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Soverato, turista milanese salva padre e figlio colpiti dal fulmine: “non chiamatemi eroe”

fulmine spiaggia

Ingegnere 45enne, residente a Milano ma in ferie in Calabria, ha salvato con un massaggio cardiaco la vita di un bambino di 4 anni. Fondamentale anche il primo soccorso al 33enne, adesso in coma farmacologico

“Non sono un eroe. Ho solo soccorso delle persone in difficoltà”. E’ quanto ha affermato Giuseppe Carello, ingegnere 45enne, originario di Cardinale (Catanzaro) ma residente a Milano, racconta al Corriere della Sera quei momenti di paura in cui un fulmine si è abbattuto sulla spiaggia di Soverato, colpendo una famiglia di bagnanti e provocando ferite a 4 persone. Il più grave è risultato essere il padre 33enne, ancora ricoverato in coma farmacologico presso l’ospedale Mater Domini. “Sono stato coraggioso, ma ammetto anche fortunato – prosegue l’uomo – . Mi ha aiutato molto il corso di formazione di primo intervento che la mia azienda mi ha fatto svolgere, è sempre importante in caso di necessità”.

Mentre era in atto quel terribile temporale e cercava di mettere al riparo i propri genitori, l’ingegnere Carello si è accordo di due corpi immobili sulla spiaggia “che il mare stava praticamente portandosi via, e di altri due persone che continuavano ad urlare. Mi sono messo a correre sulla sabbia – spiega ancora al CdS – per cercare di aiutarli. Il bambino ho visto subito che non respirava. Con tutte le mie forze ho iniziato a praticargli un massaggio cardiaco. Credevo di non farcela. Credo siano passati 10 secondi. Quando ho visto il bambino riaprire gli occhi, ho gridato come un disperato per la gioia e alzato gli occhi al cielo, mentre qualcuno lo prendeva in braccio e lo portava via”.

Carello ha praticato il massaggio cardiaco non solo al bimbo di 4 anni, ma anche all’uomo che adesso è tuttora ricoverato, dandogli ancora speranze di vita che si spera possano aumentare con le cure dei medici dell’ospedale di Catanzaro. Poi, quindi, l’intervento disperato sul corpo del padre mentre al telefono chiedeva consigli ai soccorritori del 118. “A un tratto l’ho visto farfugliare, girare gli occhi e muovere le braccia – spiega infine – . Dopo tutte queste operazioni, sfinito, mi sono ricordato dei miei genitori. E loro erano ancora lì ad aspettarmi. Sorridenti e sotto la grandine”.