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Giorgia Meloni e il ritorno della politica: perchè queste elezioni fanno bene all’Italia

giorgia meloni Foto Ansa

Non è questione di partito, ma di sistema: l’Italia aveva il disperato bisogno di democrazia. Con la vittoria di Giorgia Meloni torna finalmente la politica: una maggioranza netta, un’opposizione chiara. Non succedeva da 11 anni e la tenuta del Paese era a rischio

Non è affatto importante che sia di destra, e tantomeno che sia la prima donna Presidente del Consiglio della storia d’Italia. A prescindere da genere sessuale e colore politico, la netta vittoria del Centrodestra guidato da Giorgia Meloni è una buona notizia per l’intero sistema politico italiano. Il dato più importante di queste elezioni, infatti, è che per la prima volta dopo 14 anni avremo un Presidente del Consiglio eletto direttamente dal popolo come non succedeva proprio dai tempi di Berlusconi. Sappiamo chi le ha vinte e chi le ha perse, queste elezioni. E sappiamo che ci sarà un governo politico fronteggiato da un’opposizione politica: scusate se è poco.

In Italia siamo costretti a celebrare la banalità, cioè quello che in tutti gli altri Paesi è democratica normalità. Eppure a Palazzo Chigi da ben 11 anni non c’era qualcuno direttamente legittimato dal voto popolare. Nel 2011 abbiamo avuto il governo tecnico di Mario Monti imposto dall’Unione Europea con la complicità dell’allora Capo di Stato Giorgio Napolitano, poi si sono susseguiti Letta, Renzi, Gentiloni, Conte e Draghi che non erano mai stati eletti da alcuno, ma soltanto nominati dal Presidente della Repubblica di turno che li incaricava di sondare il parlamento nel tentativo di ottenere una maggioranza, seguendo le indicazioni di una Costituzione scritta 77 anni fa sulle macerie del fascismo in base a logiche fortunatamente oggi obsolete e superate. E non è un caso che a vincere oggi sia stato proprio il leader della coalizione che con forza da tanti anni propone una riforma presidenzialista della Costituzione, affinché ci possa essere l’elezione diretta del Capo dello Stato (che sarebbe anche capo del Governo), proprio come succede negli Stati Uniti d’America, la più grande democrazia occidentale.

Giorgia Meloni sarà anche la prima donna Presidente del Consiglio della storia d’Italia e il premier più a destra della storia della Repubblica, ma il dato più significativo di queste elezioni è che finalmente torniamo ad avere un capo dell’esecutivo scelto direttamente dal popolo: un bene per tutti, opposizione compresa. Dieci anni di governi tecnici, o pasticciati, o frutto di intrighi di palazzo e giochi di poltrone hanno portato la partecipazione popolare ai minimi storici: se siamo arrivati al 64% di affluenza alle urne dall’81% del 2008, appunto, è proprio perché ormai la gente pensa che il proprio voto sia inutile se poi ogni volta sono altri a decidere nelle stanze del potere ignorando la volontà popolare. Molta gente pensa che il proprio voto sia inutile se la sera delle elezioni per tante, troppe volte non ha mai avuto ben chiaro chi avesse vinto e chi avesse perso. Se mai nessuno dei candidati che i partiti proponevano al popolo, riuscivano a formare un governo e si andava a pescare altrove con logiche da potere aristocratico. Continuare così dopo 11 anni avrebbe seriamente messo a rischio la tenuta della nostra democrazia, e infatti in queste ore tutti gli osservatori – compresi quelli di sinistra – evidenziano l’importanza del ritorno della politica che traina la partecipazione democratica e l’interesse negli affari pubblici.

Particolarmente profondo, come al solito, l’intervento di Paolo Mieli che ieri sera durante “Quarta Repubblica”, la trasmissione di Nicola Porro su Rete 4, ad urne ancora aperte, commentava così: “noi abbiamo un’enorme ferita aperta su com’è andata a finire la seconda repubblica, il fatto che noi siamo l’unico Paese al mondo, sottolineo l’unico Paese al mondo, che ha avuto i governi tecnici, ne ha avuti quattro, Ciampi, Dini, Monti, Draghi, ma che questa roba… E in più nell’ultimo decennio il substrato del governo tecnico è diventata norma, oggi i partiti si presentano alle elezioni dicendo ‘votateci, poi andiamo in parlamento e combiniamo un nuovo governo tecnico’, un governo che non è indicato dagli elettori. In questo senso il Centrodestra ha una posizione di vantaggio nel modo in cui si candida. Noi facciamo finta di niente, ma quest’unicità, questo sistema, se funzionasse ce lo avrebbero imitato tutti, in Germania, in Inghilterra, tutti a fare governi tecnici, tutti a fare governi che si vota e poi ci si combina in parlamento. Da noi invece è diventata un’ideologia, c’era un partito, quello di Calenda, che si presentava dicendo ‘voi votateci che se noi avremo più del 10% torna Draghi’. Ma che vuol dire? Se tu vuoi Draghi, candidi Draghi, crei un sistema di liste che lo sostengono, ottieni il 51% per Draghi e vinci le elezioni, anche in Ghana, anche in Zambia funziona così. L’idea che tu fai sì che in parlamento non ci sia la maggioranza e poi partiti che si sono contrapposti in campagna elettorale si mettono insieme e viene uno perché è bravo, questa roba qui, ripeto, non ce l’ha mai imitata nessuno. E’ noto che io sono un elettore dell’altra parte, però penso che è meglio che vinca chi si è coalizzato per vincere e che poi governi e se fallisce si torna alle urne, come accade in tutti i Paesi del mondo, in Israele siamo alle quinte elezioni in quattro anni. Io mi domando, ma in Italia sono l’unico che se lo domanda: se tutti i Paesi del mondo nonostante questo nostro insegnamento sui governi tecnici, continuano a preferire la politica, ci sarà un motivo? Anche gli altri fanno governi di unità nazionale, ma a guidare quei governi c’è sempre il leader del partito che ha la maggioranza relativa, non è che chiamano che so l’ex presidente della Bundesbank e gli dicono di fare il governo. Ripeto, considero quasi tutti questi tecnici delle persone di primissima scelta, uno di questi, il primo in modo particolare, è stato un Capo di Stato fenomenale, ma nessuno si ferma a riflettere sul fatto che questa storia meravigliosa che abbiamo vissuto per 30 anni adesso deve finire. Smettiamola di esautorare l’elettorato e, anche l’altra parte si organizzi per avere un capo da presentare agli elettori e vincere e governare con quel capo, non che si va alla viva il parroco in parlamento. E poi c’è la scusa della legge elettorale, un’altra menzogna. Il risultato di oggi lo avremmo avuto con qualsiasi sistema elettorale maggioritario, sarebbe stato uguale. Abbiamo sempre avuto durante la seconda repubblica sistemi elettorali maggioritari: col Mattarellum o con il Porcellum, il risultato sarebbe stato uguale. Chi dice che questo sistema è una porcata cerca di avere una scusa miserabile: ogni sistema maggioritario consente allo schieramento che ha un voto in più di prendere un premio di maggioranza necessario a governare, è una cosa che era nei presupposti della seconda repubblica. E invece nelle prossime ore tra le tante menzogne che diranno gli sconfitti ci sarà la colpevolizzazione del sistema elettorale: no, è colpa vostra che non vi siete saputi coalizzare“.

Amen.

Che tristezza i fascisti che adesso sbraitano di fascismo

paolo mieli

Foto Ansa