cambiare affinché si possa uscire dallo stallo in cui Reggio è rimasta? Soprattutto negli ultimi anni, ad esempio, è triplicata la percentuale dei giovani reggini che scappano via dalla città per studiare o lavorare. Una triste fuga di gente valida che avrebbe potuto servire la propria città ma che non ha possibilità o occasioni.

“Hai definito la fuga dei giovani “triste”, e lo è, per carità. Il magone prima di salire sul treno c’è ad ogni partenza, che sia la prima, la terza o la quarantesima. Purtroppo, però, la fuga risulta necessaria se nella vita si ricerca giustizia. Reggio in sé non ha nulla da invidiare a qualsiasi altra città italiana, anzi, le sue peculiarità le conosciamo tutti (non è scontato avere il mare e la montagna a mezz’ora di distanza l’una dall’altra, per non parlare del patrimonio ellenistico che vantiamo). L’unico problema – unico ma gigantesco – è la mentalità predominante, fatta di pressappochismo, incuria, dell’andare avanti non perché si hanno determinate capacità ma perché “si è parente di” o “si rientra nelle grazie di”. Ciò che mi dà un briciolo di speranza in più è il potere che hanno le nuove generazioni. La cultura è l’arma principale con cui combattere questo sistema e noi giovani ce ne siamo resi conto, ma serve un vero e proprio ricambio generazionale per osservarne gli effetti. Spero di assistere un giorno al fenomeno contrario rispetto ad oggi in cui molti fuori sede faranno ritorno in patria, ma in una patria diversa, più giusta e libera”.