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Venturato non saluta Inzaghi, ma in casa Reggina non è la prima volta. Quando Auteri non strinse la mano a Toscano

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In sala stampa, ovviamente, versioni differenti: Venturato afferma che è stato prima Inzaghi a non salutarlo a inizio partita; il tecnico amaranto, invece, sottolinea che non ha salutato l’allenatore spallino semplicemente perché non l’ha visto, virando poi sul ds. “Visto che avevamo vinto forse ho sbagliato ad andare a salutarlo dopo”

Se n’è parlato tanto, forse anche più della partita stessa. E’ appena terminata Spal-Reggina, Inzaghi va a salutare il collega Venturato, che scappa via verso gli spogliatoi ma poi lo vede, torna indietro e gli dice qualcosa, un po’ irritato. Infastidito dal comportamento, Super Pippo torna verso il centro del campo a festeggiare con la squadra la super vittoria di Ferrara, che bagna alla grande l’esordio in campionato. In sala stampa, ovviamente, versioni differenti: Venturato afferma che è stato prima Inzaghi a non salutarlo a inizio partita; il tecnico amaranto, invece, sottolinea che non ha salutato l’allenatore spallino semplicemente perché non l’ha visto, virando poi sul ds. “Visto che avevamo vinto forse ho sbagliato ad andare a salutarlo dopo”, ha chiosato Super Pippo, evidenziando forse il nervosismo del collega a fine gara dopo la sconfitta.

In casa Reggina non è la prima volta, quantomeno nella storia recente. Merita menzione, infatti, il botta e risposta Auteri-Toscano dopo un Catanzaro-Reggina di qualche anno fa. Finì 0-1, con autore del gol proprio lo stesso Rivas ieri sera migliore in campo. Era febbraio 2020, una delle ultime gare prima che il Covid bloccasse il mondo, ma una di quelle che avvicinò ancor di più gli amaranto alla B. In quel match Auteri, allora tecnico giallorosso e quest’anno al Messina, vide (solo lui) svariati pali colpiti dai suoi e un nervosismo dovuto al risultato. “A Toscano non ho stretto la mano, non può permettersi di sbraitare correndo verso la bandierina”, aveva detto. Pronta risposta dell’allenatore reggino: “per educazione sono andato verso il collega per stringergli la mano in segno di educazione, lui non ha voluto, problemi suoi”. Forse, già da allora, Auteri si cautelava in vista di ciò che poi sarebbe diventata, da raccomandazione, quasi obbligo: niente strette di mano, baci, abbracci e lavare sempre le mani…