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Elezioni, Chinnici a StrettoWeb: “ecco il mio progetto per la Sicilia”

Caterina Chinnici

Elezioni Regionali, Chinnici a StrettoWeb: “la Sicilia ha bisogno di un potenziamento infrastrutturale a tutto campo”

Caterina Chinnici, candidata presidente del Partito Democratico e Cento Passi alle elezioni regionali in Sicilia, è eurodeputata in carica al secondo mandato consecutivo, con i ruoli di vicepresidente della commissione Cont e componente delle commissioni Libe e Juri. Da magistrato ha ricoperto incarichi direttivi nelle procure dei tribunali per i minorenni di Palermo e Caltanissetta. È stata assessore regionale alle Autonomie locali e alla Funzione pubblica e poi capo del dipartimento per la Giustizia minorile presso il ministero della Giustizia. Ai microfoni di StrettoWeb ci ha illustrato la propria posizione sulle priorità e prospettive della Sicilia, sul caro bollette, e sul Ponte sullo Stretto.

Cosa l’ha convinta a scendere in campo in questa tornata elettorale?

“L’amore per la Sicilia e la voglia di offrire un contributo al cambiamento. La nostra regione ha qualità enormi ma troppe potenzialità inespresse, e da moltissimi anni è una specie di regno delle occasioni mancate, soprattutto pensando al bassissimo livello di spesa dei fondi europei, che sono la leva principale per attivare investimenti, sviluppo e lavoro. Questo è molto grave e io non lo accetto, come non accetto che i nostri giovani spesso non abbiano la chance di realizzare in Sicilia, se lo desiderano, i propri progetti di vita. Voglio una regione moderna, competitiva e attrattiva, che sappia affrontare le emergenze ma anche mettere entrambi i piedi nel futuro, e voglio dire a tutte le persone che questo è possibile”.

Quali sono le prospettive e le priorità della Sicilia?

“Le prospettive sono le priorità, e viceversa. Ci sono criticità storiche, perfino consolidate, e vanno affrontate con determinazione, ma c’è da proiettare finalmente lo sguardo in avanti con coraggio, con un’idea di sviluppo che sia di costruzione, che vada oltre la sola gestione delle emergenze. Sento dire a volte che la Sicilia è arretrata, una visione alla quale forse qualcuno si rassegna, e io a questo dico no: è indietro in alcune cose, quello sì, ma non arretrata, perché l’arretratezza è un atteggiamento mentale e culturale ampiamente smentito dalle meravigliose eccellenze che la nostra regione ha saputo esprimere in più settori. Qui si tratta di liberare energie che esistono già, e ora c’è una chance enorme: i quasi 50 miliardi di euro che la Sicilia avrà a disposizione nei prossimi anni per digitalizzazione, innovazione, cultura, turismo, transizione ecologica, infrastrutture, istruzione, ricerca, tutela della salute, inclusione sociale. Queste risorse vanno spese tutte, bene e tempestivamente, preservandole da possibili tentativi di infiltrazione del malaffare. Servirà una macchina amministrativa efficiente e io ho previsto un nuovo ufficio con personale specificamente formato in tema di fondi UE, che avrà il compito di monitorare e di fornire supporto per la progettazione degli interventi, anche agli enti locali spesso a corto di personale. Per garantire il buon andamento dell’amministrazione, inoltre, riprenderò subito la legge 5 del 2011 da me firmata: contiene norme su semplificazione e trasparenza ma è rimasta in gran parte inattuata”.

Quali soluzioni propone per il “caro bollette”?

“Per dare un aiuto nel breve periodo a chi è più in difficoltà, cioè famiglie meno abbienti ma anche esercizi commerciali e imprese, proporremo subito l’istituzione di un fondo regionale di solidarietà contro il caro-bollette. Poi, al netto delle congiunture internazionali che hanno determinato questa situazione e che, ovviamente, non sono nella disponibilità del governo regionale, noi puntiamo su una strategia energetica che porti la Sicilia, con la necessaria e giusta gradualità, verso uno sviluppo sempre più ampio delle fonti rinnovabili. In questo settore la nostra regione può essere un centro-pilota, incrementando di molto il proprio grado di autosufficienza. Promuoveremo le rinnovabili semplificando le procedure autorizzative, introducendo misure per il fotovoltaico gratuito nelle abitazioni dei meno abbienti, per la generazione distribuita nelle aziende agricole, per il rilancio della strategia regionale per l’idrogeno. E che la Sicilia possa davvero assumere questo ruolo lo ha riconosciuto la settimana scorsa Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea, parlando della fabbrica che a Catania produrrà pannelli solari di ultima generazione, la più grande in Europa”.

Il cittadino perché dovrebbe votare per Lei e non per De Luca, Di Paola, Armao, Schifani?

“Perché il nostro è un programma di comunità con al centro le persone, e perché è l’unico che proietti la Sicilia nel futuro, un futuro già iniziato, quello in cui in nostri figli e nipoti lavoreranno e vivranno. E perché per questa idea di Sicilia, che tiene insieme innovazione e tradizione, io metto a disposizione sia la mia visione ampia, maturata attraverso le esperienze amministrative e il lavoro al Parlamento Europeo, sia la mia storia e i valori che essa rappresenta. Credo che alla Sicilia serva un governo di forte impronta istituzionale con un presidente che possieda questo profilo, che abbia l’autorevolezza per dare piena espressione all’autonomia statutaria, spesso mortificata finora, e per dialogare alla pari con le istituzioni nazionali. Sarebbe bello, inoltre, se la Regione Siciliana avesse per la prima volta un presidente donna”.

Cosa pensa del Ponte sullo Stretto alla luce dell’inserimento dell’opera nel programma del Centro/Destra?

“Ho un approccio laico, lo stesso che ho già espresso. Dico che non bisognerebbe mettere in contrapposizione o in alternativa opere e opere. La Sicilia ha bisogno di un potenziamento infrastrutturale a tutto campo. Per fare un esempio, il trasporto merci potrebbe trarre benefici determinanti dal ponte se ci fossero anche reti stradali e ferroviarie adeguate, ma non da questa o quell’opera considerata isolatamente. Andando ora all’aspetto realistico, il ponte è un’opera di competenza statale e, di fatto, un progetto pronto per la messa in opera non c’è. Anzi, a gennaio il ministero delle Infrastrutture ha avviato la realizzazione di un nuovo studio di fattibilità per analizzare la soluzione del ponte a più campate ponendola a confronto con quella originaria della campata unica e anche con la cosiddetta opzione zero. Questo studio sarà terminato e consegnato nel corso del 2023 e qualsiasi valutazione fatta prima la considero fuorviante. Parliamo di un’opera complessa i cui risvolti, come è noto, non riguardano soltanto la mobilità, e credo che per opere di così grande impatto vadano coinvolte nel dibattito anche le comunità locali. Nel frattempo, occorre portare a compimento i lavori già in corso sulle reti stradali e ferroviarie, e vanno aperti al più presto i cantieri per le opere già appaltate o appaltabili”.